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Prefazione a
Pasquale Montalto.
Sogni e ideali di vita nella sua poesia

Tito Cauchi

Pasquale Montalto è un poeta con il quale mi interfaccio da circa vent’anni, quasi ininterrottamente. Il suo impegno in poesia costituisce una testimonianza di vita e di partecipazione nel tessuto culturale e sociale del nostro Paese, senza sbandieramenti. Di lui ho recensito una decina di opere, segno che i suoi versi hanno lasciato un segno su di me, tanto che potrei parlarne a pelle. Per professione è portato a sondare l’animo umano, perciò sento che potrei definirlo ‘psicopoeta trasognato’ con grande capacità di fare sognare e di ideali di vita, di far prendere coscienza della realtà che si vive. Detto così, potrebbe sembrare un elogio spropositato, perciò ne darò qualche prova.

Quando si scrive su istanza interiore, si traccia, anche senza avvedersene, un itinerario di vita, che nel caso del Nostro registra una creatività artistica strettamente connessa con la sua competenza specialistica, senza che una forma travalichi sull’altra, bensì amalgamandosi e intrecciandosi in richiami poetico simbolici che rimandano a emozioni e sentimenti di vissuto esistenziale. Lo scrittore Pierfranco Bruni, nella Prefazione al volume di Pasquale Montalto e Francesco Fusca Siamo uomini innamorati della bellezza e che dialogano in Amicizia (Cosenza, 2017) evidenzia il fulcro della loro poetica, individuandolo nel proprio percorso di vita e per concludere che “bisogna recuperare l’antropologia dell’umanesimo che è dentro la parola di entrambi”. Per quanto riguarda Montalto, si sofferma sulla funzione della parola (logos), che nella poesia contemporanea, fa leva su tre elementi fondamentali: il linguistico, il fantastico, il metaforico, creando così “la metafisica del tempo e l’archetipo dell’anima”. Bonifacio Vincenzi nella Prefazione ad un precedente libro, Pasquale Montalto e Domenico Tucci Il dialetto della vita - Il sogno, la vita, la bellezza (Cosenza, 2015) richiama versi di Octavio Paz sulla complessità dell’uomo affermando che il Montalto “condivide il dialetto della vita con le parole dell’amore”, in un amore presente, e richiamando Edmond Jabès sottolinea come la condivisione riesca a coniugarsi nel continuo delle emozioni.

Con l’apporto di queste voci significative della Poesia calabrese, Vincenzi e Bruni, credo che la ragione poetica di Montalto, pur vigile, gli consenta una versificazione espressiva forte negli elementi primigeni, come l’amore, gli affetti, l’amicizia, nonché l’ascolto della natura: il fruscio degli alberi, il sibilo del vento, lo scroscio di un ruscello, il cinguettio, il profumo della terra e dei fiori, per come in questi versi presi dal suo ultimo libro: Il pettirosso,/ atletico provetto;/ il fringuello,/ t’incanta col suo canto;/ il cardellino,/ soffice e tenero;/ uccellini dai tanti colori,/ liberi volano./ La calendula, i narcisi,/ fiorellini azzurri, nel prato;/ il pesco, il mandorlo,/ tutto è in fiore,/ nell’elegante giardino (…) Natura,/ il mio essere respira,/ nel tuo divenire (Rudy De Cadaval e Pasquale Montalto Il turbinio della vita e le Ragioni del vivere, Apollo Ed.ni, Bisignano-Cosenza, 2018, pg.108). È naturale che nel riscontro comunicativo intercorrano le relazioni poeta-lettore-critico e che si muovano su piani non paralleli, vuoi per sensibilità, vuoi per stili e contenuti e che conduce a esiti a volte differenti, nondimeno mi sembra palpabile il moto interiore che il Nostro trasmette.

Pasquale Montalto segue degli ideali di vita, condivide spazi naturali, culturali, sociali e esistenziali con l’ambiente umano che lo circonda, che ne amplificano l’animo rendendolo forte di energie e di virtù nascoste che egli utilizza per filtrare e trasformare le negatività che ci circondano. Montalto poeta ha un senso di freschezza, che mantiene per tutto il suo percorso creativo, mantiene la piacevolezza del sogno, sente ancora le prime dolcezze del cuore, le aspirazioni giovanili, consolida le emozioni di universalità, senza nulla togliere alla maturità dei sentimenti per un amore che continua a profumare di rosa. Seguiamolo in questi versi dedicati ad Alice, moglie e musa, oltre che lei stessa Artista poliedrica e Pittrice: Ho scoperto/ il tuo giardino,/ ho scoperto/ dove hai nascosto/ il tuo cuore,/ la tua grazia/ dipinta di fedeltà;/ sono entrato/ nel tuo mondo incantato,/ nelle fantasie segrete,/ abitate da stelle,/ re e folletti gioiosi,/ e ho trovato/ il tuo caldo universo,/ il giardino/ dove tutto ha un senso/ e si regge su ali di vento (Pasquale Montalto Glass Bits Schegge di vetro, Ed.ni Giuseppe Laterza, BA, 2003, pg. 90). C'è la consapevolezza di ritrovare l'Io e il Tu nel proprio Essere se stessi, in un tutt’uno poi che è quello del Noi. Sono versi che sanno di tanta tenerezza e danno benessere spirituale.

È aspirazione di tutti i poeti trovare le parole giuste per rendere palpabile il proprio sentire interiore, a volte sperimentandone di nuove e talaltra di inusitate. Egli dà colore alle situazioni felici; mentre quelle tristi sono mimetizzate e lasciate alla percettibilità del lettore. Montalto in una poetica più di risvolto sociale ci canta di disastri di eco planetario, di guerre, fame, ingiustizie, marginalità, ecc., a volte pure accompagnate da disarmonie e asimmetrie personali. In ogni caso il lettore si sente partecipe della sua poesia, gli sembra d’averlo come amico che gli sta accanto, ne ascolta la vita, senza il timore di sorbire pura retorica. Basterebbero i titoli delle sue numerose sillogi per darci un indizio del suo ricco e costante e preciso itinerario poetico. Per attitudine rivolge la sua attenzione al mondo dell’altro e può verificarsi che forse si dimentichi di sé, ma sa che cammina comunque accanto alla sua musa Alice e che su di lei può contare. È così che ci accorgiamo che noi stessi non siamo mai soli.

Angelo, che è il secondo nome di Pasquale Montalto, si carica delle sofferenze dell’uomo del Sud e da quel luogo poetico egli dice: “Necessità e bisogni la mia storia, / figlio del sud e proletario (…) Da tempo arcaico (ormai)/ primeggia la cultura dell’inganno, / i papaveri nei campi/ misconoscono i calli delle mani/ e nel sogno grigio/ di una casa, una macchina, / un quadro d’autore per lo spirito, / tesse il tarlo del tiranno”. Al poeta è caro l’attaccamento alle proprie radici che sa di focolare domestico, dei valori tramandati, di saggezza semplice. E Pasquale Montalto poeta quale è si fonde con le cose genuine della natura, non circoscrivendo il suo amore entro recinti ristretti. In questa sua autoconsapevolezza leggiamo l’essersi ritrovato in armonia con la Bellezza, con il Bene e quei valori positivi di cui più dai, più ti senti riceverne. D’altronde cosa è la scrittura se non che un atto di amore verso gli altri e un intimo confronto con se stessi. È questo che poi diventa vera poesia, vero amore, per come leggiamo nella poetica montaltiana.
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