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Il mio Pinocchio

La raccolta poetica Il mio Pinocchio, di Pasquale Montalto, fa parte della Collana di poesia diretta da Bonifacio Vincenzi “I fiori di Macabor”; comprende 43 componimenti, alcuni legati al personaggio e altri che, apparentemente se ne distaccano; la copertina è di Alice Pinto.

Credo che un po’ tutti, grandi e piccoli, abbiamo conoscenza del burattino di legno divenuto bambino, protagonista de “Le Avventure di Pinocchio”, di Carlo Lorenzini, che si firmava Collodi, giornalista fiorentino (24 novembre 1826 - 26 ottobre 1890). Ebbene su questo personaggio si sono spesi fiumi di parole, si sono espressi fior fiori di intellettuali, artisti e molti pedagogisti; sono stati realizzate varie riduzioni su grande e piccolo schermo, giornalini e fumetti. E Pasquale Montalto, plurispecializzato calabrese, psicologo e psicoterapeuta, non si è sottratto a questa prova.

Ricalcherò la prefazione di Daniele Giancane che giudico puntuale e interessante, ivi si evidenzia lo spessore contenutistico sotto varie connotazioni: estetica (“ovvero la cura dello scavo della parola”), psicologica (“che attiene anche al suo impegno professionale”), antropologica ed etica (“discorsi attorno all’uomo”). Pertanto il Pinocchio di Montalto assomma in sé una molteplicità di caratteristiche: l’Io, il Tu, il Noi (semplificando, “senza giungere a Burber o a Kiekegaard”), così che l’universo che gira intorno al burattino-bambino si racconta da sé medesimo, attraverso i personaggi: “Pinocchio è allora il ‘Bambino interiore’, il personaggio di una ricerca di sé che è la ‘nostra’ ricerca”. In particolare si mette in risalto la figura della paternità che spesso rimane in ombra. Il che giustifica la dedica a Carlo Lorenzini, al proprio padre Andrea Montalto e ai Padri più in generale, partendo dal pezzo di legno di cui voleva disfarsi Mastr’Antonio e che Geppetto prende di buon grado.

Come possiamo osservare non è esagerato affermare che si tratta di una nota critica succosa. Spetta a noi lettori visitare il mondo interiore di Montalto e farlo nostro; tuttavia teniamo presente che non riguarda una narrazione in un continuum, ma di versi che aspettano di essere interpretati, assemblati e cuciti, il che non sempre si presenta semplice per il lettore costretto a divincolarsi dai rimandi letterari che diventano delle trappole. Vero è che il racconto del Collodi è arcinoto, ciononostante il Nostro ne reinterpreta l’avventura di cui giova ricordare alcuni passi.

Godiamone anche a brandelli. L’incipit rappresenta un bimbo mentre lancia al cielo un aereo di carta. Vediamo che “la vita nasce dal legno, apparentemente statico e freddo”. Entriamo nel Paese dei Balocchi che tutti i bambini fantasticano: troviamo la Fata, Lucignolo e tanti altri. Pinocchio è un bambino dal comportamento mutevole, è un giocherellone, se richiamato fa tante promesse che non riesce a mantenere perché è credulone e facile a farsi abbindolare. Di tanto in tanto il Nostro presta la voce al burattino facendola propria; ma presta pure la voce (naturalmente ne è Autore) ad altri personaggi, a uccellini e ad alberi, in una sorta di transfert, ora illudendo e ingannando, ora raccomandando e rampognando; insomma la funzione pedagogica scorre su vari binari.

A un dato momento un componimento evoca il portalettere che verrà denominato l’Angelo cui tendere la mano: “Da tempo ormai, il postino non suona il campanello”, fatto reale poiché non si scrivono più lettere cartacee e ancor meno autografe; è venuta meno l’ansia dell’attesa che dava il tempo di maturare i propri sentimenti. Entro il sommovimento umano frammisto di forze contraddittorie di aggressività, di sopraffazioni, di arraffatori, il Poeta (l’educatore) indica la via da seguire nell’Amore. Dirà più avanti che l’amore, cioè il postino, non ha bisogno di conoscere il numero civico per recapitare la posta del cuore.

Pasquale Montalto elogia le parole, di cui pure si abusa, invitando il logos che deve tornare alla poesia. Così nella veste di innamorato sussurra: “Quando il tempo verrà mi troverà a baciare le tue labbra” (Il tempo e le ore); e nelle vesti di Poeta e Pinocchio insieme, commenta, sotto metafora, di essere il “Figlio perso sulle orme del padre” del quale invoca il soccorso (nelle figure della Fatina e nel bacio di Geppetto). Ricordiamo che siamo nel 2020, segnato dalla pandemia del Coronavirus (denominata Covid-19), che certamente avrà condizionato i rapporti personali fra tutti; perciò, a maggior forza il Poeta non sta con la testa fra le nuvole, ma è più aderente alla realtà che viviamo, così in una sorta di un Io-Tu si rassicura: “per ogni lacrima che arriva, c’è certo un angolo di cielo, che ti consola e scende a farti compagnia, e Tu non ti senti più solo.” (Un angolo di cielo).

