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121 Poesie

Edizione privata
© Duccio Castelli
E-mail: dcastelli@enter.it

“grazie per il tuo libro di poesie – mi sono piaciute enormemente – hanno la tinta corrusca delle liriche greche – al momento l’assolo che mi ha colpito di più è “Per Lorenzo”. W le belle cose.”
        Paolo Conte (2005)

° ° °

Paesaggio imbiancato di neve

Come la boccia di vetro
che girando coriandola di neve
così parole vestite di fiocchi
si adagiano sul mio silenzio.

Le voglio stendere
ognuna
sul lessico delle sculture
le voglio girare ed alzare
ne voglio sentire
l’odore contro la luce.

Perché non mi prendano
di loro
perché sia io
a ghermirle

Da “Tempo barbaro

Invincibile armata

Contemporaneità della barbarie alla mia vita.
Mi fa male il presente del mondo
ogni istante
mi uccide bambini infiniti che mi invocano ignaro,
ogni singolo istante
è furtivo carnefice, di barbari umani.
Se il tempo cura domani,
oggi
io sono qui,
con una vita da riconsegnare
già malamente scomposta.

Forse troppo mi astengo colpevole e mi intrico la mente dispersa

conosco tutti i dolori del mondo

come posso sorridere

Da “Tempo barbaro

Paura di morire

La gente ride e anch’io
ma insistente torna della notte
paura di morire
sicuro di lasciare
parola non detta
e fiore nel bicchiere
angosciato di assenza
della nostra acqua

Da “Tempo barbaro

La promessa ha un sapore

Amo la prima nespola
e ne divoro la promessa d’estate
riarso la sera
confermata
questa ulteriore stagione
che poi scivola via
come i suoi semi

Da “Tempo barbaro

Povertà dorata

Ho passato la vita a pensare
fantasticando l’ordine
ed ordinando la fantasia

la testa bassa
guardandomi i passi

senza trovare nient’altro che l’amore
di quando sono partito

Da “Tempo barbaro

Parco lontano

Parco lontano dei miei animali
celeste
dell’amore lasciato
della carezza e dell’umore
della vostra pelliccia,
dietro quell’angolo mi attendi
svelto e improvviso.

Mi svelerete tutte
le frasi
imprigionate nei vostri occhi.
Appianeremo tutti
inter pares
i nostri inesorabili sempre

Da “Amolore

Natale

A fatica mi scosto
da rumori blasfemi,
eppur ricado
nell’imbarazzo pagano
delle trippe troppo sazie
e dei denari gettati
mentre di là si muore
anche di fame.

Tutto combutta contro
un Natale Cristiano:
una chiesa corrotta,
una cena più tardi,
una messa più presto.
Così
tra queste luci suona
lontano un campanile.
E’ lui!

Piango allora
nascosto dall’abete
una triste lacrima di gioia,
all’altrui canto di
Venite Adoremus.

Perdonami,
o Signore.

Da “Doppi e metà

Stanza della figlia (olio su carta)

Che spremitura di anima
di fronte al tuo collage di noi ricordi
che di improvviso lì nella tua stanza
dipinge tutta la mia vita tua
e l’armistizio delle loro vite
delle madri e di ogni padre in padre.

Splendore triste alla parete
rischiarata e ferma
tra ricordo e mistero
e in fondo nulla più.

Da “Tempo barbaro

E ne ho visto il futuro

Torno a Santiago
Dieci anni dopo.
Finalmente eccomi lì.
Quante voci prima
sarai deluso
non si torna al passato
sarà tutto cambiato…
ma tutto, incredibilmente
è lì.

La zitta Aconcagua di Disney
è lì
poi i colori bruciati
e la molle
sensuale vallata.
Il profumo
dell’erbe americane
incredibilmente presente
come labbra di donna.
Me lo ero scordato.

Gli amici come in un lampo di una foto
eccoli alle transenne
li vedo ridono
hanno dieci anni in più.
Io tendo il collo per
sembrare più giovane
sorrido saluto
ma sono di cartone.

Cadiamo tutti nella città
rotoliamo nelle macchine
vomitiamo parole qualsiasi
che non possono
essere per dieci anni.
Con pudore
copriamo il tempo
e gioiosi squittiamo.

Bambini di allora
mi guardano virili
al club di jazz:
non mi hanno mai visto.
Io raccolgo
uno spazio obsoleto
coi ragazzi vecchi
della Retaguardia.

Qualcuno,
forse,
ricorda.
Che fonda malinconia
sento oggi
per il mio passato.

Bartolomè de las Casas: assente.
La nostra casa col giardinetto
dietro
con Flor che porta
il latte ai bambini
e il gatto al sole
assenti!
Al suo posto,
un condominio.
Eppure il cielo
è così bello
e il sole
sempre lui.

Cari gli amici solari
dei pranzi infiniti
tra i rami
ed i fiori ed il vino.

Credevo viaggiare
in quel mio passato,
ho riaperto gli occhi
nel mio Cile
e ne ho visto
il futuro.

Milano, 1 maggio 1993

Da “Emigranza

Perdo ordinando armadi

Essere travolto dalle cose
gli oggetti che straripano armadi
e raggiunge la sedia la mano
e la polvere segna un castigo
di affannoso cercare.
Slittano solo giù le cose in cima.
Intravvedo pezzi appoggiati oltre.
Non ordine lasciando ai posteri di casa
ma goffa consegna

Da “Poesie scelte

Armoniche note

Ma che abbiamo capito noi
di quel frutteto
della linea di fumo
o l’ineffabile
sera?
Sicura conforta
la nota che splende regina.

Arsura.

Guardo e non vedo.
Ascolto
colori scomposti, sgarbati
ma continua e risplende
la nota perduta
regina per sempre

Da “Poesie scelte

Falsopiano

Fiori.

Crocifissi nel chiosco

per noi.

Inedita

Se non andare

Lascivamente gettare la spugna
tentazione del mattino di inverno
le ossa stanche di una mente fiaccata
tornare nel letto a dormire,
perché dovere andare
anche oggi
a fingere di essere uomo.

Da “Tempo barbaro

Rivelazione

Letto di sole
e rondini festose
verso il mio viso affacciato
stanotte nel sogno
e tutti gli amici a me sorrisi
rivelati di gioia.

