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Paesaggi e figure

Paesaggi e figure dell’anconitano Franco Orlandini segue alcune sue opere in versi e in prosa; sua creazione è l’illustrazione in copertina. La nota critica di apertura di Dino Papetti rileva nel Nostro un indirizzo etico, “una parabola morale”. I racconti sono raggruppati in due parti e hanno in comune luoghi delle Marche; non seguono una scansione cronologica ( così mi pare), ma si possono ricucire, costituendo una stimolante narrazione autobiografica, da quando “si andava a caccia di lucertole o di rane”.

Con un linguaggio fluido e poetico richiama le care immagini di una zia “lontana, smagrita e vestita di nero”; della madre, dalla quale l’autore ha ereditato “delicata mestizia”; o dello zio Antonio proprietario di una drogheria …

Gli anni Quaranta sono attraversati dai venti di guerra, fin quando, con il 25 Aprile 1945, le campane suonano a festa. Sono anni di difficoltà; i ragazzi raccattano ferrivecchi e quant’altro, per recuperare qualche soldo; ma sono anche allegri e fantasiosi.

Orlandini frequenta, per qualche tempo, l’oratorio salesiano, ma poi preferisce la biblioteca comunale. Dice che sentiva prepotente il bisogno di comunicare e di misurarsi, preso da “fervore intellettuale”; le sue frequentazioni personali con artisti e letterati si allargano. La città di Ancona, con il suo mare, favoriva la meditazione; era attratto dalle letture di Giovanni Papini; più in là preferirà Vincenzo Cardarelli, “l’ultimo paladino della letteratura assunta come valore assoluto” ( pag. 99).

Alla fine degli anni Cinquanta, insegnante elementare in villaggi, fa il pendolare, riflettendo sulla emigrazione postbellica di molti italiani. Sono inverni rigidi, pochi gli svaghi, rari i televisori …

Sugli anni Sessanta fa considerazioni sociologiche: Pier Paolo Pasolini, interprete del tempo, già denuncia il neocapitalismo, il degrado, l’incertezza delle generazioni … Orlandini richiama l’auspicio di Ignazio Silone della “riconsacrazione dell’uomo e il risveglio della religiosità”.

Gli anni Settanta, attraversati dal piombo delle Brigate Rosse, in particolare segnano il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta; e la “preghiera” di Paolo VI, amico personale dello statista, rivolta ai rapitori …

Orlandini inframmezza delle reminiscenze, come la visita, insieme con la madre, al Santuario della Madonna, a Loreto; o descrizioni naturalistiche: “Si stacca qualche gàlbulo dalle vecchie rame dei cipressi; le rose più sensibili si sciolgono in un pianto di petali.” ( pag. 88)

Della “Terra marchigiana” ricorda Luigi Bartolini ( 1892- 1963), Libero Bigiaretti ( 1906- 1993), senza dimenticare Giacomo Leopardi.

Osserva come il progresso avanzi, mietendo lo spirito di “affettuosa solidarietà”, anche nei piccoli centri.

Il ricordo della madre, morta nel 1984, segna una sorta di congedo, l’altro ramo della parabola.

Recensione
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