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Imperscrutabile accelerazione

"Non si può sempre viaggiare | a luci spente", questo ci suggerisce Giovanni Tavcar usando la poesia come tramite per guardare avanti, per aprire uno spiraglio di luce in quella penombra che assai spesso si impossessa di noi, della realtà, del sogno.

Il percorso poetico di Giovanni Tavcar, del resto, ha ormai una fisionomia a dir poco inconfondibile e pregnante: per la nitidezza del suo pensiero, per la gioia che dimostra nell'osservare quanto agita attorno e dentro di sé, per il modulare accattivante del suo verso...

Bene ha scritto nella prefazione Monia Mariani, ossia che questa sua nuova silloge "è una dondolante Via Crucis di sentimenti nello sforzo, teso e perenne, alla ricerca della verità.

Si nota, in Imperscrutabile accelerazione, una velata tristezza o, se preferiamo, un sostare malinconico accanto ad un'oasi di luce che si intravvede in lontananza e che invita, e non da ora, a seguirne la scia: per piccola essa sia. E il poeta gioca assai volentieri con le parole, con la musicalità nascosta delle parole, con l'incantesimo che la parola esatta sa offrire.

C'è in Giovanni Tavcar (e lo possiamo ben dire, avendo letto diverse sue opere) uno scroscio di serenità nel suo porsi dinanzi alla vita, in attesa di una risposta che allontani l'indifferenza di molti e dia speranza luminescente che nasce in lui dal saper credere "nel paradiso", dal suo tentativo di dare scacco matto al male ben sapendo che il male è un giocoliere abile e astuto"...

Afferma via via che "Io esperimento il mondo | vivendo | e lascio volentieri la gloria | a altri", aggiungendo che "Nessuno e niente | potrà togliermi il coraggio | di guardare verso sempre nuovi e allettanti | orizzonti" infine, che "Non so quanto tempo | ci mette la parola amore | a snodarsi | completamente ma so che mi porterà | a una completa | e intera maturazione".

Ed è quanto, nel corso della sua ormai qualificante cavalcata nel mondo della poesia, facendo affinando con amore per la verità per l'elegante volteggio del pensiero, quel momento ascendente che è di pochi e di chi, con lui, vive la poesia a trecentosessanta gradi.

Recensione
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