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Anna Gertrude Pessina, docente di lettere, a riposo, vive a Napoli, dedicandosi appieno alla passione letteraria, non ultima a Codici aperti, la presente pièce, giunta finalista al Premio “Città di Empoli-Domenico Rea” 2008. Fin da subito si percepisce un intento pedagogico critico.

La pièce si compone di una sola scena: entro lo studio in penombra, di una scrittrice, Marlene, si movimenta con l’arrivo da Parigi dell’amica Fabiana, entusiasta per “La Eiffel! il bateau mouche! Pialle! il Moulin Rouge! Montmarte! le Tuileries!

Oggetto del loro discorso è il libro della padrona di casa, dal titolo Flashback. Felici entrambe che esso è stato “Piazzato nella libreria Sorbonne”, come in altre librerie, sia pure depositato su scaffali all’insaputa dei gestori, fra gli autori come “Apollinaire, Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Verlaine, De Bonville, Prévert… tra i Maudits!”. Chissà che non si abbia la ventura che capiti nelle mani di un critico brillante che riesca a farla emergere, come succede ad altri scrittori.

Fermiamoci sulle seguenti considerazioni, come se ce ne fosse bisogno. Portare all’attenzione dei lettori e della critica i propri testi, da parte degli autori, è un’impresa non proprio agevole. È notorio come la stampa, la comunicazione in generale, viene guardata con sospetto; perfino la testata del mezzo di comunicazione, rischia di marchiare i soggetti che vi collaborano. Così, per fare un esempio, la nostra autrice, collocata fra i ‘maledetti’, al tempo di Mussolini, sarebbe stata confinata a “Eboli o Ponza, Levi o Pertini, Nenni o Amendola”, con chiara allusione all’aria che si respirava allora.

La critica ubbidisce spesso al potere economico o politico; ed anche l’autore, a volte, è costretto a prostituirsi o ad evitare o intensificare la frequentazione di alcuni personaggi per mettersi in mostra. Il pubblico vuole divertirsi con le avventure leggere, magari di una verginella; non vuole sapere nulla della povertà, della tessera annonaria dei nostri genitori o nonni.

Marlene si interroga sul futuro della poesia, si chiede se il pubblico si interessa di più degli scandali come degli “stupri del mostro di Bolzano o di Firenze? il volto straziato del piccolo Samuele? di Mirko? di Matilda? i coltelli di Erika e di Omar?”, o le telenovele alla maniera di “Orgoglio, Le stagioni del cuore, Elisa di Rivombrosa”. Lei così spontanea non si sente di trasgredire i propri principi morali, i propri codici aperti.

Anna Gertrude Pessina affida ai dialoghi le riflessioni delle problematiche del tempo in cui viviamo, con un misto di semplicità e di serietà per quanto basta. L’armonia è realizzata grazie all’architettura dei dialoghi, che danno respiro alla lettura; certamente le parole dette su un palcoscenico sortirebbero un ascolto piacevole; poche battute incalzanti, ma nell’insieme, mi sembrano ariose per via di alcuni monologhi della scrittrice Marlene. I personaggi sono bene tratteggiati, dai pur minimi profili segnalati che ben si adattano alle circostanze. Oltre a Marlene e a Fabiana, si inserisce Frida, collaboratrice domestica straniera, figura secondaria, ma che dà stacco e movimento alla scena che sembra viversi sotto gli occhi, durante la lettura; tutte donne; gli unici nomi maschili sono di amici soltanto nominati; senza fare dietrologia, dico che è una scelta operata dalla curatrice.

Recensione
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