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Leonardo Selvaggi, è un poliedrico e instancabile scrittore lucano, qualificato come "l'ultimo dei romantici" e anche "lo sradicato immigrato a Torino", ha all'attivo almeno una settantina di opere. Ha il merito lodevole di riunire 19 recensioni di altrettanti autori, relativi alla sua critica Sull'arte e sulla letteratura frenniana del 2006; aprendo, adesso, con due sue riflessioni rispettivamente sul mosaicista Michele Frenna e sulla poetessa Gabriella Frenna, per quest'ultima prendendo spunto dalla di lei opera, Arcano splendore, del 2008. In tal modo dà corpo ad una antologia critica sull'arte frenniana con un excursus che non poteva intitolarsi che lai mosaici alla poesia, fondendo in una simbiosi affettiva il Maestro, padre, e la Poetessa, figlia.

Pregevole antologia che costituisce di per sé un'opera d'arte per la cura con cui è stata stampata, grazie alle forze convergenti da parte di coloro che vi hanno concorso; in primis l'editore Sandro Serradifalco che ha prodigato le attenzioni di cui il libro è meritevole, palpabile è la sua partecipazione. Anna Francesca Biondolillo, che nella prefazione esprime quanto Michele, Gabriella e lo stesso Serradifalco costituiscano una "unica voce". E con estrema onestà intellettuale, nella presentazione, Gabriella riconosce il giusto merito al Selvaggi, equilibrando amore filiale e distacco critico. Un tandem veramente ammirevole e stimolante.

Leonardo Selvaggi, in quanto al maestro Michele Frenna, ripercorre strade tracciate, itinerari, per esempio partendo dall'Annuario "L'elite" di Varese dal 1994 al 2009 di Salvatore e Roberto Perdicaro, e avverte che quando l'arte si sprigiona come interiorità profonda, non si riesce a porre un punto fermo di delimitazione. I soggetti dell'Artista, persone e oggetti, ci divengono familiari nel folclore di una Sicilia tra passato e presente, in un alone di religiosità che ci fa sentire più leggeri, vuoi per gli antichi mestieri, e per la semplicità dei volti che invitano, ancora una volta, a rasserenare lo spirito, vuoi anche per la bellezza d'animo che si trae dai tanti tratti fisici 1 soggetti non sono solo decorativi ma messaggeri di insegnamenti, didascalie che vogliono dirci qualcosa. le figure sono vive, chiare, emananti un senso di profondità di sentimento i semplice nor aggrovigliato, non crucciato). E bandito ogni possibile contrasto tra i particolari e i1 circostante grazie alle sfumature che allargano gli orizzonti o li restringono per penetrare le arcane profondata dell'animo. Tutto vive in una correlazione che scambia serenità e bellezza di vita, non l'esaltazione esagerata, vive in prospettive omologiche nei giusti rapporti geometrici. in armonioso equilibrk

Selvaggi, in quanto a Gabriella Frenna, ribadisce come la sua scrittura sia approdata neiiarte musiva del padre, fondendo le due arti in simbiotica sintonia, con i suoi versi fatti emozione, in simmetria speculare; come lei rilevi la spiritualità che "aleggia intorno ai mosaici, voci impercettibili si aggirano e si fissano nelle nostre menti.". Perfezione di amore filiale. l'immagine che si fa pittura nei mosaici, sbalza attraverso la scrittura che si è impressa nell'anima come se questa fosse carta assorbente, che si usava in altri tempi; si completano a vicenda pure stando nella propria autonomia creativa. Sono parole eccelse che ci inondano di pace, come una trasfusione di ottimismo, di bellezza; abbiamo vicino a noi una poetessa ed estimatrice dell'arte musiva paterna, che sembra essere uscita, anche lei, dai quadri, dando voce alle immagini; guarda le opere musive e le ama; ma l'amore non tradisce il suo senso critico.

Soffermarmi sui volti raffigurati diventa tranquillizzante; eppure si tratta di visi dal sorriso spento, se non del tutto assente, ma certamente comunicano quella serenità che spesso manca a motivo di denuncia, se si vuole dirla così, di un fenomeno sociale e antropologico, che sta prendendo la società dei tempi moderni. La stessa natura morta o gli oggetti inanimati, stanno a rappresentare la metafora o il simbolo, se si vuole scavare ancora, di una solitudine che si impadronisce sempre di più della nostra vita odierna. Un sorriso a mezza bocca c'è, sì, ma è quella che si trova ne "L'incontro" (1996) tra due sub e un gruppo di pesci, proverbialmente muti.

