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Walter Nesti nato nel 1933 a Poggio alla Malva, risiede a Firenze, fondatore e direttore della rivista Pietraserena, ha all'attivo una vasta esperienza letteraria. La presente opera completa la trilogia dedicata a Calu. Giuseppe Panella, apre la prefazione riportando un lungo brano di Arthur Rimbaud, tratto da Una stagione in inferno, nella traduzione italiana di Diane Grange Fiori, in cui è detto: "Tutti i ricordi immondi si cancellano", intendendo con ciò l'effetto benefico procurato da Calu. Tale nome viene attribuito ad una divinità della morte, rappresentata nelle sembianze di lupo, stando a una “laminetta lenticolare di piombo rinvenuta a Magliano e conservata nel Museo Archeologico di Firenze". Il Panella richiamando le due precedenti opere, spiega che in Itinerario a Calu il deserto era simbolo di assenza di valori, mentre in Calu perduta, la pietra è diventata una donna, ne segue struggimento e rabbia, "l'angoscia della ricerca" si trasforma in delirio.

Il poemetto è diviso in cinque canti: Il mondo scomparso, La città nella palude, Le strade del desiderio, Sogno e realtà, Il connubio felice; ciascuno dei quali si compone di dieci strofe di dieci versi.

Fin dall'incipit ci troviamo in presenza di un uomo ferito sentimentalmente, da un 'tu femminile' conversativo, riferito a una 'essa' (località geografica), ma può celare una 'lei' (donna), che gli rimane distante. Da questa ambivalenza nasce un linguaggio antropomorfizzato.

Il Poeta sente il contatto di questa entità, come se stesse immerso nell'onda d'acqua, o come se fosse sferzato dall'onda di vento: "Tu eri con me. Immobile e vorticosa! Calu correvi forte come l'ombra | sull 'asfalto infuocato della strada | nel ritorno ad antichi riti" (1°/VII); così: "Calu dal volto acceso di piacere | corpo che dalla pietra prende vita." (10/X). Lui si sente "Esule dentro il tuo stesso corpo" (2°/I), sovrastato da un senso di solitudine (propria o dello stato di abbandono).

Ora i giorni sono incerti. Il ricordo di lei (essa) è ricorrente, la cui "gota infocata" gli suscita l'effetto di una carezza. Un desiderio straziante, oppresso, un sogno sfumato. La strada asfaltata invita alla sosta e lo sguardo si trasforma in una carezza, ma il pensiero va lontano, nei ricordi antichi. Si osservino le voci come cavallo, nitrito, sesso: fanno aumentare i battiti cardiaci, rischiano di accendere la passione, quella passione d'amore che sembrava sopita. Si sente come sbucato dalle viscere della terra, scendere lacrime sul viso. La vista di Calu lontana è rallegrata dal paesaggio ridente e vivo: lepre, scoiattolo, volpe, fiori di ibisco. "Calu ... accoccolata | sulla vetta rossigna e vellutata" (4°/IX).

Walter Nesti ha la promessa che tornerà a risplendere. Il corpo di Calu è disteso sulla vetta di una terra rigogliosa alla quale il Poeta si sente fortemente radicato (credo che affiori l'inconscio). In un territorio roccioso Calu ha la carezza: "dell'ala dolce del vento". La morte che l'aveva rapita (trascurata), ora azzera ogni cosa, permettendo la rinascita sua e dello stesso Poeta. Il dolore affonda le radici nella memoria, perciò occorre superare delle prove, cioè uscire dalla solitudine, tornare al passato non significa necessariamente rifugiarsi entro un guscio, ma anche rivedersi e prospettarsi un futuro, ossia un ritorno alla vita. Credo che questo sia la conquista di Calu ritrovata.

Recensione
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