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Carmelo Ciccia

Gli Scrittori che hanno unito l'Italia

Sintetica rivisitazione della letteratura italiana nel 150° dell’Unità (1861-2011)

Libraria Padovana Editrice / Literary 2010

Edizione revisionata nel 2015

© Tutti i diritti riservati

L’Illuminismo

L’Illuminismo fu un movimento di pensiero nato in Inghilterra verso la metà del sec. XVII, principalmente ad opera del filosofo John Locke (Wrington 1632 – Oates 1704), padre dell’empirismo, il quale nel suo Saggio sull’intelletto umano aveva affermato che “nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu” [54 “Nell’intelletto non c’ alcuna cosa che prima non sia stata nel senso”, cio ogni nostra conoscenza intellettuale deve prima passare attraverso la notazione da parte dei sensi.]: e questa frase a scuola veniva fatta imprimere nel cervello, tanto da essere ricordata a memoria per tutta la vita. Tale movimento poi s’estese in Francia e nel resto d’Europa. In particolare il XVIII fu detto “secolo dei lumi” perché gl’intellettuali illuministi volevano illuminare le menti umane con l’ausilio della ragione (addirittura divinizzata) contro ogni superstizione o credenza errata, compresa la religione, tanto che si ebbe il dilagare di materialismo e ateismo. Frutto di questo movimento fu la diffusione in tutti gli strati sociali del sapere (filosofia, giurisprudenza, scienza, letteratura) mediante grandi opere divulgative come l’Encyclopédie francese, che ebbe fra i principali curatori il filosofo e scrittore Denis Diderot (Langres 1713 – Parigi 1784). In Francia nacque il motto “liberté, égalité, fraternité” [55 “Libertà, uguaglianza, fratellanza”.], che fu lo stimolo e l’emblema della rivoluzione francese e della Francia stessa. Accanto al Diderot ci furono: Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu (La Brède 1689 – Parigi 1755), che fu filosofo, storiografo e giurista e propugnò la separazione dei poteri; François-Marie Arouet, detto Voltaire (Parigi 1694 – ivi 1778), che fu filosofo, drammaturgo e poeta e che era stato preceduto da René Descartes, detto Cartesio (La Haye en Touraine 1596 – Stoccolma 1650), filosofo e matematico, propugnatore del Razionalismo e autore di vari esperimenti scientifici; Jean-Jacques Rousseau (Ginevra 1712 – Emenonville 1778), filosofo e pedagogista che difese i diritti sociali e influenzò sia la Rivoluzione francese sia il successivo Romanticismo.

In Italia Ludovico Antonio Muratori (Vignola, MO, 1672 – Modena 1750) erudito, storiografo e letterato, oltre che ecclesiastico è considerato preilluminista e padre della moderna storiografia, e di quella italiana in particolare. Forse nessun altro ha lasciato una documentazione storica monumentale come la sua. Se hanno relativa importanza le sue opere letterarie quali Riflessioni sul buon gusto, Della perfetta poesia e Osservazioni sulle Rime del Petrarca — fondamentale importanza hanno per i posteri i suoi Rerum Italicarum scriptores (fonti della storia d’Italia dall’alto Medio Evo in poi), le sue Antiquitates Italicae Medii Aevi e il Novus thesaurus veterum inscriptionum [56 “Storiografi italiani”, “Antichità italiane del Medio Evo” e “Nuovo tesoro di vecchie iscrizioni”.] (istituzioni, usi, costumi e relativi commenti): un’immensa fatica, durata una vita e travasata in una quarantina di volumoni, cui s’aggiungono le Antichità estensi (opera d’esordio) e gli Annali d’Italia, in cui trattò in forma annalistica il risultato delle sue ricerche, costituendo la prima vera storia d’Italia dall’inizio dell’era volgare fino ai suoi tempi. In tutto ciò il Muratori ebbe sempre vivo il senso dell’unità nazionale dell’Italia, alla cui crescita morale e civile erano finalizzate le sue opere, ed espose con chiarezza le sue ricerche, sempre tese all’accertamento della verità: s’oppose ad ogni barocchismo e fece proprie le idealità estetiche dell’Arcadia, usando un modo di scrivere piano e ragionato, sul filone del Razionalismo arcadico-illuministico.

Sulla scia del Muratori si collocano degli storiografi minori; e nel quadro dello spirito nazionale agì Girolamo Tiraboschi (Bergamo 1731 – Modena 1794), suo successore nella direzione della biblioteca estense di Modena, il quale compose la prima Storia della letteratura italiana, che praticamente riguarda la cultura italiana in generale.

Un’importante sede dell’Illuminismo italiano fu a Napoli ed ebbe vari intellettuali che inaugurarono nuovi settori di ricerca, come ad esempio quelli economico-finanziari, e poi fecero tendenza, a volte anticipando soluzioni successive.

