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Strade di versi

Paolo Carlucci nelle sue prime due pubblicazioni ha mostrato di saper bene entrare nel tema proposto da Pianeta Poesia 2013, quello de “I luoghi della poesia”.

Già al suo esordio, infatti, nei Canti di Tuscia sottotitolo della raccolta poetica Dicono i tuoi pettini di luce ci aveva fatto entrare nei territori amati e frequentati da lui, ma anche dall’appassionato prefatore Emerico Giachery che, nella sua nota introduttiva, definisce meritatamente Carlucci con l’attraente e onorevole qualifica di “poeta della Tuscia”.

Un poeta immerso nella poesia dei luoghi suscitata da paesaggi intrisi di poesia, quelli percorsi in primis dal più volte da lui citato Cardarelli.

Luoghi pettinati dalla luce della cultura e della natura. Dove la metafora del pettine inserita nel titolo sta ad indicare una carezza che però, forse, può celare qualcosa di molto simile al morso (il pettine ha… i denti…) ad una violenza, cioè, che spesso il poeta denuncia osservando la ferita di spazi e ambienti contaminati da ciò che lui chiama la Bestia moderna | (che) imbratta di voci, di segni, le vie (Chiostro viterbese p.30)

Carlucci, sospeso com’è tra incanto della bellezza e denuncia dell’incuria, del degrado e della banalità consumistica, si ripropone ai lettori con Strade di versi dove ancora, come già nella precedente raccolta, i luoghi sono protagonisti e pretesto del suo dire poetico.

Di quest’ultimo libro colpisce subito la copertina, già notata in una recensione, da Noemi Paolini Giachery, per il suo simbolismo che il fotomontaggio ha reso evidente : un ardito e riuscito accostamento tra il Colosseo e l’Eur, in un abbraccio dell’antico con il moderno a significare in una sola immagine la Roma presa in considerazione dall’autore.

Un luogo verso il quale tutte le Strade di versi convergono e che il titolo della raccolta di Carlucci sembra suggerire, richiamando il noto proverbio popolare (Tutte le strade portano a Roma…): questa è l’impressione che mi hanno suscitato immagine e titolo della copertina, dandomi ulteriori suggestioni alla fine della lettura delle poesie contenute nel libro.

La vasta cultura classica dell’ autore lo rende padrone del verso che ha una struttura dalla radice tradizionale in cui s’innestano variazioni libere, inserzioni di termini presi in prestito dalla tecnica, dalla pubblicità, dal dialetto e dal linguaggio comune, con invenzioni rigate di sarcasmo e ironia, come per esempio nel titolo Eternit(à) d’una sezione del libro. Anche questo gioco verbale mi ha richiamato per associazione l’immagine di copertina dove l’eternità del Colosseo e l’eternit del Palazzo di cemento e di tutta la zona in fase di bonifica dalle sostanze inquinanti sembrano andare a braccetto…. E’ del 2008 la demolizione del Velodromo dell’Eur che ha liberato più di 4000 chili di materiali contenenti amianto. E dell’agosto scorso l’allarme delle famiglie per la salute dei loro figli per la possibile presenza di eternit, per esempio, nella scuola primaria di Santi Savarino di Tor de’ Cenci e di altre popolose zone di Roma… Carlucci nella citata sezione propone tre poesie dedicate alle Mura di Roma, alle sue Rovine e ai Sepolcri di Via Latina (pp. 89/93)

In Mura di Roma si legge : Le porte scoprono | un oceano di memorie | disperso tra le vie romane | aperta raggiera di meraviglie | di marmo, | gloria d’antico pianto | ora zincato d’amianto (p.91 ) : qui, a parte la denuncia dell’inquinamento, si nota nella soluzione formale del testo, l’ apparire della rima non infrequente tra le pagine del libro.

