Servizi
Contatti

Eventi


La magia di esistere

Pasquale Montalto è calabrese di Acri (classe 1954), di professione psicologo-psicoterapeuta, sociologo, attivo nell’impegno civile, coltiva l’amore per la poesia; dedica la recente raccolta, La magia di esistere, ai “Maestri di Vita, passati e presenti”. Copertina, Dalle acque la nascita, e disegni all’interno, sono di Alice Pinto, hanno tratti delicati ed eleganti, e un’aria fiabesca, tra l’allegoria e la metafora, per es. albero antropomorfo, immagini stilizzate di donne. In esergo un componimento di David Andrew Pascal Montalto, che si dichiara: “modellato con le mani dell’amore” mi fa percepire l’impressione di un’unità familiare di sereno e forte amalgama.

Il libro comprende 45 titoli, i cui primi cinque presentano ampi componimenti; ma il tutto forma un solo poema, all’insegna del valore esistenziale, dell’Universo, dell’uomo e della stessa poesia. Concordano tutti gli interventi critici nel segnalare le finalità socioculturali del Nostro e l’uso della parola “giusta”, chiara e immediata, su cui mi riservo di fare qualche osservazione, in chiusura. Così Francesca Innocenzi, in prefazione, garantisce che il Poeta persegue una proposta controtendenza, rispetto alle “logiche cenacolari, snobistiche, opportunistiche”, utilizzando immagini genuine tra magia e realtà. Carmine Chiodo, nella introduzione, asserisce che Pasquale Montalto offre argomenti che fanno meditare, raccontando di sé come se si trattasse dell’altro, ponendosi all’ascolto di un interlocutore silenzioso che ora rappresenta l’Io, ora l’Altro, ora tutti Noi: “poesia dell’Amore, della Bellezza, dell’Infanzia, dei cari Luoghi, che regalano versi veramente stupendi”, in cui pone l’accento sul battito della scrittura e della lettura connotata dalla modestia “tale che la poesia si configura come una continua e sicura riflessione sulla vita”.

Anticipo quanto affermato in postfazione: Anna Lauria, sulle orme dello strutturalismo di Roman Jacobson [studioso russo], evidenzia la frequenza con cui Montalto presenta parole come Armonia, ben 14 volte, o Amore, 70 volte, cioè più di ‘dolore’; e nell’intervista ci fa conoscere un po’ meglio l’Autore stesso, al quale sono cari tre famosi versi di Quasimodo, “Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole;/ ed è subito sera” e i libro di Edgar Lee Masters, “L’Antologia di Spoon River”, convinto che la poesia possa salvare il mondo.

Pasquale Montalto esprime in forma autobiografica la geografia dell’anima: comunque parli, di sé o dell’Altro, si fa pelle sensibile del mondo; fa una trasposizione dei sentimenti e della propria concezione della vita, fin dall’incipit: “Figlio di una storia ingrata/ e che non mi appartiene/ - nato fuori tempo/ e dove non dovevo - / …// S’aggira tra Israele e Palestina/ un forte profumo,/ che del cedro del Libano/ porta le carezze dell’amore/…// più grande m’ammalia/ il magico sentiero dell’India”, in cui il Poeta si unisce con il Tutto in un luogo di meditazione (samadhi e ashram), facendo dell’India il nucleo del suo amore intimo. Ma il viaggio lo trasporta ancora più a nord e a est, del pianeta, tra i prodotti della terra e i bisogni delle popolazioni.

Dichiara la sua ferma volontà: “scrivo e vivo la parola/ e non concordo/ col testardo rimando/ di quel che non si dice.” (pag. 23), l’uomo gareggia per fagocitare l’altro uomo, per il potere. L’agonismo [anche se finalizzato ad ogni costo al merito] degenera nell’egoismo, aggrava contrasti, inganni, odio, che inducono l’uomo o i popoli ad assalire il vicino. Società inquieta, ansiosa o godereccia; ci mascheriamo per ingannare o per proteggerci, finendo per vivere falsamente; il cuore rimane inascoltato. Il ricordo può dare dolore ma rende più sensibili; noi siamo solo piccola cosa; una sorta di membrana senziente delle vibrazioni universali.