Da “Amolore

Kitty

Le stanze
i prati delle case i fiori
sono soltanto
il suono di quel cane
che abbaiava nel tempo.
Poi nel silenzio svuotano
e son niente

Da “Poesie scelte

Colibrì del mattino

Vedere ancora Santiago
come un bambino lasciato piccolo
poi ritrovato ormai cresciuto
di un futuro che non era il suo,
a uno scambio scattato, perso
il treno verso un’altra parte.
Un misterioso fascino mi avvince
per questo luogo mio ma d’altri
e non lo sanno

l’architettura cilena
incredibile ricca
soggioga al suo profumo
l’estetica del mio cuore.

Ho lasciato la finestra
aperta
per ascoltare il colibrì del mattino
e la mia vita

Da “Credito d’affetto

La prossima alba

Quanto vale la felicità data?
Al mercato di Amburgo oggi è quotata
meno dello zero ma domani
in ribasso.

Quando porto i miei cani in passeggiata
mi travolgono del loro facile amore
e stupito assaporo la fragranza
di un sentimento antico e misterioso.

Bambini affranti attendono
i miei verdi prati
la prossima alba

Da “Tempo barbaro

E se sapessi

Guardami
negli occhi.

Chi,
ti ha detto
di essere cane?

Da “Amolore

Candori di marzo

Cardellino di primavera
sei ancora tu?

Che reciti la tua ermetica poesia
imparata dai tuoi cardellini

e questa prima farfalla
gialla che mi ruba lo sguardo
e me lo adagia anche oggi
sulla primula nata?

Il vento con la sua vita
ha spazzato le nubi dal sapore di neve
ed al tuo canto
io bacio le labbra del sole
come un innamorato,
o cardellino di primavera.

Da “Tempo barbaro

I Musici

Musici sono
gli usignoli e i passeri.

Che primi

hanno dischiuso finestre
oltre la vita

Da “Poesie scelte

Vita eterna

Vorrei aspettare la morte a cielo aperto
e che tu Arturo
ancor mi confidassi
di inesorabile Dio,
sicché fosse la festa e non il lutto
ad aspettarmi ed aspettarti
chi fortunato è primo
e prima confermato.

Da “Tempo barbaro

Delle loro certezze

Decido e penso e bramo
col dubbio di avere ragione.
Chè se ascoltando, ascoltassi ogni tesi
essa avrebbe il suo senso:
l’Universo si appende anche all’ingiù.

Il dubbio fa di te uomo
e ti dà il sapore della vita,
ma i Tromboni del Mondo mi infettano
delle loro certezze.

Da “Credito d’affetto

E le campane, lontane

Ecco in un attimo le quattro sdraio
stampate sul panorama
hanno acquisito il silenzio.
Via gli ospiti amici
che l’eco ribatte il selciato dell’anima,
andati ai loro futuri
separandomi il mio.
E il vento accompagna il meriggio
ma le mosche contrastano
incattivite dall’aria mostosa
il divenire di un rigo di inchiostro.
E le campane, lontane

Da “Credito d’affetto

Quale che sia tua missione

Dormi furetta nuova
cosa sogni
adagiata la schiena sulla amaca
viso di bimbo che rimbocco,
non ti svegli ma sogni
di latti e di poppe e tenerezze
e tepori di colori.

Dimmi furetta nuova ciò che sai
del Paradiso.

Da “Amolore

Tra due fotografie

Fotografia ingiallita di questo monte
mostri sembianze
di quando il padre ancora innato
poi radicato qui tra queste rocce
ed ora se ne è andato
e guardo questo stesso monte e sono
e mi domando
è stato?

Da “Poesie scelte

Noi, prossimo vecchio del mondo

Un vecchio non è che un vecchio.
All’angolo di Roma Imperiale
o ad un semaforo della Quinta Strada
il vecchio ha sempre il suo nome
pensa ai suoi tempi
che mai esisteranno
ed a quei giovani che non sanno
ed ha il viso di Seneca
come amico attardato alla festa
che attende un passaggio innegato
e scoccia intristito.

Da “Tempo barbaro

Cupo gioco di prestigio

Dove sono nascosti
i visi dei miei bambini?
Non mi appaiono più da quella porta
della stanzetta coi giochi,
il loro viso è cresciuto in adulto
ed amato di giorno in giorno.
Ma loro?

Da “Tempo barbaro

Regalo

Pollini e cortecce
intrichi di radici
seduto sulla pietra aspiro
a fondo succo e primavera.
Inebria cognizione della Terra
nostra di chi è vivo ancora.

Da “Amolore

Ricordo di una tenerezza tra la neve

È vero hai fatto qualche ringhio
ma erano solo parolacce.

E non hai morso.

È vero avevi ucciso quel coniglio
per mangiartelo e dicono
che avessi voluto mordere anche Brigida
(perché ti dava stizza).

Ma non l’hai morsa.

Invece
col muso inzuccherato dalla neve
tu facevi festa ai tuoi amici umani,
poi io ti tolsi anche una spina
dalla gola
come nella fiaba dei latini.

E non mi morsicasti.

Però dicono che è meglio,
restare sul sicuro perché sai, poi se dopo morde
è meglio non rischiare.

Ma non hai morso.

Così,
due schioppettate e sei rimasto lì.
Ma sai, dicono che si doveva,
Bill.

E mi rimani ora nella gola
con quel tuo sguardo
e la tua coda andando,
per me
due giorni prima
e ti ricordo in tenerezza,
tra la neve.

Da “Tempo barbaro

Fuochi

Fuggo da me e ritrovo
angusti i serpenti sbiancati
che brillano di cose disfatte.

Si ripropone ancora la paura
della pioggia che dura.
Senza fermarsi.

Molto lontano.

Andare di nuovo, di petto
nel mosto
nel fiore riposto
e lasciare
il brodo ordinato,
per un sugoso mare

Inedita

Prima poesia

Il mio bambino respira nel buio della stanza
e prodigiosamente
esiste!
Il mio bambino profumato
tenero
il mio bambino
mi ride e nasconde
il suo viso
come un contadino.

A che serve capire
se il meglio di noi
è istinto e natura?

Ho nascosto
il mio piccolo figlio
nel buio della sua stanza.
Aperto i miei occhi
teso le orecchie
perché nessuno gli faccia del male.
Teso
come animale senza ragione.
L’amore non chiede ragione.

Dolci rumori del mio bambino
raccontano avventure dei sogni
questi nostri giorni
baciano i nostri tre visi.

1973 - Da “Emigranza

Amore avaro

Quelli che stanno bene non fanno
tenerezza

Da “Tempo barbaro

Ti riconosco

Terra tutta mia amata
ti riconosco dalla riva all’altra
riappari da un oceano scissa
coscia sinistra e destra
tu.