Ad esempio la ritroviamo, e insistente, in Videoturisti (p.124) dove ancora Carlucci deplora l’invasione di un turismo mordi e fuggi che preferisce ciò che scorge nel video, all’originale, storpiando così irrimediabilmente quell’abbraccio antico/moderno rappresentato iconicamente sulla copertina, e non realizzando l’auspicato arricchimento che da quello deriverebbe a tutti:

Vanno i videoturisti | cliccando e non guardando | tra le sale dei Musei | rubriche immense e fragili | del Bello che si clicca a volontà | isole di virtualità | nella quotidianità || Vanno tra colori e cose ad alta fedeltà | nel nuovo secolo della riproducibilità | questi conservatori d’ombre | di una sterminata temporalità | che riposa nell’hard disk | di clip gallerie ad alta velocità | per un soffio di Wind | la nuova giga eternità | in un bip di felicità. (p.124)

L’autore, innamorato del classico e curioso del nuovo, sa ben coniugare i due elementi, realizzando un’originale sintesi scrittoria, già identificata e analizzata da Eugenio Ragni nella dettagliata e colta prefazione che sottolinea la non comune padronanza tecnica di Carlucci (p.7) e la tensione a rinnovare schemi e ritmi dell’< ars poetica tradizionale> (…) guardando alle più (…) prestigiose sperimentazioni novecentesche e contemporanee (p.8). E ancora, confermando il da me più volte citato abbraccio dell’immagine di copertina, Ragni continua : Antico e moderno sono compresenze in parallelo o, altre volte, contrapposte quel tanto che basta per connotare il trascorrere del tempo, ma quasi mai per confronti moraleggianti, anche dove gli accenti si fanno più caustici (p.11).

E un altro critico, Plinio Perilli, in un articolato saggio sulla poetica di Paolo Carlucci, apparso nel 2012 su Voce romana, mette in luce la sua ironia e cultura, strenua raffinatezza ma anche positura etica, militanza estetica e intellettuale… (dalla) …coraggiosa vena socio-lirica … ....Pasolini approverebbe…

Intenzioni caustiche e sarcastiche non mancano nel libro, in un percorso di strade poetiche dai vari incroci e livelli . Da quello lirico della prima sezione con l’inserto autoironico del ritratto di sé a quarant’anni, a quello affettivo della seconda sezione Sillabe amorose, a quelli ispirati alle bellezze naturali e artistiche di paesi e città visitati e, in particolare, della città eterna…

Sono tutti paesaggi e viaggi interiori che trovano in quelli di mare e di terra percorsi dal poeta la luce per più consapevolmente specchiarsi.

Tanto proficuo lo scambio interno/esterno da rendere chi scrive capace d’immedesimazione ( cft la su citata positura etica in vena socio-lirica ) non solo nel paesaggio, ma anche nell’altro da sé, per esempio nel clandestino, nuovo Enea, esule in cerca di rifugio…(p.61 Eneatour) o nel rom che fruga nei cassonetti nuovi elemosinieri (…) il marcito quotidiano (p.112 Roma rom) oppure nel giovane che lancia la sua vita a folle velocità, schiantandosi sull’asfalto (p.130 Serate metropolitane).

Carlucci, pur dimostrandosi attento e sensibile all’umanità che percorre le strade d’asfalto e solitudine, raccoglie soprattutto di Roma memorie, suggestioni d’arte, rumore di stazioni e titoli di vie che gli ricordano poeti letti e amati, in tal modo facendo lievitare di poesia la parte più corposa del libro che si chiude con un simpatico omaggio in dialetto alla sua città definita pischella…fata e Troia antica (p.147 Er Natale de Roma). Poi, a sorpresa, quasi per riposarsi del variato camminare lungo strade di versi Paolo …accende il televisore dove i titoli delle trasmissioni gli si confondono intorno, sovrapponendosi a quelli delle poesie del Pascoli in un carosello d’intarsi e citazioni tra il divertito, l’ironico e l’amaro, ancora una volta intrecciando cultura a ironia, classico a moderno, rispetto a sberleffo, approfondimento e studio a libertà giocosa e fantasia.

Un finale provocatorio, questo del libro, quasi canticchiato a mezzo sorriso da un autore preparato e intellettualmente vivace che si definisce adolescente tardivo che teme la ripetitività e che coinvolge il lettore portandolo a percorrere le sue strade e i suoi versi dai mille richiami eruditi, spesso ispirati a fatti della cronaca o a personaggi della cultura e dell’attualità, il tutto condito da variazioni di toni ed espressioni ad ogni ciak di pagina.

Un libro, questo Strade di versi, insieme mappa, hard disk, set e film dalle sequenze colorate e varie e la cui colonna sonora, mista di classico e di rock, è nostalgicamente tesa a captare quel sussurro dell’universo (p.23) che l’autore, come ogni cercatore di poesia, vorrebbe per sempre catturare.

2012/13 Incontri di Pianeta Poesia

Recensione
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