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Il filo rosso

“Il pennello è un’arma, il fiore meraviglioso dei nervi “: la bella immagine tratta da uno scritto di Ottone Rosai, citato dall’autrice, porta subito alla luce la firma metaforica del pittore Giampaolo Talani le cui immagini sono ispirazione e specchio delle poesie della Fazzi.

Il fiore è la rosa rossa “colta…prima che appassisca “ fermata nel momento dell’amore che “ci salva e ci porta lontano, ci unisce e ci fa vivere…”

A sottolineare la firma stilistica di Talani insiste il filo rosso, vena che scorre tra dolore e speranza, tra sogni e delusioni e Patrizia lo tiene e lo fa suo per resistere alla “duna arida dei giorni“ dove “l’ occhio del tempo “ implacabile scandisce arrivi e partenze del nostro viaggio. Non sappiamo mai che cosa o chi arriverà … e partire è sempre un po’ morire, lasciando qualcosa di noi dietro le spalle.

Intanto continuiamo a riempire di desideri e speranze le nostre “ valigie rosse “ e attendiamo “strappi di lacrime e sorrisi” aggrappati alla “rete di affetti tenacissima/ barriera ai pescecani” e tenendo la conchiglia che ci aiuterà nel viaggio…

Emblematico “Il talismano aguzzo”, poesia che interpreta il quadro di Talani “Dietro una duna”, essenziale di segni, arido di colori, soffuso e sospeso, opaco di assenze. L’unica messa a fuoco è la conchiglia “dalle guglie calcaree” che, come molto bene scrive Patrizia Fazzi nella nota critica al quadro, rappresenta “la resistenza tenace che ognuno può opporre, dignitosamente, stringendo la propria fede erosa, ma ostinata : negli affetti, nell’arte, nell’umanità.”

Il viaggio, il mare, la rosa seguono il filo rosso che annoda il profumo e il pianto della poesia-dedica di Patrizia posta nell’ultima pagina della silloge, dove il castello dei sogni viene sbattuto “ dall’onda crudele”: è un segnale dell’inutilità di andare, di fare le valigie, di guardare avanti?

Una costante tentazione, questa che Patrizia sente e fa sentire, interpretando, immergendosene, la pittura di Talani, ma, per fortuna “ vince la rosa sempre, anche se appassita”… “ E sotto spunta la vita/ impertinente “ perché noi, stringendo la nostra fede nelle mani, “aggiungeremo mattoni con la calce / ostinata, dei valori “.

Firenze, 7 novembre 2008

Recensione
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