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Sottovoce a te madre

La silloge, dall’afflato mistico-amoroso ben colto ed evidenziato da Nazario Pardini in prefazione, accoglie liriche dense d’affetto filiale esibendo in esordio la pagina che in realtà la chiude, ispirata com’è – la pagina - all’amore materno, che è il motivo dominante, se non unico, posto a genesi dell’intera plaquette

L’immagine della casa-cuna ricorrente nelle liriche, il frequente richiamo ai Natali vissuti nell’alba della vita sono spia dell’insorger nella poetessa di un bisogno d’infanzia, di un recupero d’innocenza, di una fede in un ritrovarsi gioioso e definitivo di fronte all’inesorabile azione corrosiva del tempo che passa, ma anche all’incalzare di una modernità irriguardosa, superficiale, spiantata dalle più belle e sane tradizioni, schiava inconsapevole (e soddisfatta anche!) delle leggi dell’economia, e del consumismo.

Dio – scrive la Toffanin – è stato sepolto in un centro commerciale.

L’impianto linguistico (che bene attesta il sottosuolo classicistico di provenienza) segnala, rispetto alla precedente produzione letteraria, l’accentuarsi di soluzioni ellittiche, la cui essenzialità, mentre vuol contenere l’onda emotiva nei limiti di una sobria, benché commossa, sentimentalità, si fa veicolo di una pregnanza significante che si riversa in tutta la sua portata coinvolgente nei recettori spirituali del lettore attrezzato a tal genere di poetiche.

Recensione
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