Amo molto anche te
perché sei bella
e ti lusingo
per le innumerevoli quieti
per gli albori
per il profumo della tua storia.

Terra madre sovrana
giaciglio
linea erbosa
terra dal mare
terra
terra mia

Da “Amolore

Come dei santi

Il futuro è passato.

Successi o tristi ombre
si rialzano a nuovo
come birilli abbattuti.
Gli è come un respiro
che inspira ed espira
da sabato a sabato
ma di un gorgo vieppiù serrato:
ogni giorno in più è uno di meno
e ormai tutto il futuro appare
come un vassallo del passato.

Effimero giorno.

I nostri animali
ci insegnano la vita
senza l’assillo del tempo
e quando lascio il mio cane
nella casa
che sia per sempre od un minuto
egli mi esprime tenera
indifferenza.

Ed essi ci insegnano a morire
con rassegnazione serena
un appuntamento da compiere
senza inutile lamento
appartandosi pudicamente,
lo sguardo triste
ma senza umani terrori.

Da “Tempo barbaro

Che tornerò

Guardo le stelle
perché mi scaldino
della certezza
che tornerò

Da “Amolore

Così sia

O Signore.
Confortami.
Ora.
Per ieri.
Per domani.

Da “Amolore

Vorrei che io fossi onnipresente

Per restare ora ancora con voi
amici che mi siete amici.
Ma proprio ora,
senza scalare il turno
senza frapporre stagioni residue,
senza ricordarmi di ricordare.

Esistendoci quando ci pensiamo
limita la nostra addizione di ore,
invece fossi onnipresente
riberci il nostro calice fragrante
di questo breve amore.

E poi correre e raccontare
ripudiando parole e concetti
e rotolarci su prati e margherite
e rituffarci nei frizzanti mari
riaccoccolandoci
nella musica e nel vino.

Lunghe file di uomini indovino
trattare la metafora del giorno
burlandosi grassi
del mio mattino

Da “Tempo barbaro

Gentile presenza

Bambi anche tu, oggi
sei morto.
Ti scrivo subito
perché tu possa
cogliere ancora
il mio fiore.
Bambi, gli esperti
a dire in coro
che non può
un capriolo
essere così.
E tu, grato
come il leone con la spina
con il tuo muso vellutato
ti lasciavi sfiorare
dal mio,
da pari a pari.
Bambi,
l’enterite acuta
e lercia
ci ha derubato
di tutta la tua
gentile presenza
riducendoti
a un brandello
come per ignoranti
volgarità con la polenta.
So long.

Da “Doppi e metà

Il profumo del mondo

Aria di mare che voli sull’onda
le nari rigonfie entusiaste di spuma
la sabbia fine di pepe assolato
mi inebriano al profumo del mondo
e tùrbina il meglio vissuto
con volti di amici ed esotici soli.

Oggi quasi non sembra
che il vivere sia quel tappeto rullante
che ci porta via.

Da “Credito d’affetto

Dolore

Stanno morendo tutti
i cani del mondo
ed i bambini
e quelle madri.
Stanno morendo tutti
in giro
in questa notte.
Il cane triste dall’occhio aperto
ci aspettava composto e sonnolento
ma ucciso.
E tenero e triste
elefante sfiorava di dorso
la sua proboscide mano
sulle sembianze
di un altro elefante
atterrato
di pallida morte.
E le bambine nascevano
ma per morire.
Nell’india di questa lunga mattina.
Fuggo.
Nel cielo spostato
ma ricado.
Troppo minacciato d’assenza

Calama – Cile, 5 gennaio 1996
Da “Amolore

Il tuo collare nel mio cassetto

Sono con te punto nero
e ti ricordo.

Nessuno può dire
il mio profondo amore.

Gli anni si sono sgranati
e la tu lunga vita
si è chiusa tra le mie mani.

Il tuo vuoto mi morde
negli spazi deserti,
la tua cuccia e la tua
acqua in cucina.

Il tuo collare nel mio cassetto
ha ancora il tuo odore.

Una vita insieme ed io bambino.
La gente non ti capisce
che esteriormente. Ma noi
ci parliamo ogni notte.

Nel nostro mondo segreto
ogni notte io ti porto
nei nostri prati …
e tu sempre mi incontri nel sonno
e mi fai festa ancora
come al ritorno dai viaggi.

Io so che sei tu e
non un sogno. Io lo so.

Da “Emigranza

Assillo

Sono inseguito
dall’assillo di sapere
se
farò in tempo
a vivere

Da “Credito d’affetto

Che bello il sole

Che bello il sole.
Alfiere di Dio
dispensa la vita alle case ed alle cose.
Perché non ci dolgano gli occhi
furtivi occhieggiarlo
come amanti segreti
lasciando che ci accarezzi sensuale.

Che bello il sole
si ripresenta ogni giorno
sfrontato
come un magnifico padrone del mondo

Da “Tempo barbaro

La splendida vita

Mi ascolto.
Dopo l’amore mi ascolto.
Per sentire i muschi bagnati
e le lacrime dei crisantemi.
Per vedere quei bei visi amici
risplendere nel silenzio.
Dopo l’amore le perle
riflettono meglio
la caducità della nostra radice
e la ragione, stanca
látita di ogni sua qualità.
I poveri
consumano in amicizia vini e castagne
e le gazze gracchiano
sulla filosofia del non rubare.
Poi, dopo l’amore rigonfio di carne
sboccia ancora una volta la splendida vita.

Da “Tempo barbaro

Per Nero

Nero è un gatto bello
di quelli che hanno
vocazione di cane.
Stamane arrivando
mi hanno detto
che sei morto.
Nero è di quelli
che parlano, che
quando li saluti
rispondono sempre.
Nero è un grande signore.
randagio
ma fiero
e non si butta sul cibo.
Fa come i gatti di casa,
quelli viziati e molto gatti.
Sei tenero così! Ma guarda
che non mangerai nulla!
Arrivando mi
dicono che si morto
e vengo a vedere.
Si, è vero,
ecco dove ti eri messo:
sei entrato nella cuccia
che ti avevo fatto
e che non volevi …
Mi hai voluto lasciare così
il tuo saluto.
Ti ringrazio Nero. Stai bene.

19 giugno 1990
Da “Emigranza

Incastro

Desiderare che venga altro
perché l’adesso mi cinge d’assedio.
Forse l’estate
che ci porta lontano,
o forse
ancora un sorriso.

Altro
che mi accarezzi,
broccati lontani
infiammati ancora di amore.

