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Presente da diversi anni, e da protagonista, nel panorama culturale italiano con opere di narrativa e di poesia, Roberta Degl’Innocenti, nella sua Firenze e da toscana verace, testimonia, con il suo stile limpido e denso di significazioni, le ragioni del vivere e quello che è il suo mondo e il suo modo di accostarsi alla realtà e alla verità.

Ecco perciò che, come ha felicemente evidenziato nella prefazione Paolo Ruffilli, “muovendo da una precisa esigenza interiore di comunicare agli altri la propria visione del mondo e delle cose, (…) costruisce i suoi rigorosi quadri, mirando a rappresentare il senso fascinoso della vita senza per questo rinunciare ad isolare i tagli, le fessure, gli scollamenti in cui si manifesta il vuoto che avvolge e insidia quella stessa vita”.

Ed è un vuoto, quello di cui ci offre non poche scansioni Roberta Degl’Innocenti, che non rimane tale nell’evolversi della poesia ma che ne sbriciola dinanzi al suo entrare nel fondo delle cose, degli affetti, delle amicizie, dei sentimenti.

Va oltre il recinto, dunque, e lo fa scavando con coerente lucidità espressiva fin dentro la linea che sta tra il finito e l’infinito, ovvero tra l’essere e il non essere, tra il certo e l’incerto, tra la vita e il suo opposto.

In tal modo anche il silenzio aiuta il suo cammino e il fascino del baratro e della notte si intreccia, con nitore calligrafico, a “ghirlande di parole” fino a vestire con i colori dell’arcobaleno i pensieri, i cumuli di fiabe, “l’impronta di te sulle mie mani”.

Nella leggerezza del suo verso scoviamo, pertanto, la forza di chi si sente in armonia con se stessa e sa vestirsi  a festa anche con niente, perché la vera poesia (e quella di Roberta Degl’Innocenti è poesia autentica, attuale, priva di ogni orpello retromirante) sa moltiplicare le immagini, i suoni, la bellezza delle metafore, la magia dell’amore, i desideri, i sogni…

Con una ben articolata sequenza di accettazioni e di intersezioni, il gioco poetico da lei offertoci si offre a coppa a cogliere canti di luna e spine fermando “la vita in un respiro” e spalancando le mani verso il cielo.

Suddivisa in cinque tempi, la silloge di Roberta Degl’Innocenti conferma a pieno la validità e la modernità dello stile, anzi ne avvalora ulteriormente il discorso poetico grazie ad una pronuncia essenziale, partecipativa, coagulante, gentilmente vivace e al tempo stesso sorvegliata.

Recensione
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