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La mia attenzione è stata calamitata dai titoli tanto del singolo componimento, Riflettore sull’amore, quanto da quello del volume, Io e la Vita (un sogno d’amore), di Pasquale Angelo Montalto, entrambi pieni di fascino, che già da soli, fanno sognare, ci lasciano in attesa. Va subito detto che l’Autore è uno psicologo-psicoterpeuta abituato ad esplorare la psiche umana.

La struttura architettonica di questa poesia presenta 35 versi distribuiti in sei strofe di vario respiro; queste si presentano sfrangiate, sembrano tracciare un percorso sconnesso, sinuoso, come quello di un ruscello, ad imitazione del corso d’acqua che scorre nella poesia. Una poesia che fa ricredere sul senso della vita. I versi sono liberi, svincolati da metrica e rime, hanno forma prosastica e senso immediato, e pur capaci di armonia poetica nel loro interno.

La lettura sembra mostrare una pagina di diario, di resoconto al rientro in casa da una passeggiata, nell’arco di una giornata, in compagnia della propria amata, rivissuta insieme con lei: l’anima gemella; in un’aurea di completa estasi, di una felicità eterea e gioiosa che stimola emozioni sentimentali e sensuali. Un percorso che conduce alla riscoperta dell’amore: il Poeta si bea “tra l’abbraccio umido e la tua parola rosa, | nello sforzo fitto d’emozioni di far vivere l’amore, | che nasceva come timido petalo di rosa.”.

Il volto di lei si illumina di giorno e qualche filo d’erba, immagino fra i capelli scompigliati, si mostra “complice” di un sigillo amoroso che si rinnova. E al tramontar del sole, lei si accende come una stella, insieme con il luccichio del ruscello. I due corpi sembrano danzare accompagnati dal canto di una natura incantata; si fondono l’Io e il Tu, facendo scoprire ancora di più, altre fonti che dissetano l’anima.

Nell’architrave della struttura, direi, Riflettore sull’amore apre, nella prima strofa, con “Questa mattina”, e flette, nell’ultima strofa, quando “il sole ormai volgeva al tramonto”; così, finalmente pago di sé, il Poeta, Pasquale Montalto, lascia il posto all’Innamorato, e può dire: “cammino in totale gratitudine con la vita | e col pieno sostegno del mio Sé.”. Il sentimento, o la passione, se si vuole, si sposa con l’autocoscienza; la poesia diventa il tramite pedagogico di un messaggio divino, o sociale: grazie, alla vita!

Nel suo tono andante, come le acque basse del ruscello, la voce poetante si rivolge ora al Tu diretto all’amata, ora al Tu impersonale e metaforico, uscendo da Sé, come egli stesso osserva; divenendo altro da Sé, scoprendo l’Altro fuori di noi, l’Altro che ora è l’Altra (l’amata), ora è lui stesso, visto da Altrove. È una scoperta sensazionale che arricchisce l’anima, che è il frutto di un riflettore rivolto sull’amore; è quel sogno d’amore che fa dire: Io amo la vita; oppure semplicemente, Io e la Vita siamo una sola cosa, come dire: Io e la mia Sposa. Un connubio esaltato fino al massimo umano e poetico.

Pasquale Angelo Montalto avrebbe potuto inserire questo componimento in una “Lettera d’amore” ispirata nel momento di massima intensità sentimentale, ascetica o erotica; invece ha voluto che fosse, la poesia, un ‘riflettore sull’amore’, per dare luce all’amore, oggi così messo al bando, deprivato del suo significato più nobile. Non ha avuto necessità di ricorrere ad artifici particolari; ma ha semplicemente adoperato parole evocative immaginifiche, di cui abbiamo perso memoria.

È un inno alla propria donna o più in generale all’amore, in un sublime amplesso totalizzante nella sua purezza e gioia. Un idillio d’altri tempi, che nulla toglie alla poesia, cosiddetta, impegnata, che anzi richiede capacità di transfert ed è capace di riversare sul lettore tanta serenità, da fare invidia.

L’illustrazione grafica dell’Artista indiana Alice Pinto, accompagna questa poesia, coniugandosi perfettamente nell’armonia dei due autori (Pasquale, di Acri classe 1954; e Alice, di Bombay classe 1957): ottimo esempio di connubio artistico e di comunanza di sentimenti.
Recensione
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