Torneranno le case.
Con frutti marciti

Da “Amolore

Amolore

Se avessi

            nessuno

non potrei soffrirne

Da “Amolore

Seconda poesia

Sono molto contento dei miei figli
perché i fiori corteggiano l’estate.
Rimischiando le carte a loro modo
porgono un nuovo cielo colorato
a questa ansia di padre.

Non clona anime
la Natura Iddio.

E a volte splendono maturi di vita
i pampini del nostro cuore.

Da “Credito d’affetto

Figli

Partono.
Da poco via.
Già non rimane
disputa e lagnanza,
già la scarpa gettata
non ripropone stizza
ma la ripongo a suo posto
e tenerezza.
Che mi partono tutti dalla vita
e solo.

Da “Amolore

Tenerezze

Stavamo ben stretti
campeggiando nella tenda a Guanaqueros
avvolti da tenero affetto
e rispondendo alla vita imparavamo
dove pensare il salotto per pranzare
e la ghiacciaia o quei giacigli
con la mia bimba di traverso
sotto le stelle sfrontate del deserto.
Stavamo stretti in tenda a Guanaqueros
poi venne l’inverno
carico delle stufe stentate
e di rugiada lucida sui vetri
infreddoliti delle nostre angosce.
L’inverno,
ornato di salsicce e tenerezze

Da “Poesie scelte

Terre

Il dolore
imbeve la terra.
Ed io son
terra.

Da “Amolore

Milano

Solo una luce è accesa
di tutta la facciata sulla piazza:
la nostra casa è viva e vive.
È mezzanotte per i finti vecchi
ma io la guardo dalla strada
con un sorriso per mia madre e la sua casa
è aperta ed ora è nostra
nella città che si è sfrontata
ed è incrociata da proci.

Milano è una abitudine di vita
di un grigio rosato
di svelte piacevolezze nascoste
Milano
ma di chi sei realmente,
tu?

Da “Tempo barbaro

Fiori e povertà

Quando sento il profumo dei fiori
mi affeziono alla vita.
Da giovane non lo sapevo.
Oggi mi danno
una gioia intrinseca.
Anche
il profumo del manicaretto mi mette allegria.
E appetito,
che consumo felice
in agapi fraterne.

L’aspetto più triste
del povero
è la sua fame.

Da “Doppi e metà

Elba

Elba era un’altra cosa.
La mia gatta
era così nostra.
Lei era di più.
Veniva dal mistero
e là ha dovuto presto
tornare.

Non poteva morire.

Elba aveva storie
faraoniche
e leggende,
nel suo passato.

Si accomodò nella
nostra casa
dopo avere chiesto permesso
ed esserselo conquistato.

Non volle mai
esserci di peso.

Ci leccava come un cane
noi ridevamo
ma lei no.

Elba era seria
e gentile
una signora
e capiva le cose
del mondo
rispettando tutti
anche i gatti
più fortunati.

Molto più,
che gentile
era saggia.

Ma anche bella e forte
come un ghepardo
il pelo teso e corto
e orecchi di lince.
Chiamava i cuccioli
di gatto
yogurt.

Sì yogurt.
Elba,
con tanta pazienza
e tanto amore da dare.

Anche lei canina
più di un cane e
nella notte
sulla soglia
ad attendermi,
gli occhi aperti nel buio
verso di me.

Chi sei, Elba?

Hai adottato Pelè,
atro elbano
così speciale:
da te ha preso
la tua gentilezza.

L’ultima sera
stremata saltasti
sul letto con noi:
è guarita!
Dormimmo sereni.
Era il tuo
meraviglioso saluto.
Io credo
che ci rivedremo,
Elba.

Da “Emigranza

Clessidra

Anima a
rendere
corpo
in
affido
vuoto a perdere

Da “Poesie scelte

Qui

Affacciarsi dagli occhi,
come se fossimo
qui.

Da “Tempo barbaro

Mani

Tu sei nelle mani di Dio,
mi disse Godfrey dodici anni fa quando partii
e ritornando al patio dove me lo disse
il luogo è vuoto e Godfrey non c’è più
ed al suo posto c’è una placca ottone
per l’ufficio svolto nella chiesa
ed io riguardo il patio e quella sera
e le mie mani prese dalle sue,

oggi anche tu sei nelle Sue mani.

Sarai tu a tendermi la mano

quando farà sera.

Da “Credito d’affetto

Hands

You are in the hands of God,
said Godfrey when I left twelve years ago
and returning to the porch where he said this
the place is empty and Godfrey also gone
and in his place now just a plate of brass
for the years of service in the Church
and I recall that evening in the porch
my hands holden by his hands,

you are today also in His hands.

You’ll be the one to hold out your hand to me

when evening comes.

Da “Credito d’affetto

Piuttosto che avvilirmi

Penso che
intanto,
non son mica io.

Da “Tempo barbaro

Pirati

La grande nave “Il Mondo”
incrociando l’universo delle ere
fende della sua prora
le onde del nulla,
anche ora.
E noi saliamo
eredi ingrati
a bordo del vascello
rabbiosi dei nostri poderi
legiferando del bene e del male
fra cent’anni comunque
tutti astiosamente finiti,
la nave
nelle mani di altri
pirati

Da “Credito d’affetto

Nostalgia

I rami fermi al di là della finestra
in questo crepuscolo invernale
ricordano quei rami del collegio di Chelsea
che fissavo adolescente
dalla stanza in alto di Pasini.
Senza accendere la luce
nel fumo azzurro delle sigarette
la brace palpitava vitale e si ascoltava, alla radio
il notturno dall’Italia come gli emigrati
e ragionando d’amore e delle estati
facevamo notte.
Pasini dove è ora la tua Maracaibo?
Nessuna ulteriore amicizia fu possibile
al di fuori di quella cornice e di quel tempo.
Dopo trent’anni forse io ho intuito
la tua storia di infanzia ripiegata
ma che senso può avere questo, ora.

Il pensarmi fantasma come sei tu oggi per me
contrasta ribelle
con la mia opinione di esistere.

Da “Credito d’affetto

Storia di Rosa

Ho ritrovato una vecchia cartolina
semplice trasparente
mio caro è da tanto
che non ho vostre notizie che progetti hai
scrivimi ancora se ne trovi il tempo

era un sedici dicembre
poi sicuramente un solitario Natale.
Era una zia minore
da qualche anno sola quasi senza nessuno
oggi non c’è comunque più
e questa cartolina ora mi smarrisce
e vorrei averle dato qualche ulteriore affetto
ed anche lei scriveva poesie tristi
e dipingeva angurie ed i tessuti
e come la sua vita
arrivava invitata a qualche cena
volenterosa con un pollo arrosto
indipendente.

