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Da traghetto a traghetto
Pensieri nomadi. La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin

Sulle orme di Ulisse (l’un lido e l’altro vidi infin la Spagna…), in un viaggio mirato – certo! – anche a conoscer delle genti l’indol, ma più ancora a cogliere nello spettacolo primordiale e “innocente” degli umani elementi connessioni paniche con gli inesplorati abissi di che si costituisce il nostro subconscio e – dei medesimi – possibili allegorie, Maria Luisa Daniele Toffanin volge in versi l’esperienza di nauta meditabonda per i mari a sud della Sicilia, dove le isole di Lampedusa e di Linosa offrono alla vista del navigante il fascino della loro primitiva, selvatica bellezza.

Ma il viaggio, e il soggiorno in queste terre dalla fisionomia geoetnografica così marcatamente diversa da quella del continente attivano – per così dire – nella poetessa i recettori sensitivi e dello spirito, in lei già notoriamente ipersensibili, dando luogo a una effervescenza speculativa e creativa che si fa parola, che si fa pensiero e poesia.

La “talassica” silloge (il mare ne è motivo unitario) si distribuisce su quattro sezioni in ciascuna delle quali, pur mutando la visione prospettica delle cose, il complesso mondo interiore dell’Autrice dilaga come in una tracimante piena di problematiche umanitarie:

Ci sono altri uomini ancora
che da amate terre rifiutato il vivere
sospinti da parole di vento-inganno
di caini-nuovi caronti di scafi-
naufragano qui tra gli scogli lucenti
la vita tradita in cimiteri d’acqua

e di problematiche esistenziali:
Precipiti nel magma profondo
cerchiamo esche più felici sempre
per frenesia perdiamo ali di vita
dimentichi della sostanza dell’esserci

quell’azzurro sopra acceso a saziare
la nostra fame d’infinito
con pasture di Cielo.

Avviene allora che il proporsi in trasparenza – attraverso un oblò – di un cielo stellato, l’attracco solenne, in rada, della “gran trebbiatrice” del mare, il conversare notturno di pescatori, il volo di gabbiani ostacolato da Eolo, in una con l’ulteriore, imponente flusso di immagini marine, si fanno motivo di riflessione serrata, di interrogativi incalzanti, di accorato scavo interiore alla ricerca di una risposta che sia risolutiva nel dipanare quell’ enorme mistero dell’universo di fronte al quale scelse di non indagare più di tanto il grande Carducci.

E invece la “poseidonica” Toffanin una ipotesi – almeno – di risoluzione la individua nella infinitudine del mare:

E’ nella tua energia cromatica fantasia
il canto perenne della vita
al potenziale interiore
che muove l’uomo e la storia
su orme di luce duratura.

La struttura formale della raccolta, pur non mancando opzioni ipotattiche (come in particolare nella sezione seconda) fa registrare un incremento delle soluzioni ellittiche, con ricorso a traslati e uso frequente della sinestesia, quasi a render fonicamente percepibili i moti alterni di un animo a volte inquieto, a volte placato di fronte al suggestivo spettacolo della vita.

E di tale “condensa” significante è ben consapevole l’Autrice, come si evince dal bisogno di affidare a commenti esplicativi in prosa, da Lei stessa redatti, un approccio interpretativo (certamente più sicuro per lettori meno attrezzati) ai suoi versi.

Radici classicistiche infine, e misurata apertura alla contemporaneità, in una con l’ innato senso, e gusto, del ritmo si confermano – in definitiva – connotati salienti dell’arte poetica della poetessa padovana.

Recensione
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