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Pasquale Montalto è calabrese di Acri, poeta, scrittore e saggista nell’impegno letterario; psicologo, psicoterapeuta e sociologo nella professione. Coltiva più di un Progetto: uno riguarda il Movimento da lui fondato sulla Poesia Esistenziale; un altro riguarda la realizzazione poetica di una Trilogia sull’amore, iniziato con “Amicizia e amore” e adesso proseguito con Io e la vita. Questa raccolta bene si amalgama con la copertina e i tredici disegni all’interno, di Alice Pinto, della quale, in esergo, figura una composizione (rivolta inequivocabilmente al marito): “Ti ho mai detto che...”, che è una manifestazione di amore “nell’Io ti amo, | sintesi così diversa di un Tu e di un Io.”.

Francesca Innocenzi nella prefazione, afferma di individuare una “arte al servizio della vita, volta alla felice realizzazione del Sé collettivo, risultato del connubio tra ragione e creatività.”; obiettivo che si raggiunge grazie al dialogo. Conclude l’opera la postfazione di Fulvio Castellani il cui giudizio si sintetizza nel titolo “Originalità e connotazioni antropologiche tra il Sé e l’Oltre”; segue una “Piccola antologia critica recente” (in cui mi onoro figurare). Nella struttura le prime (cinque) composizioni possono considerarsi poemetti; ma ritengo che l’intera opera sia un solo grande poema, in un certo senso rappresenta un manifesto poetico e spirituale: un inno all’amore.

L’opera si legge nella sua successione, apre con ‘Uomo 54’ come dire l’autopresentazione del Poeta, il cui anno di nascita è il 1954, che man mano si disvela: si interroga sul futuro, sulla funzione della poesia, sentendosi responsabile “colpevole di non riuscire a fare abbastanza.”. Si ripromette di non accumulare sogni, e di agire secondo la somma dei suoi sentimenti. “sul cammino dei miei anni innocenti, | dove tu donna sei comparsa travolgente. || Mesto fiore, fresco rosa di pesco,”. Non manca il dolore in attesa di giungere alla serenità, la paura di non riuscire a realizzare il suo futuro (Progetto); la paura della solitudine, quando non venga sublimata, conservata in una “scatola di cartone sempre nuova”. Lui è alla ricerca di una strada da percorrere. Sente il peso di un dolore cosmico, l’invocazione “Gesù, Gesù, ora aiutami tu”, il desiderio di una “briciola d’amore”. Si fondono filosofia e psicopoesia: ci si crea il rifugio per sconfiggere la paura di non farcela.

Pasquale Montalto svela l’amore nelle sue molteplici espressioni. “… dimmelo chiaramente – sempre - | che mi vuoi Artista della Vita, | completamente dedicato | a dare corpo al Sé corale.” (L’amore). L’animo si raccoglie nella gioia, nell’esaltazione, nella fusione dei cuori “corolla e petalo del fiore | fiato unisono della coppia”. Novello Ulisse finalmente approda alla sua Itaca, dalla sua Penelope: è la bellezza nella fusione delle anime; l’amore è “attimo di intima amicizia, | che guarisce il mio cuore in piena” (pag. 40), e la poesia è la voce della storia inascoltata, è la vita stessa: “la poesia non è professione, | ma attimo da cogliere col respiro, | sguardo irripetibile” (43).

Il ritorno alle proprie radici che sanno del sacro focolare domestico: la casa, la terra da coltivare, la semplicità della vita, la “eco di un antico campanile diroccato, | che veglia sulla vecchia cappella, | dove riposano le ossa di tuo padre.” (52). La vita è intesa come uno stringersi le mani insieme in un itinerario d’amore, una goccia metaforica, ora è lacrima, che ti sommerge nell’oceano o ti distende su un divano, è un sogno d’amore: “è l’amore che riempie e sazia di pace.” (56); ora è amore verso la madre, “Goccia antica dell’amore protettivo,” di sempre. La vita è anche come una preghiera. Il mondo è vario, nelle nuove frontiere della comunicazione (sms, e-mail); donne “infelici si danno ad ogni porto”; la speranza fievole “Sole che non rinuncia a scaldare | mezze porte e spioncini nascosti, | dove il mutismo assedia la morte d’inedia.” (70), occorre essere nocchieri in questo mondo così tempestoso.

Pasquale Montalto ha innalzato un monumento, un canto, all’amore, frutto di incontro felice: l’amore è un faro della notte, è la voce del silenzio, è il colore che dà vita (Mi sono limitato solo alla superficie). La sua è voce che invita alla riflessione, conversevole e rilassante, rivolta a un tu intimo e totalizzante; non ci sono toni accesi. L’Io si astrae dal Sé proprio, gode di una serenità d’animo propria delle persone appagate che vogliono estendere il bene Oltre il proprio orizzonte per diventare un Sé collettivo; sotto un grande ‘Riflettore sull’anima’, che è l’amore.
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