Non ricordo se mai risposi
a quella cartolina
e non è vero che ormai.
non faccia più
differenza.

Da “Credito d’affetto

Essenza

Nell’ermetismo
di ogni verso creato,
il travaglio di un rigo
è un estratto
di carne.

Da “Credito d’affetto

Memoria assoluta

Sono già passati
diecimila anni, Federica
e sembra ieri prima degli Etruschi
quando incrociavano questi gabbiani.

Poi le generazioni – solo quattrocento –
qui si alternarono di problemi e sofferenze
e tante furberie (poi rivelatesi inutili).
Vedi io non credo che tutto questo
si regali a noi gratuitamente,
fine a se stesso.

Da “Credito d’affetto

Credito di affetto

Potere spegnere la luce
con tutti in casa.
Ricchezza calda sul cuscino,
ci siamo tutti anche stasera,
nutriti ancora i nostri cuccioli cresciuti
di primitivo cibo
sacro
e credito di affetto.
Colpevolmente avaro.

Da “Credito d’affetto

Bellezze

C’è gesto atletico che infiora
una nostra maestria
e va.
Come ogni cosa bella

Inedita

Scatola cinese

Mi specchio
e vedo mia madre.
Poi mi volto e mia figlia mi guarda
e sono ancora io.

Da “Credito d’affetto

Ora e sempre. Ora é sempre

Anche oggi se tu
amico antico, madre
tu, altra presenza tu
mio cane,
stele musica piastrella
del pavimento della cucina,
la finestra sul cantiere
dove sgombravano le pietre della guerra
e giocavano
i ragazzi di strada col pallone,
allora, anche oggi, è adesso.
Queste domeniche mi insistono
nel ripropormi immagini vissute
ora,
nella penombra livida di inverno
ora,
forse per il piano dolce che suona
forse per l’amico che muore.
Di quanto rivedo, in giro, coi miei occhi,
non avrei immaginato allora
bambino in quella casa
rimanere solo

Inedita

Che continua tremendo

La solitudine
attende improvvisa
fuori dalla tua casa,
e non fai più
parte del gioco
che continua tremendo.

I tuoi amici
sono telefoni pubblici
che suonano senza risposta.

Stupito t’accorgi
che nel tuo ricco mondo
sono poche persone
soltanto e improvvisi
scopri gli occhi del barista
che brinda
al metronotte imbiancato di neve.
Lo sguardo si piega,
carico di egoismi.

La notte
solitudini rassegnate
sognando infanzie marine.
In stanze attigue.

Da “Emigranza

Emancipórfani

Le donne smettono
di coccolarci.

 

Sole
restano ancora forse
a coccolare i figli, condannati
a rimanere soli.

Inedita

Soltanto

Soltanto
in visita alla vità, non mi farò
sorprendere

Da “Poesie scelte

Ancóra mattina

I giorni mi crollano
come scaffale usato
e mi rovinano
sulle caviglie.
Gli ultimi cinquemila
li ricordo tutti,
consequenziali.
L’uno e poi l’altro
si sono sgranati
alla faccia mia
quasi prendendomi in giro.
Se riguardo l’agenda
rabbrividisco.
E così sia.

Da “Doppi e metà

Agricoltore vestale

Avambraccio che asciuga la tua fronte,
mano di callo
che sfronda il mio prato,
il mio lavoro al tuo cospetto strapagato,
trituri lento un travaglio infinito!
Dura assoluta nutrice dell’uomo più antico,
nostro saggissimo e nobile amico

Da “Amolore

Cortesie

Un incubo è
l’assaggio dell’inferno

Da “Amolore

Capriccio d’uomo

Se io sapessi, Padre
che con un capriccio
mi faresti restare,
ho un groppo in gola
a piangere.
E vorrei

Da “Amolore

Graziella mia madre

Ciao Mamma l’ho detto davvero .
Ti ricordi
che c’era la fiera qui giù?
Dopo una vita da che non ci sei,
passando
dalla nostra casa
eccomi io sono qui.

Ricordi Mamma
le rondini
nel cenare in terrazza d’estate?
E il caffelatte
che per festa e gioco
mi facevi alla sera?

E il latte bollito bolliva,
che avevo dei mesi
me ne ricordo il profumo
e ricordo
il profumo francese
di quando uscivi per andare a teatro.
E l’ascensore scendeva
e saliva
ed io ti aspettavo e
l’insonnia veniva.
Poi
tu tornavi
ed allora e soltanto
finalmente dormivo.

Da “Credito d’affetto

Andavo

Andavo
sul lungomare del Forte
giovinetto irretito dalla California
mentre scorrevano gli anni cinquanta
su un bianco e nero neppure patinato.

Andavo
e mi sentivo grande per il lusso avuto
per la gioia trovata,
per l’amico sbocciato.
Andavo
libero da scuola nell’estate
emozionato di vita
affranto a volte per l’impossibile nulla.
E portando la madre sopra un motorino
andavo
inseriosendomi capofamiglia
verso quel cinema all’aperto della sera
tra le zanzare
distratte e pregne
di amore filiale

Da “Amolore

Vocina zitta

Sento che tu sei ancora qui
e che guardi
attraverso i miei occhi
madre.

Ramo di pino che appare improvviso
dietro di te a conferma
che non è cambiato
il silenzio.

Poi ci sarà forse
l’autunno ed anche voi
bambini a vezzeggiare
zitti
una malinconia.

Da “Amolore

Oreste

Se tu non sei sfumato
come storia finita
allora forse tu sei ancora qui
a Calvì, te lo ricordi?
Perché chi ci ha poi detto che
tu non ci sei più,
chi,
se come il Principe piccino
ti sei rappreso alla tua storia?

Sì, ti sei immerso a Urgada,
ma non son nulla tre anni di apnea
se il tuo sorriso
riemerge ormai da quella aspetta 1)
di minuto in minuto

quando passano le Sirene
tu sempre riaffiori
e le lusinghi delle tue ricette
di saraghi e tramonti
e le tue chiome
ondeggiano virili sulla sigaretta
salmastra dell’ultimo timone vespertino.

Perché essere qui ora, a Milano?
Perché concedere all’inverno
anche il tuo silenzio?
Perché aggregare il tuo vigore
a questo lugubre, a questo umido
enigma?

