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Sinfonia per San Salvi.
            Variazioni per parole e musica “Litania su Piombino”

in Poesia3002
18 giugno 2020

Carissimo Roberto, una sorpresa, una gioia ricevere la tua "Sinfonia per San Salvi" e scoprirvi la dedica a Carmelo Pellicanò, " l'ultimo direttore del Manicomio di San Salvi.

Avevo ammirato la signora Concetta, la moglie del dottore e le avevo voluto bene. Lei che, con forza e impegno personale non comune, aveva portato avanti la missione del marito, affiancandosi con intelligenti iniziative a Claudio Ascoli e alla sua straordinaria compagnia teatrale.

Concetta a suo tempo era intervenuta alla presentazione del mio "N.O.F.4 centottantadue metri di follia", curata dalla Fondazione Il Fiore al San Anna di Pisa. Da allora siamo state sempre in amichevole contatto e generoso scambio, fino alla sua scomparsa...

Ma torniamo al tuo libro, alla sinfonia che mi ha appassionatamente coinvolta: un melodramma intrecciato di voci, quelle splendide dei tre protagonisti: il baritono Mosi, il tenore Lupi e la deliziosa soprano Manetti, intervallati dal basso Chille de la Balanza e da un coro dal quale emergono inconfondibili, le voci di Merini, Campana, Neruda...

Voci, voci e voci, per ridare la parola a coloro cui era stata tolta per sempre, a chi, come Dino Campana, era stato ridotto a una scossa elettrica, mentre le sue rose sfiorivano " sotto il sole tra i rovi", ai molti cui erano state cestinate le lettere, stroncati gli affetti da mura invalicabili, da troppo poco tempo abbattute da un medico che saliva e scendeva le scale dei folli per alleviarne le angosce e da un cantastorie che ama i matti e li ha portati a San Remo...

Folli, come "erbacce": disordinati, strani e sporchi, senza nome...che danzano le ore, offrendo al mondo il desiderio dell'impossibile con le ali del sogno. Folli, cui tu, Roberto, hai voluto dedicare la bellissima Sinfonia per San Salvi in un teatro di parole dalla scenografia in bianco e nero, austera, nitidamente sobria, per contrastare la forte colorazione del dramma rappresentato.

Un dramma recluso, abbrutito da docce gelate ed elettroshock, dramma che Carmelo Pellicanò aveva tentato con tutte le sue forze di comprendere, alleviare, consolare.

A te e a tutti i partecipanti alla composizione dell'opera, il mio commosso plauso.
Un caro saluto, Mariagrazia Carraroli”.

Recensione
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