Così si costruisce il suo angolo, il cantuccio, ove il Poeta vuole raccogliersi, ove trovare la tregua alle sofferenze, la pace dell’anima, la serenità della materia di cui si è fatti, che è mater da cui ha origine pure lo spirito: assistiamo al conflitto interiore che si trasforma in armonia. Quell’angolo di cielo che si può trovare in un pezzo di legno dal nome Pinocchio, quella Via del Sole (Amore) che potrà salvarci dalla “pandemia, morte in ogni angolo del mondo, troppe persone minacciate dall’ingrata pagina commerciale” (p. 30, Medico sagace) al solito i poteri economici, il tornaconto si spogliano di ogni senso di umana solidarietà.

Mi sembra un manifesto di poetica, l’intento che Pasquale Montalto dichiara in questo lungo, ma parziale, passo annotato: “Tra libri e brava gente vivo la mia vita, libri e nomi dappertutto: nomi appena conosciuti o di lunga data oramai amici. Amico è il medico curante, … aiuto indispensabile per scrivere una pagina indelebile nel libro della vita, dove tutto d’ognun s’annota … anche di Pinocchio e della sua vita travagliata, … Con Amore - è per te Mamma, questa Storia; per te - Medico di Famiglia; per te Corpo dimenticato e a lungo trascurato; per te mio tenero Bambino interiore.” (Una storia d’amore).

Il suo “cantuccio” non impedisce al Nostro di sgomberare gli ostacoli (disordine mondiale al quale si è aggiunto la pandemia), è ora di ampliare gli orizzonti della comunicazione, così al Noi inserisce il Voialtri o l’Altro cui rivolgersi per raccomandare di non rinunciare ai sogni, di ricavarsi un “angolo di cielo”. Con dotti riferimenti indica un cielo in cui “lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto” (p. 36, citazione virgolettata di Richard Bach, aviatore americano), riferendosi al personaggio denominato “gabbiano” per le sue evoluzioni aeree (ma il lettore può anche non averne contezza): “Quante sensazioniemozioni cariche d’affetto, stormo di gabbiani in assetto acrobatico, e t’immagino tra loro vero Jonathan Livingston” (Fino al paradiso).

Ora ritorna ancora alla sua quotidianità in prima persona, nella sfera degli affetti: “Quando cerco la poesia, compare il canto del fringuello, che nel fresco fogliame di castagno (…) profumata la tua pelle, petali bagnati le carnose labbra, rosa i tuoi fianchi, che intersecano vogliose guance, ebbre di piacere.” (Come corde di violino). Ora abbiamo il rimando alle generazioni, le raccomandazioni dei padri ai figli e l’esortazione dell’Autore affinché non si vanifichi il sacrificio dei padri: “Fermati, caotico volto del mattino, sì che possa vederti da vicino, … sì che il sacrificio del pettirosso esploda in tutta la sua grandezza…” (I nostri padri, III parte). Né si vanifichi l’amore delle madri: “Tutto il soffice di mia madre Un dolore contenuto difficile da dire Sereno l’imbarazzo assenza e malattia Nel tracciare la sua firma Che non è mai scomparsa.” (“Amore di mamma Vs amore di figlio).

Tornando al burattino-bambino fra ombre e luci (le immancabili contraddizioni della società), dichiara: “Solitario mi fermo A contemplarne piegature e curve Che possano raffigurarmi l’Oltre Solo un petalo Lì caduto più vicino a me M’accompagna nel ritorno.” (Il più bel fiore). Forse Montalto ci indica una maniera di decodificazione o forse vuole convincerci con la citazione di Italo Calvino ché “le fiabe sono vere. Sono … vicende umane, una spiegazione generale della vita … sono il catalogo dei destini … lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi” (p. 44).

Faccio ampio uso di citazione dei versi convinto che meglio non potrebbe riferirsi. Così abbiamo una sorta di psico autoanalisi o confessione nell’affermare che: “Nella vita, nulla succede a caso, un evento sussegue all’altro … Pinocchio fammi sapere e non lasciarmi al buio, chiedimi, se vuoi: …, ma del mese di maggio non ti dimenticare.”; per poi aggiungere : “La mia vita, si è estesa alla soleggiata altura; con occhi di bambino …, ma per poterlo gridare ho dovuto assimilare Rodari e poi Calvino; …: e ora col Dialetto della vita, la grammatica non è più in pericolo, posso parlare in lingue e tradurre con parole altre, dell’arte e della scienza, di Alice e il figlio David, con quella di ogni cuore amico.” (Il caso e la necessità [il Dialetto della vita è titolo di una raccolta poetica di Montalto; maggio è il mese in cui è nato il Poeta]).