Amico di noi tanti amici
ritornaci un mattino
e risalpaci la barca ballerina
mentre dormiamo fiduciosi
come tuoi bambini,
Capitano.

1) Posizione di attesa, nella pesca subacquea

Da “Tempo barbaro

Vecchio con cane

Seduti alla panchina della piazza
il vecchio uomo e il vecchio cane assorti
guardano al nulla della sera
insieme al loro niente pieni.
Poi mi rigiro
questa negativa
e temo per l’altro
di chi se ne andrà
prima.

Da “Tempo barbaro

Sguardo

La natura, o Signore
ha impressa la tua firma.

E il mondo è analfabeta

Da “Amolore

Alimentar catena

Affascina e strugge
tutta la ragione
tra me e gli animali.
E tra loro e loro,
un groppo in gola

Da “Amolore

11 ottobre 2001

Forse voi non sapete
di essere diventati poeti
uomini di Nuova York.

Ho passato la notte nel pianto.
Il dolore scavando nel fondo l’amore.

Voi non sapete
che sono diventati poeti
le donne di Nuova York.
Han passato la notte nel pianto
con l’amore
massacrato dal loro dolore.

Voi sì sapete
di essere diventati poeti
orfani di Nuova York.

Passano le notti nel pianto
gli orsacchiotti di pezza

Da “Poesie scelte

Per Lorenzo

Ora il mio fiore si apre
nel tuo lungo silenzio.
Ora, che tutto tace.
Ora, che le pagine
dai salotti
riposano negli archivi di polvere,
senza i profumi del ricino.
Ora, che gli elenchi telefonici
utili
non danno più il tuo numero
inutile.
Non c’è più spazio
per chi muore,
né per il ricordo
o la poesia
né per nessuno.

Solo i dodici cuori
dei trecento cavalli
piangono ancora il padrone
semplice e inespresso:
li ho visti passare
sul furgone
grigio come il nero.
Li ho visti andare
al museo
o una casa di
anonimi ricchi
che hanno comprato il tuo cuore
in liquidazione.
I ragazzi,
attratti rumorosi da forme rosse
non ti conobbero mai.
Come è triste la tua morte!

Ho voluto fermare
l’impegno del giorno
per vedere passare
qualcosa di tuo,
ma il silenzio
della città rumorosa ha chiuso
questo
disperato omaggio tra i leoni.

5 febbraio 1972; 7-10 Maggio 1967
Da “Emigranza

Alchimie

Piccolo soldo in più
salvi di gioia
il povero,
piccolo soldo in più
impoverisci
il ricco

Da “Amolore

Chiunque tu fossi

Popi non ti puoi ricordare
tra queste stanze di un televisore
più bianco che nero
perché fu un bidone e così all’alba
mi costringeste a traversare la strada
nudo.
Che belle piastrelle aveva la tua casa elbana,
io mi stiravo nel tuo lusso estivo
quasi ne avessi fame
trangugiandoti i succhi di frutta
e Buscaglione ardeva la sua arte presta
sulla terrazza assolata.

Che bella amicizia mai fiorita, la nostra.
Vedi
sono ancora qui

Da “Credito d’affetto

Altro ultimo giorno

E ancora oggi è tornato
ultimo giorno
con un tramonto scontato
ma è ancora come quella prima volta
della scuola e del soldato
alla vigilia di un libro che si chiude.

Domani parto.

Come è buono
questo arancio
nella sera,
così mia madre
piano
e poi morì

Da “Credito d’affetto

Ancòra nel viaggio

Mi insegue
l’angoscia
fino ai cammini del sole
bacandomi gioia.
Mi si incolla di tetro
mentre attraverso ancora
l’oceano
e mi confida miasmi
incrociando deserto

che troppi spazi ho lasciato
fra il tempo

San Pedro de Atacama, Cile. 1996
Da “Tempo barbaro

Al ristorante a mangiare

E ancora altra domenica
ad alzare il telefono e parlare
con la moglie dell’amico
uscito a soffrire.
Solo.

Le ha detto meno male
che ci sei tu.
Così
pensiamo di andare assieme
al ristorante a mangiare,
oggi, che ho saputo
che mia madre è salva
oggi,
vent’anni dopo la sua
morte

Inedita

Stupito di essere nato

Stupito di essere nato
tanto improbabile me
così impossibile
così privo
di ogni minima speme
impaurito al silenzio
del vuoto assoluto
attonito
all’urlo di Cesare
a un amore
ad un ritardo o a un grido
che certo,
io non sarei mai nato.

Da “Amolore

A un moribondo

Ogni giorno ti sfiora
il regalo non tuo
di una scatola di Natale
e la giornata è di altri
che si alzano stanchi dai letti
per andare in uffici e mugugni,
per poi finalmente palloni
visori,
consumi.
I vini e i sapori non sono più
tuoi
né l’amore per fantastiche donne
né il correre con i tuoi amici.
Né la splendida luna.
L’estate ritorna ma invano
e l’inverno che passa
è senza di te.
Tra gli amici non resta che polvere
anzi non resta.
Nemmeno la loro.

Quanto mi sono passati
gli ultimi trent’anni.

Da “Amolore

Questo povero mondo

Abbiamo anche lo scemo che pulisce i cestini,
povera Italia!
Mi dice il vicino
gagliardo del suo cellulare
senonché
stavo proprio guardando quell’uomo
che cerca la spazzatura di notte,
che gira tra le sue mani
gli scarti di altro uomo,
pensavo che se mai fu nato
ebbe una madre,
e avuto e dato genitori e amore
ed apprensione, e anche Natali
forse
e mentre penso al viso di sua madre
cornacchia il vicino come la pernacchia di una giostra
e dice
povera Italia

Da “Tempo barbaro

Orgoglio e cecità

Qui gli animali e noi
siam costruiti uguali
come formine
di sabbia attaccate
unite da paure e da sogni
accomunate dal freddo
dei figli scalzi
e un nido e la paura
di un ultimo tuono.
Commossi
dal sonno di un nostro bambino

Da “Amolore

Linda

Circondato da un muro di piombo, io ti vorrei
parlare ed ascoltare, per ciò che vale
più della metà di questa vita .
Ma i cani di Pavlov ci mordono
delle banalità della bottega ed implacabili
uccidono quasi ogni intesa.
Poi nello stesso modo si ripresenta ogni domani.

