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Continua a sorprendere Giovanni Tavčar: per la sua grande capacità di calarsi nei perché della vita e stavolta per dialogare con Dio, per lasciarsi andare a riflessioni decisamente dal calco universale. Ogni poesia penetra nell'io estrapolandone pulsioni, attese, momenti di sconforto e di subitanea speranza. Dio è sempre presente ed ogni verso è una tessera di quel magico mosaico che il Vangelo ci offre e che Giovanni Tavčar ha saputo interpretare e rinnovare, se così possiamo dire, nel segno di una devozione palpabile, genuina. Basterebbe soffermarci su questi versi: "Dio | é l'Essere vivo che ascolta | il grido | che nessuno ascolta" , per renderci conto della profondità del suo dire, del suo colloquiare, del suo affidarsi alla forza del Vangelo. Versi brevi, comunque, i suoi, versi a tratti sofferti e narrativi, più spesso aerei, vivi, concreti, modulati sul filo di un lirismo intimo che costituisce, non a caso, la misura stessa del suo essere poeta e uomo a tutto tondo. Molti gli aforismi presenti che hanno anche il sapore della denuncia: "La guerra è sempre | contro i poveri" ; "I poveri | si sentono degli estranei | nella casa | di Dio | e se ne vanno altrove"; "L'assurdità del male | viene vinta | dal supremo amore"...  Giovanni Tavčar si conferma dunque come una splendida realtà nel contesto della nuova poesia italiana, senza dimenticare che, oltre a scrivere in italiano, scrive in sloveno e in tedesco, si dedica alla narrativa e alla saggistica, e sempre con successo.

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