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Vince chi resta

Solitudini che imprigionano, catturano, modificano caratteri, danno luogo a costruzioni di armature i cui lucchetti restano arrugginiti tra le pieghe dormienti del tempo e accompagnano così creature che vivono sofferenze scambiandole per normali percorsi della vita , quando forse l’armatura stessa vorrebbe essere la prima a trovare quel vecchio lucchetto ed essere gettata alle ortiche.

“Vince chi resta”, una grande verità, trovando il coraggio di essere se stessi con le proprie debolezze, piacendosi così come uno è, magari cercando di migliorare le proprie incertezze combattendo per quei progetti in cui crediamo, con tenacia, portando pure alla luce le proprie ambizioni.

Un libro ricco di particolari anche geografici mischiati ad aromi di piante e di solitudine che hanno radici antiche dove, tuttavia, la semplicità, l’onestà, la timidezza, la penna e la curiosità, cambiano i giochi dei silenzi fatti di solo onesto lavoro e tristi abitudini in un turbinio di emozioni, sensazioni, tanto da rendere il percorso di ciò che resta, diverso, vero, vivo, e libero di essere appagato senza ciò con cui siamo cresciuti possa essere un legaccio anziché un compagno di viaggio.

Certo, “Vince chi resta” chi ha il coraggio di affrontare e non di scappare. Esiste per questo una sola arma: essere se stessi, nella propria diversità che è poi l’unicità di ogni persona.

Grazie anche a chi, con la propria sensibilità, sa osservare i particolari, descriverli e trasferirli dall’ombra alla luce.

Firenze, 28 Marzo 2021

Recensione
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