Il Poeta attinge nel vissuto trovandovi “la favola e la magia della vita”, dichiarando: “felice d’Essere per come sono”. L’Anima si nutre di Bellezza ed è questa che può salvare l’Umanità; la Verità poetica è trovare ed espandere la gioia, condividerla; credere nel mito e nel sogno, nelle stelle e nella luna; vivere seguendo la natura; riscoprire la genuina verità delle parole vicine al modo di sentire e di comprendere. Pasquale, nella sua odissea, raggiunge come un relitto la terra dei Feaci, è ammaliato del fascino di Nausicàa; ma, come è nel mito, si ridesta per continuare il suo viaggio verso il Luogo dei suoi affetti. Tuttavia abbiamo la consapevolezza di essere soli, bistrattati, evitati; ma dalla solitudine sappiamo trarre momento di meditazione, vivere la quieta pace dell’anima, godere del sole e potere guardare gli altri negli occhi.

La vita è meravigliosa, sta a noi coglierne la bellezza, i colori del tramonto, il firmamento; la ‘bella Sila’ e i suoi pini, i profumi e il lago Cecita. Il Poeta ricorda la madre quando gli dava la sveglia, la propria infanzia, la famiglia unita, la sobrietà; dice che nella coppia, anche silenziosa, si può godere dell’armonia dello stare insieme; nella notte avviene la magia: “amarsi, amare,/ al di là di ogni sacrificio,/ e trascendere,/ trascendersi nel progetto dell’amore.” (73, “L’Io e il Tu”). Egli si stacca dal suo corpo, divenendo puro spirito e osserva se stesso e il mondo circostante; contempla la sua sposa, novella Nausicàa, bella come una donna jonica, bella come una rosa, dai capelli con ‘riccioli’ ribelli. La sua parola riesce a dare sostanza ai versi e a trasformare il lettore in coautore.

Angelo, secondo nome del Poeta, tiene caro l’album dei ricordi; le emozioni non possono cancellarsi. Così il Natale festoso; il figlio bambino divertito con un libro dal quale fuoriescono vecchi foglietti “rigonfio di tanti cimeli”, che raccontano sogni addormentati. E rivolgendosi a Ennio Di Rollo osserva come sia “… dolce dormiveglia che onora la vita.” (89). Nella pienezza del godimento spirituale, in chiusura del poema, esprime nella massima convinzione, con naturalezza: “Lussuria creativa/ dove il seno accorda la vagina/ …// con la vagina rilassata,/ che accorda un dialogo inaspettato.” (90), uno stato coscienziale ardito. Commenta che sono le piccole cose che riempiono e fanno felice la vita; così se guardiamo con gli occhi dei bambini, forse, riusciremo a riscoprire l’innocenza.

Pasquale Montalto fonda la sua poesia sugli affetti a partire dalle radici; basa il suo credo nel guardarsi senza vanagloria, nell’avere rispetto delle origini, dell’insegnamento paterno ereditato che è da trasmettere ai figli. Fa terapia attraverso il binomio “Io e Poesia”, più volte ripetuto, come pure attraverso “salvezza e pace”. Rivendica il suo spazio vitale con l’Io poetante anche richiamando Thanatos, nella morte dei cari, ed Eros, nell’apogeo dell’amore; elabora il dolore attraverso il culto della vita; si trova in uno stato di contemplazione, di beatitudine. Si pone le domande dell’uomo primordiale riguardante l’Universo, identificandosi con le grandi e piccole cose.

Fa della vita la sublimazione dell’esistenza dell’uomo e dell’universo, rivendica il diritto di esistere, il diritto di essere lui a dare senso alla vita, confermandolo nell’Amore; “felice d’Essere per come sono”, ripete in più occasioni. Spirito elevato alle altezze astrali, umane e religiose, usa una scrittura naturale e chiara, come s’è detto in apertura, ma l’interpretazione si arresta agli aspetti figurativi o immaginativi immediati; mentre il vero significato rimane impalpabile sia pure come una pellicola, nell’anima del lettore divenuto coautore.

Avendone conoscenza aggiungo che con La magia di esistere, Pasquale Montalto, completa la trilogia dedicata all'amore (I Colori dell' Amore, Io e la Vita). Non mi pare che Egli segua logiche schematiche, preordinate, ma le sue parole scorrono facendo leva sul verso libero, scandito dalla naturalezza dell’espressione verbale, che porta in espansione l’Essere: l’essere se stessi; eleva un’elegia alla vita: la vita tutta. Le parole “giuste” non possono essere sostituite o ricoprirsi di ulteriori significati. Il Poeta confessa con semplicità estrema “e nel segreto si ricrea la magia,/ umile ragione dell’atto creativo.” (53). Perciò le parole lasciateci negli scritti o dette dagli anziani, sono anche esse un tesoro di cui tenere conto; le parole usate bene, quelle “giuste” del Nostro, accendono la gioia di vivere.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza