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Testo integrale di
Mai più
di Mariagrazia Carraroli

la Scheda del libro

Agosto 2007

00 Mai più

Al lettore

Durante una vacanza in Versilia, mio marito ed io decidemmo di salire a S. Anna di Stazzema, il luogo dell’eccidio del 1944, quando gli uomini della XVI Divisione delle Waffen SS trucidarono almeno 560 abitanti, in gran parte anziani, donne e bambini.
Le SS, a raffiche di mitra, distrussero anche l’organo della chiesa.
Due musicisti tedeschi, Maren e Horst Westermann, nel 1998 giunsero per caso in paese, appresero della strage a loro sconosciuta, come a gran parte dei loro compatrioti e decisero di ridare a quella chiesa un organo nuovo, organizzando concerti e altre iniziative per raccogliere i fondi necessari.
Il 29 luglio 2007, sessantatre anni dopo il massacro, l’organo di S. Anna ha suonato per la prima volta con la voce del ricordo e della pace, in un linguaggio universale che unisce i popoli in una sola umanità.
Toccata da quella storia antica e recente, come dagli sguardi dei sopravvissuti, ho voluto far parlare altri testimoni di quel 12 agosto 1944, gli alberi di S. Anna e dei suoi borghi, traducendo l’alfabeto emotivo dei loro muti racconti in linguaggio accessibile alla pagina scritta.
Così è nato “ MAI PIÙ “.

01 Mai più
12 agosto 1944

A mille versano lacrime
le stelle
spegnendosi ad una ad una
per non vedere.
Gli occhi questa notte
sono torrenti in secca
bruciano dello stesso fuoco
delle case
dello stesso terrore.
Non più voci né suoni
in Sant’Anna di Stazzema
il vento soltanto
miete a mannelli le parole
dei testimoni.

02 Il fico

“ Sono dell’Argentiera,
Sirio Vittorio Licia e Mario
in palestra fra i miei rami.
E i frutti, cena, col pane
cotto in casa.
Oggi
le loro grida il loro sangue.
Io
come il fico del Vangelo
la mia linfa isterilita
dalla zampata della belva.”

03 Il noce

“Le mie radici accarezzano
la tana della volpe
la gola sicura della terra
la salvezza di Silvia di Cesira
di Pasquino
il cuore sanguinato
dallo strazio di non più udire
il loro nome
da voci parentali.”

04 Il frassino

“Sono di Vaccareccia
a lato del sentiero
nastro del monte che unisce
il passo della gente
alle contrade
che corre coi bimbi, rallenta
con gli anziani.
Rabbrividisco
a dire della semina di morte
del diluvio
di lamenti e sangue e oltraggi…
Con l’ombra
di tutte le mie foglie
ho listato a lutto
la curva della strada.”

05 La quercia

“Abito il bosco grande
in fitto condominio d’alti fusti
da loro incoronata regina
lo scettro della forza
tra i miei rami.
Anche il vento mi teme
quando turbina la neve
da tormenta
e urla paura raggelando.
Il cielo mi rispetta
se apre cateratte sulla terra
sa che le saette su di me
sono armi che tornano all’indietro
che neppure la grandine
può arrecarmi ferita.
Ho visto la vita del paese
nel giro ordinario della storia
le nascite i lavori
il piglio dignitoso della gente
la miseria
lenita da mani solidali.
E la morte ho visto
compagna non arcigna della vita.

Ma oggi no.
Non c’è vento né tormenta
né uragano
che regga il confronto dell’orrore
e mi scuoto com’esile fuscello
fulminata dall’eco sinistra
di quel mitragliatore.”