Io lettore, ammiratore delle icone di Uno e della scrittura dell'Altra, nonché delle parole dell'Autore, vengo catturato e per un senso di naturale incanto non posso sottrarmi ad eventuali ripetizioni. Nelle nostre riflessioni emotive di lettori, non sappiamo discernere se ci riferiamo ad Uno o all'Altra, poiché anche le piccole cose raffigurate o solo immaginate, assumono contenuto valoriale, simbolico e impressionistico, che traducono l'animo nelle metafore, siano tasselli siano versi, divenendo essi stessi "slanci interiori". Finiamo per esprimerci come i nostri protagonisti, assumerne i pensieri, non sappiamo se sono nostri o se sono di loro.

Le opere di Michele Frenna consacrano l'antico e il moderno; l'amore che in esse si respira non è pura decorazione; o, se si preferisce, è sì condimento, ma di quello che è l'essenza della vita, che dà conforto e offre affettività. L'architettura delle opere è solo il contenitore di un sentimento autentico, che non barcolla, ma che è certo, rimette in piedi. riedifica una struttura che pareva destinata a perire, risorge come le colonne doriche di Agrigento, che sfidano il tempo. Tutto questo si riflette nella poesia di Gabriella Frenna, rivestendosi di nostalgia, ma ha la forza di erigere lei un monumento alla soavità, capace di fare rimbalzare dai versi tanta potenza e bellezza da confondersi con la stessa natura; senza discontinuità, facendoci sentire protagonisti dell'universo, partecipi e promotori noi stessi di poesia, lontani da marchingegni tecnologici, lontani da atteggiamenti psicastenici.

Dai mosaici alla poesia, di Leonardo Selvaggi, è opera accattivante perfino per le bibliografie in chiusura del libro; così si apprende che a Michele Frenna, dall'aiuto che dava alle figlie nei compiti di educazione artistica, quale genitore, è venuta su o si è svegliata forse. una passione sopita. a tal punto che approfondendola ne ha fatta un'arte propria. Ma il 1988 segna un crinale dei contenuti, poiché "si coglie un'esternazione creativa più profonda e una peculiare visione", a seguito di una perdita incolmabile. Le sue sono raffigurazioni radiose della terra di Sicilia e soggetti vivi. Si ha la sensazione di interiorizzare le opere, di confonderci noi con le stesse con il Creato, visioni sublimi, come le 21 opere mosaicali riprodotte. in piena pagina e di copertina stanno a dimostrare. Si apprende, altresì, che Gabriella ha pubblicato sette opere. e che inoltri è oggetto insieme con il padre della monografia del Selvaggi di cui in parola.

Le diciannove recensioni al saggio dello stesso Selvaggi. in premessa. Sull'arte e sulla letteratura frenniana ordinate alfabeticamente riflettono la luce del critico e dei due Frenna. Non bastava il precedente saggio, poiché il Frenna stimola, non esaurisce le aspirazioni della sua arte. Piuttosto la sua arte incanta e non stanca perché emana un senso di serenità, le cui immagini statiche diventano vive e radiose, in un dinamismo dato dalla profondità degli sguardi o dalla lucentezza oggetti che pare toccare con mano, si animano in un ambiente reale e pure trasognato di serenità.

La materialità diventa leggera e si fa spirito; e, al contrario, lo spirito che aleggia intorno a soggetti, siano persone od oggetti, si materializza fino a personificarsi, a farsi tutt'uno: mancano bruschi passaggi. Ben si coniuga Io splendore, tenue e mai esagerato, dei colori del padre con lo splendore tenuto a freno dalla sua anima. Religiosità che si percepisce nella cura e disposizione dei particolari, nel segno di amore che c'è nell'armonia delle cose e dell'universo, e non del timore; religiosità che si percepisce nel senso del sacro, dell'inviolabile.

Non vorrei esprimermi in modo compiacente, ma solo imprimere le suggestioni su carta; vero è che provando una sana soddisfazione dinanzi ai due Frenna e allo stesso Selvaggi, diventa difficile commentare per il timore di essere trascinato dalle mie letture precedenti e dalla conoscenza diretta; oltre che subire il fascino della critica unanimemente favorevole. Forse la ripetizione, sia pure in misura diversa, che fa eco, potrebbe disturbare la sensibilità sia del lettore, sia degli stessi interessati; tuttavia, anche l'eco sta a rappresentare una testimonianza che non vuole cedere il passo alla dimenticanza.

Nel libro di Leonardo Selvaggi si respira aria di famiglia, di cordialità, accentuata dalla conoscenza personale o dei soli nomi degli autori riscontrati. il che rende il libro qualcosa di proprio. Contribuisce la forza e il modo convincente dell'Autore a fare amare la casa Frenna. parole concettose e amabili nella loro semplicità; grande capacità non solamente espositive, ma che si ;a voce di entrambi e di una moltitudine.

Recensione
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