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L'invasione degli storni

La trilogia dall’eco dantesca tanto coinvolgente e forte da non permettere soste.

E incalza. E morde.

La metafora della discarica che all’inizio imputridisce ogni Bellezza, riempiendo l’aria di miasmi, ben s’addice all’invasione del male nelle cellule del corpo, cos come la sintesi che la poesia riesce a compiere tra la storia con la ESSE maiuscola e l’altra, quella personale, dentro una piaga rossa languente. L’effetto sul lettore risulta quanto mai efficace ed icastico.

I versi della trilogia corrono a slalom tra luoghi esterni dai nomi che richiamano la Commedia, e ambiente interiore, tra malattia del mondo e morbo personale, mentre il cielo che accomuna entrambi dominato da invasioni oscure e gracidii sinistri.

L’inferno questa cupa disperazione dentro cui il poeta, guidato da eterea mano fraterna, non pu e non deve soccombere.

Cos l’autore risale verso racconti di speranza (le cure mediche) e di bellezza (il cinema, gli Autori, i grandi Interpreti).

A questo punto, l’orizzonte dello “schermo” s’acquieta. Le note sonore si fanno particolarmente dolci e suasive, mentre si spegne, luminosa, l’ultima sequenza.

I titoli di coda recano con evidenza i nomi degli interpreti principali: l’AUTORE e la CORNACCHIA, a cui s’aggiunge la partecipazione straordinaria d’una terza, importante presenza, quella necessaria della SPERANZA.

La penna del poeta Mosi, dalla scrittura scabra ed essenziale, non vuole in tal modo fermare il punto su uno scontato lieto fine, quanto piuttosto testimoniare un percorso di coraggio, di fatica e di fiducia nonostante tutto il buio di cui tale viaggio era circondato.

Un messaggio che tutti, forse anche i pi scettici, sentono, sentiamo di avere bisogno
Recensione
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