06 Il ciliegio

“Pochi passi dalla piazza
della Chiesa.
A paesani e sconosciuti i bei frutti
maturi appena è giugno.
Anche a Clara maliziosa
che s’ornava coi gemelli
rigonfi di rubino.
A giugno il ventre le fioriva
e la scusa scarlatta
( una voglia? )
le riempiva la cesta di golosa
Abbassavo i rami
per farmi facile predare
lei rideva e cantava fino a casa.
Fino alla casa
di giovane sposina
il suo uomo attendendo se tornava.
Oggi andava dalla madre
lì vicino
a chiamarla, che il bimbo scalpitava.
Andava dalla madre
perché fermare la sua strada ?
Perché straziarle dentro
quel vagito ?
Non cede al mistero la ferocia.
Le ha imbrattato di rosso
tutto il volto
mentre il bimbo non nato
già moriva.
Che sono quei goccioli alle orecchie ?
Non sono i miei rubini…
Il suo
resta alla pianta
che stretto lo portava.”

07 Il castagno

 “Sono di Cacciadiavoli
ed ero nascondino a cucù
dei loro giochi
in ogni stagione un dono
una casa di voli
un neccio come pane
se il mulino non cantava
ombra e riposo quando il sudore
la pausa reclamava.
Per le bestie
le foglie d’ottobre molle strame
per il camino
rami secchi in fascina
a far allegro il focolare.
Sono di Cacciadiavoli
ed ero nascondiglio per i loro giochi.
Oggi il cavo del mio tronco
é ammutolito:
da Sant’Anna di Stazzema
i diavoli
non si son cacciati.”

08 Il platano

“Da tant’anni sto a guardia
della Chiesa
tutti conosco di Sant’Anna
anche quelli dei borghi più lontani
che sfilano vestiti per la Messa
togliendosi il berretto anche per me.
Le donne all’uscita
si fermano a parlare qui vicino
si dicono le cose più segrete
di certo fidandosi di me.
Con bimbi e vecchi ( son loro appuntamento )
ho un rapporto speciale
come ce l’ha il cielo
col sorgere del sole
non deludendo
al suo diuturno tramontare.
So tutti i loro nomi:
Lidia Maria, la piccolina di tre mesi,
Alida di diec’anni
Sabatino di settantanove, come la Sofia
Alvita di quattordici
di due anni più giovane l’Alice…
un rosario che sgrana la morte
ad ogni nome
che leva alto lo sdegno
più del falò di corpi
accatastati sulla piazza
in sacrilega corona.
Tre ore son bastate
a dare fuoco alle case
tra gemiti di bestie di donne
di bambini
a freddare al muro innocenti
sfregiando il volto alla Pietà.
Per tre ore l’inferno
in Sant’Anna di Stazzema.

Cinquecento nel paese più sessanta
non lo possono più dire
né dire al mondo
lo sguardo di chi ha conficcato
efferatezza in questa terra.
Io
con le fibre mescolate al sangue
e al pianto
resto qui saldo per loro
a testimoniare.”

09 29 luglio 2007
Il castagno

“Per sessanta e più anni
il cavo del mio tronco restò muto.
Oggi sono voce e nuovo canto
il polmone dell’organo
il riscatto degl’inermi colpiti
nel quarantaquattro
il pianto del ricordo
nel ricordo del pianto.
Da una raffica di mitra
il vecchio organo fu messo a tacere
Maren e Horst alla Chiesa deprivata
l’hanno voluto ridare
che alta cantasse la memoria
senz’odio o vendetta nelle note
ripetendo ai popoli
MAI PIÙ
senza sconosciuti accenti.

Oggi di suoni riempio il mio seno
spargendo su tutti l’armonia
una nuova fratellanza insegno
con idioma
che abbatte la distanza.
E ripeto ai popoli
MAI PIÙ
dalla Chiesa del martirio.”

10 29 luglio 2007 - Notte

Nel cielo stanotte
pacificati sorridono.

Sono luce di Mario
Licia Vittorio
le stelle,
di Cesira Pasquino Lidia Maria…
le ferite mutate
in scia vaporosa di cometa
le note
in gioia di ghirlande
in profumo di caldarroste.

Con loro
l’organo in segreto gode
la brace improvvisa del focolare.


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