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Orfeo in Fonte Santa

poesia3002
23 maggio 2019

Leggo Orfeo in Fonte Santa ritrovando il poeta di sempre, intento a tracciare la trama della vita che ripete sé stessa con voci diverse, dagli echi lontani eternamente rinnovati.

La storia si dipana ed emerge come acqua di fonte, come specchio riflettente età arcane, più vicine a noi o vicinissime, con la guerra partigiana e il suo eroe mischiato agli dei dell’Olimpo etrusco e ai cantori Antellesi.

Tutto fluisce con la naturalezza della musica del fogliame e l’incanto della natura boschiva, ritratta nelle belle immagini fotografiche dell’autore, e che, soprattutto nella poesia, semina vibrazioni intense, suggestioni liriche e un forte respiro emozionale.

La cultura che trapela dai versi mai soverchia il canto, sempre cristallino e dai bagliori d’immagini accese da eventi e da apparizioni.

Il poemetto dedicato al partigiano-eroe Daviddi, è in realtà melodia che, tra favola, mito, storia e cronaca, “s’intreccia con il vibrare / delle foglie” celebrando la bellezza della natura e dell’arte in tutte le sue espressioni.

“ I venti profumati di mare /…/ abbracciano le geometrie magiche della Cupola”…

“La sera, nel capanno, i versi / di Dante e dell’Ariosto / le storie di Paolo e Francesca, / dell’Orlando Furioso. / Gli animali nei recinti.”

 E di questa melodia, anche la lettura subisce tutto il fascino.

C.B. 23 maggio 2019

Recensione
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