Fantasia e realtà, invenzione poetica ed esperienze personali si scambiano i ruoli, come si era detto più sopra (sdoppiamento e reinterpretazione). Così nelle alterne narrazioni abbiamo Alice che è la moglie alla quale rivolge sempre pensieri d’amore, un esempio per tutti: “nel tempo che scorre dove nulla scompare io cammino con te e … tu sei con me presente nel tempo”. Ritorniamo al suo Pinocchio, per riprendere le originarie Avventure del Collodi: “Il petto rigido e schiacciato Dall’odio del tuo legno Albero dell’impiccagione Sacro campo incolto e selvaggio Monete sottratte con l’inganno Sberleffi del gatto e la volpe Anima libera ritrovata – Pinocchio Burattino e poi Bambino, Anima la città in Via del Sole Quanto tempo… per dare un senso alla favola: portarti nell’isola dei balocchi con profonda unità di cuore dove farti sentire al sicuro.” (Pinocchio in Via del sole).

Pasquale Montalto, come il padre Geppetto e come tutti i padri, non manca di esortare alla retta via nella seguente metafora: “Nella bufera, …, reggiti dritto in bilico, non vacillare e attento a non cadere vittima del drago; …; avvolgiti nel rifugio del tuo mantello e ascolta la corsa dei tuoi piedi” (p. 56, Il rifugio del mantello). Purtroppo è conscio che il mondo che lasciamo alle future generazioni è “Completamente da riparare”; ma che si completa grazie alla Poesia: “Luce colorata Che non deve mai mancare Sulla strada della tua vita” (p. 58).

Eccoci al “postino” accennato sopra. “L’amore - Allora è vero Non ha bisogno di numero civico Anche quando tu eri da un’altra parte Eravamo lo stesso passo - Insieme” (p. 62, Cieco amore). Postino che ci conduce alla casa del nostro Poeta, scrigno di affetti, è semplice e saldamente legata alla terra, animata dal figlio David che urla con “batteria e chitarra”, dalla moglie Alice “che s’allarga con murales quadri e disegni” e dallo stesso “Pasquale con la voce di tanti altri a scrivere poesie.”. La sua casa “è il posto ideale per sognare” (p. 63, Casa mia). Tutto, fino adesso, ci conduce alla meta, ove leggiamo: “Poesia per risanare azioni scellerate … Burattino che dal mare riporta vita al Padre Altro lato della creazione Lucciola di un sapere nuovo Cristo che ricrea il mondo” (p. 67, SÉ).

Non ci siamo soffermati sugli aspetti estetici della poesia, ma siamo certi che l’uso della scrittura, dopo tanti anni, renda più spassionati nel percorrere vie nuove. Così troviamo l’espediente per produrre la percezione della confusione o della concentrazione nei grafemi scritti saldati come “perbenismoconformismoformalismopensierieideecondizionanti” (p. 57), o anche “FelicitàDoloreSolitudine” (p. 59), così pure “sensazioniemozioni”. Nel “sacrificio del pettirosso”, penso che possiamo vedere Cristo legato e inchiodato sulla Croce che, benché morente, viene ferito con una lancia sul costato da Longino; e potremmo continuare ancora.

Troviamo esempi di iterazione in chiusura della raccolta, “se la vita” che rimarca il sogno che si realizzi “La Città del Vivere la nostra favola esistenziale già Paese dei Balocchi anche Utopia e Città del sole.”, in tal modo l’Autore salda i due capi della storia personale ricalcando l’avventura del suo Pinocchio. Esempio di musicalità si avverte nel “mattino” che fa rima con “vicino” ne “I nostri padri”, preannunciata dal titolo “Come corde di violino”.

In ogni caso i soggetti proposti, vuoi per il loro significato, vuoi per l’accostamento mentale, rappresentano un humus eterogeneo. Artifici o ingredienti letterari che ci fanno apprezzare Il mio Pinocchio, sia pure con qualche difficoltà di decriptazione; ma ne valeva la pena. Mi pare potere affermare, si privilegi l’aspirazione a che “il sapore della parola / torni alla poesia” (p. 27), così lo sono: nuvole, nebbia, stelle, Prometeo, Giorgio, sentieri sconnessi, petali di fiori, la Via del Sole più volte nominata. Infine, inutile dirlo, i versi ci mettono di buon animo.

Quanto al burattino di legno che diventa bambino in carne e ossa, retrospettivamente, mutuando i termini, si potrebbe pensare che il bambino che è in noi, a volte, non vuole crescere; in ogni caso Pinocchio si distacca di gran lunga dal, direi compassionevole, Fanciullino del Pascoli e dall’immaginifico sempre ragazzo Peter Pan di James Matthew Barrie; penso che le tre figure (Pinocchio, il Fanciullino, Peter Pan) coesistano in noi tutti, con differente prevalenza ora dell’uno ora dell’altro. Pasquale Montalto, se nel burattino ritrova il Pinocchio che è in lui, allora in Geppetto ritrova il principio paterno, e nel transfert padre-figlio ritrova ancora una volta sé stesso nella duplice realtà. Penso che tutti possiamo essere d’accordo.

Lavinio, 19 luglio 2021

Recensione
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