Eppure splendenti nuvole ed altri sogni
continuano a riproporsi nei miei anfratti luminosi,
e ci sei ancora tu

1990
Da “Credito d’affetto

Solo una impressione

Che splendido risvolto lo stare ancora bene
invece che all’ospedale dove
così epidermicamente al cospetto di Dio

Da “Tempo barbaro

Ragli

Detesto quella schiera
di poeti e loro amici
che per posa
od una povertà, scrive blasfema
ora incomprensibili
versi, ora sgradevoli
ragli

(e porgo la mia stima
all’animale illustre
e amato).

Da “Tempo barbaro

Sospetto

Sono circondato da me stesso
con mille orecchie tese nell’ascolto
senza sapere
se sono mie

Da “Tempo barbaro

Silenzio, cibo primordiale

Voglio silenzio!
Ho zittito questa radio
perché basta rumori musiche e parole!
Giungono sguaiati
disgusti e indigestioni.
Voglio silenzio!

Così sdraiarsi e guardar cielo
zitta vertigine
per rivedere attonite le stelle
in silenzioso cristallo

per potere ascoltare
il battito delle nostre ali
il batuffolo del pulcino
un altare
un incenso.

Brezza, resta discreta
non vociare il tuo canto
rimani
nel profumo del narciso

perché qui io vorrei
solo silenzio

Da “Tempo barbaro

Roma

Entusiasmarmi di te
dei tuoi salotti adorni
e i tuoi velluti
e l’opulenza vissuta e statuaria
delle tue case.
Avevo quindici anni e tu diciotto
trapunti di gatti siamesi
e di allegrie
lascivi godimenti
piccoli peccati
e amori.
Come adoravo visitarvi
rilasciando le mie membra sparse
colmo di ascolto
e suggestione in te Giuditta
e Nicola e tu Campigli ed altre bande,
che io pendevo da bevande astruse
e quei manicaretti,
che d’anno in anno
cambiavano
a seconda delle donne e quelle
circostanze e amanti
che tu avevi.

Rossa emozione
attesa logorante
fame di tanto appetito.
Come ancora vi vedo
qui
tra questa sera

Da “Amolore

Svanire

Ripetere un gesto in un luogo
nel cercare un ricordo
come tornare nel cinema.
Ma quel film non c’è più.

Da “Credito d’affetto

Romolo

Ho indugiato più a lungo
in istanza stamane
ingannandomi il tempo
troppo aperto per il tuo funerale.
Che sei vivo da tutta la vita
da sempre la vita
e durante le sere di inverno
scivolano amici nel gorgo
dell’asprissima dolce palestra e sei vivo
immergendoci fuori del mondo
tu signore indiscusso
del tuo spazio profondo
e vulcanico
e schivo.

Ma resta
il tuo spirito antico.
Che brucia.
Riappare
nel mio corpo di allora
uno scherzo
che ride in un plesso solare.

Milano, 10 novembre 1998
Da “Amolore

Pensando a te malgrado

Quando ritorno sulle strade antiche
mi si rinnova il fluido che è passato
e rimpiango l’amore.
Qui l’Appennino verde scorre e tace
e la toscana porge una collina
etrusca di casolari.

S’alza gaio
dolce pino marittimo
contro il cipresso
e mi costringe
a rivolere andare,
a ritornare,
a riprovare a amare

Toscana, 1997
Da “Tempo barbaro

Idi di Marzo

Se non dovessi essere
che soltanto io
incendierei il fuoco col mio cuore
e smetterei di ascoltarmi.
Se non dovessi essere
che soltanto io
salterei giù verso il cielo
e riuscirei a volare.
Riproverei poi a nascere
e poi a crescere
e vivrei prima da saggio
e poi ottant’anni
da giovane signore.
Se non dovessi essere
che soltanto io
proverei a fare un giro
sulla vita di un Cesare.
Ma le Idi di Marzo
siamo soltanto io
dietro la via.

Da “Credito d’affetto

Sonno

Andiamo a molla
come un tamburino
e di notte
il Signore ci avvita.

Da “Credito d’affetto

Un vecchio padre

E non è che domani
con il sole
si potrebbe alzare guarito
dalla vecchiaia

Da “Credito d’affetto

Macinando lavoro quotidiano

Di banco in banco
muovo il tratto nel torneo
di questo pane quotidiano
e incastonato in finestre campigliesche
scelgo la mossa e vado,
spostandomi il destino
sul foglio di domani

Da “Credito d’affetto

Elogio di un’incoerenza desolata

Una incoerenza si sposa
tra sentieri limitrofi
splendida dei miti confini
che disseminano a volte
la nostra mente

Inedita

Brezze di agosto

Madre oggi ancora
come se io dovessi
all’improvviso
preoccuparmi di nuovo
delle tue carte
e questo caldo
che soffri a Milano.
Ancora
la tua presenza
ed io prendessi ora il telefono
e chiamassi
il tuo numero antico.
Brezze di Agosto

Da “Amolore

Osservato

Mastico dolce
l’amara liquirizia
svincolata dal tempo.
La bottega scura fronte a scuola
con le mentine e le stringhe arrotolate
avvolto candido dal dopoguerra.

Il gusto e i profumi
mi danno compagnia questa mattina
dall’interno di me
molto osservato

Da “Amolore

Magico amore

Albero di Natale, amico mio
fresco ricordo di una nebbia
una fragranza di resine e gli anfratti
di lucide mattine.

Ah se potessi tornare a vedere così
con i miei occhi
ed il sapore e il mosto
non si fossero persi
e la mia sera sapesse ancora
assopirsi in giochi ed illusioni.

Allora
disperso nel mio letto immenso
intiepidirmi di sogno
e tra di me
ma lievemente
dormire

Da “Amolore

Prima di partire, Europa

Siamo una stirpe antica
ora che sto lasciandoti
malato di te.
È la terra
vecchia e stanca,
ma rimpiangerò
le tue rughe
una sera.
Come i padri antichi
mi unisco ai pionieri
candidi di sole.
Qui anche il sole.
è stanco. Per questo
ti lascio,
per i figli che crescono
voglio trovare erba
e sorrisi.
Ti lascio
Europa
forse ingrato.
È piccola cosa
lasciarti ma sappi
che ti voglio bene.
Te ne avrei voluto
di più,
ma così malata di uomo
devo
lasciarti.

