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L'occhio dei poeti

La sorella di Shakespeare

L’occhio del poeta. in una felice ispirazione,
spazia dal cielo alla terra, dalla terra
al cielo; e mentre l’immaginazione riconosce
la figura di cose sconosciute,
la penna del poeta la trasforma in forme,
e dà alle cose astratte una
sistemazione terrena e un nome…

(W. Shakespeare, Sonetti)

Virginia Woolf, importante scrittrice del secolo scorso, assai impegnata nella lotta per la parità dei diritti fra uomini e donne, in un suo racconto intitolato Una stanza tutta per sé, parla di Judith, ipotetica sorella di W. Shakespeare come lui capace di poesia, non come lui aiutata dalle opportunità culturali, a quei tempi riservate quasi esclusivamente al genere maschile, a coltivare studi e ad emergere in campo letterario.

La povera Judith, promessa sposa al figlio di un mercante, fuggì di casa per sottrarsi all’imposizione del padre, e non trovando il modo di realizzare il suo sogno di poeta, si uccise una notte d’inverno, e venne sepolta a un incrocio.

Patrizia Fazzi piuttosto che essere cenere come quella sventurata ragazza, si lascia volentieri contagiare dal virus della poesia, perché solo ammalata di quella, trova la sua salute : sono ammalata di poesia | ed è questa la mia salute….

Sorella di Shakespeare, Fazzi si qualifica, non solo per rivendicare, lei donna, tutto il diritto d’essere poeta, ma anche per riflettersi a specchio nel Maestro, in quel sonetto che forse l’ha convinta a dare ad una poesia della raccolta e al suo libro, il titolo L’occhio dei poeti.

Quell’occhio che per Shakespeare in una felice ispirazione | spazia dal cielo alla terra, dalla terra al cielo… per Patrizia Fazzi vede nel buio | non si perde | l’occhio dei poeti | sa la direzione…

Una direzione che la penna rende visibile e condivisibile e apre paesaggi d’anima e di cose, d’arte e memorie.

Sono nove le sezioni del libro che, con l’iniziale saluto ai suoi studenti, quasi una dedica ai giovani tutti, l’autrice vuol comporre in decalogo di parole/versi dove la poesia viene spesso chiamata in prima persona a tutte le ore del giorno e della notte a trasformare, condire, profumare i gesti casalinghi, o a rendere condivisibili momenti contemplativi, o risonanze emotive scosse da eventi.

Esemplari a tal ultimo riguardo le poesie dedicate all’Irpinia, allo Tsunami o alla recente alluvione in Liguria e Lunigiana.

L’occhio del poeta Fazzi è spesso attratto dalla poesia delle arti figurative le cui riproduzioni punteggiano la raccolta, richiamate e ricamate dalla parola, nel tentativo di tradurne gli ammirati tratti matrici in alfabeti di scrittura poetica.

Così diventano parola le sculture di Walter Valentini o di Fiorella Pierobon, le pitture dei grandi, da Antonello da Messina a Giorgione a Caravaggio a Rosai, così come i monumenti, le pievi, le città, e monumenti umani come possono essere un grande poeta e un grande corridore : Luzi e Pantani, cui sono dedicati commossi versi, o amici e persone care che Patrizia lega ancor più strettamente a sé con il tenace filo della poesia, a farne un ricamo indelebile | sul prato degli affetti.

Nello sfogliare poesie, Fazzi mette in ordine gli appunti colti dal suo sguardo emotivo, in cerca della frase | che dia un titolo a tutto che, come scrivevo all’inizio, l’autrice ha forse trovato nel citato sonetto di Shakespeare, dove l’occhio del poeta non è altro che il terzo occhio, l’occhio interno, quello cioè dell’intuizione e della creazione poetica.

Campi Bisenzio, giugno 2012

Recensione
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