13 aprile 1979
Da “Emigranza

Haiku

Il fiume
fermo
contava le stelle

Inedita

Vago un ricordo

Sonni prenatali
luci viola mentre eravamo là.
Il rosso ameno carezzava il silenzio
e la placca della realtà
ci confortava mollemente
senza l’impegno del giorno.
Ed ancor prima di allora
vagando per l’universo
mi capitava di parlarne con la luna
e la nota assolata
vagheggiava sui lupi.
E scivolando mollemente tra i pianeti
la goduria ancestrale
minacciava i nostri pensieri.
Chissà se e quando
saremmo mai nati

Da “Credito d’affetto

Forse

Forse sempre ho voluto
essere vecchio, per lamentarne
delle conseguenze.

Forse essere vecchio
sempre
io sono stato.

Come un bambino.

Forse il centro della vita
mi è mancato
forse
non ho amato,
forse troppo
ho amato.
Forse
le cose più belle sono quelle
che non sono state.

Rido.
Ma infine
piango
la terribilità della vita

Da “Poesie scelte

Ed il resto é… letteratura?

Preoccuparmi del prima e del dopo
ma è chiaro
non cambia mai nulla
in questo lunghissimo mondo corsaro.

Te lo ripeto amico
da che sei partito
ed anche stasera,
la piazza ha quel Sole,
e quel fumo,
ed un uomo dispera,
e una donna gioisce,
la vedo in strada,
un cane guaisce,
una rondine incrocia una rada.

O antico Nonno
in questa contrada è cambiata la casa
ma non la commedia
dell’alternarsi del sonno.
Le genti non sono mutate
non ha molto senso
accanirsi a restare
più a lungo
per paura di un futuro più denso
epurato delle nostre acque amate.

Anzi forse nel fondo
la Commedia Divina dovrebbe
durare soltanto
il tempo di un amore profondo

Inedita

Andromeda

Le mucche insistono
assurde
ed implacabili pascolano
su questo prato
dopo dei secoli di macelleria
Sempre le stesse. Ognuna.
Ho controllato di persona io
le loro impronte digitali.

Guardare negli occhi
e saperlo.

E tu uomo sei me.

Neppure il mondo che esplode
ci darebbe la fine.

La nostra eco
rifiorirebbe ancora
nei giardini di Andromeda

Inedita

Possesso

Abbarbicarmi con la pancia
al mondo
come una piovra allungata.
Attorno. Con le dita
che si toccano dall’altra parte.
Perché io raggiunga
con il petto l’amico che sta
lungo la costa dietro
a quel capo dove c’è Francia.
Ma ch’io trattenga anche
all’ombelico una Milano
con la sua grigia fierezza
e qualche fronda.
E la caviglia orfana
richiama
sanguigna la lontananza
del Sudamerica.

Inedita

Mia città Milano

Giro stasera per Milano
da sessant’anni io qui.
Rivedo troppi tutti quegli incroci
e quelle case e i muri
vissuti e visti ognuno
come una foto pregna
di alberghi e di radici e vini
di annata.

Passo lento nell’auto solitaria
e guardo e ti ascolto
o archivio intenerito.
Che insisti, mi ridici
qui di una madre, là
di un incidente o un viso
od una storia di bimbi o
una finestra
piena di pioggia
o un sole, un ossario, il cane,
una scritta un professore un libro di testo un giradischi spento un disco caduto,
spezzato, il profumo di un latte bollito.

E ad ogni incrocio io attendo
beffardo
per sapere una cosa
per sapere un chi.
Quanto sei piena o casa,
o mia Milano,
di così tanti pezzi
così tutti chiusi in me
soltanto.

Inedita

Curva Grande

Nell’esse dietro di Fiorano
dopo il tornantino
così come al curvone a Vallelunga
oppure molto solitari, giù
nel fondo di Monza
in quel curvone,
a godere
delle pennellate
Leonardesche
che tanto hanno riempito
di conforto e di sole
quel nostro geometrico
entusiasmato cuore.

Inedita

Peccato, che se ne andò la vita!

"Lastima, que ya se fue' la vida!"

Disse alto a nessuno
o alla sua tromba alzata
Daniel Lencina,
improvviso, al mio fianco,
dietro all'applauso vitale
che rovista ancora
nella malinconia.

Lastima, que ya se fue' la vida!

Questa frase si incolla
ai miei giorni di sole e la notte
mi sveglia col suo triste lirismo
e mi costringe alla luce,
alla carta, ad una archiviazione.
Che nota Daniel, che grande assolo,
ho colto io soltanto
solo
tra lo scroscio ebbro,
da te.

Santiago, Meson Nerudiano,15 Dicembre 2006
Inedita

Vietato vivere

Focacce pizze bomboloni
e
duri di menta
sulle spiagge del Forte del cinquanta.
Eran focacce unte e ben salate
strepitose
come la crema (forse maldestramente) al sole
fantastica
del bombolone fritto
caldo
con tanti zuccheroni addosso.
Ora tutto vietato.
Che grazieadio
ancor stanchi della guerra
nessuno
aveva inventato
colesteroli, sali, fritti
o esposizioni al pubblico,
o trasporti e confezionamenti,
la norma,
gli articoli,
la UE.

Né esistevano,
finiti ormai i bombardamenti,
crisi di panico

Inedita

I compiti

Il compito, mamma,
i compiti, i compiti.
Tutta la vita coi compiti.
Compito di matematica ti odio.
Non ti voglio capire.
Compito di latino che rottura
che cosa ingrata
che orrida sceneggiatura.

Ma vai fuori fai qualcosa
non restare sui quaderni
a buttare
via le giornate senza fare,
a guardare nel vuoto
ed allora piuttosto
vai fuori a giocare!

Compiti poi militari
poi aziendali
compiti in classe compiti
sulla piazzuola
compiti a casa
magari in terrazzo
compiti di solfeggio
compiti con la ramazza,
compiti al supermercato
compiti fini sei Direttore
sei Presidente sei
Consigliere Delegato
a star di corvé
sopra il caldo selciato
o a guardare dei cessi
gelato, alle latrine,
pelare patate nelle cucine.
Compiti in casa compiti fuori.
Compiti eterei né dentro né fuori.
Studiare allenarsi aggiornarsi
prostrarsi fasciarsi,
disinfettarsi lavarsi asciugarsi
rasarsi spogliarsi vestirsi
rialzarsi sforzarsi piegarsi,
star su dritti, darsi un
contegno, esser cortesi,
masticar piano la
bocca chiusa, tacere
abbozzare, non sbrodolare
rispondere a tono
stare in campana.
Grande panzana.

Ora
fermare
soltanto a guardare
a toccare, a sentire,
nell’aria nel vento
in un pallido vino
bocconi su un prato,
il saggio saltare di un
saltamartino


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