Giambattista Vico (Napoli 1668 – ivi 1744) è stato probabilmente il più grande filosofo italiano. Ritenne la storia come un continuo progresso dello spirito umano, ma con ritorni ciclici di fatti e situazioni che si crederebbero superati: ecco perché parlò di “corsi e ricorsi storici”. Nella sua opera Principi di scienza nuova contrappose all’antistoricismo cartesiano e in parte illuministico un sentimento nuovo della storia, da lui considerata come uno specchio in cui l’uomo può ritrovare sé stesso. Nella storia egli distinse tre momenti in crescendo, che in un qualche modo si richiamano alle tre età di Gioacchino da Fiore: quello del senso (età degli dei), quello della fantasia (età degli eroi), quello della ragione (età degli uomini). Ed è per questa concezione esaltante anche la fantasia che egli si distacca dallo stesso Illuminismo, preparando il Romanticismo. Fra altri studi di storia e di diritto, egli lasciò anche un’utile Autobiografia, che chiarisce e completa le sue idee, e una silloge di Poesie in cui esprime delicati sentimenti e fa riferimento ai miti classici.

Pietro Giannone (Ischitella, NA, 1696 – Torino 1748) filosofo, storiografo e giurista si laureò a Napoli, entrando nella cerchia dei seguaci del Vico, ma poi dovette fuggire per l’Italia a causa delle persecuzioni da parte della Chiesa Cattolica e morì in carcere. Infatti oltre ad opere minori, quali I discorsi storici sopra gli Annali di Tito Livio, l’Apologia dei teologi scolastici, l’Istoria del pontificato di Gregorio Magno e l’Ape ingegnosa aveva scritto opere per lui compromettenti, quali Dell’istoria civile del Regno di Napoli e soprattutto Il Triregno. Del regno terreno, del regno celeste, del regno papale, accostandosi anche lui a Gioacchino da Fiore, non soltanto per i tre tipi di regno trattati, ma anche sostenendo un ritorno del Cristianesimo alla povertà originaria e la formazione d’uno Stato laico che sottomettesse il papato, al quale avrebbero dovuto essere tolti i beni temporali: e praticamente suggerì questa tesi ai nostri patrioti del Risorgimento. Anch’egli è un clamoroso esempio dell’intolleranza ecclesiastica e simbolo del libero pensiero conculcato.

Scrittori campani furono: Antonio Genovesi (Castiglione, SA, 1716 – Napoli 1769), che fu un filosofo ed economista così importante da far cambiare la denominazione del suo luogo di nascita in Castiglione del Genovesi e lasciò le opere Meditazioni sulla religione e sulla morte, Diceosina o sia Filosofia del giusto e dell’onesto e Lezioni di commercio; Ferdinando Galiani (Chieti 1728 – Napoli 1787), economista, che trattò Della moneta anticipando l’utilitarismo e scrisse dei Dialoghi sul commercio dei grani, oltre che la commedia Socrate immaginario; Gaetano Filangeri/Filangieri (Cercola, NA, 1752- Vico Equense, NA, 1788), giurista e filosofo, che lasciò l’opera Scienza della legislazione, in cui chiarì la natura dei delitti; Mario Pagano (Brienza, PZ, 1748 – Napoli 1799), giurista e patriota, che scrisse Del civile corso delle nazioni e fu uno dei protagonisti della Repubblica Partenopea.

A Mantova Saverio Bettinelli (Mantova 1718 – ivi 1808), gesuita e scrittore, fece scalpore per aver, nella sua opera Lettere virgiliane, criticato aspramente la Divina Commedia di Dante, di cui salvava in tutto un’antologia di versi per non più di cinque canti. Scrisse anche Lettere inglesi e Del Risorgimento d’Italia negli studi, nelle arti, e nei costumi dopo il Mille.

Di Torino era nativo Giuseppe Baretti già incontrato con lo pseudonimo Aristarco Scannabue col quale dirigeva la rivista “La frusta letteraria” ([57 Gli estremi biografici si trovano nel capitolo La questione della lingua unitaria.]), dalle cui pagine fece violente polemiche. Egli viaggiò a lungo e soggiornò anche a Londra, dove poi morì. Cominciò la sua attività scrivendo poesie burlesche e un dizionario inglese-italiano, ma fu più noto con le sue Lettere familiari ai suoi tre fratelli in cui descrisse i suoi viaggi in Spagna e Portogallo, riportando tradizioni e costumi tipici. Scrisse anche una Scelta di lettere familiari e un Discorso su Shakespeare e Voltaire. Lottò contro l’Arcadia e difese e diffuse l’Illuminismo.

A Venezia il compito di difendere appassionatamente Dante se l’assunse Gasparo Gozzi (Venezia 1713 – Padova 1786) nella sua Difesa di Dante, dimostrando l’organicità e valenza dell’intero poema sacro. Questo Gozzi, fratello del seguente Carlo, fu anche attivo e brillante giornalista, spesso umoristico e divertente, che fondò, diresse e redasse i giornali “La gazzetta veneta” (bisettimanale), “Il mondo morale” (settimanale/quindicinale) e “L’osservatore veneto” (trimestrale/periodico). Amante della lingua italiana, per incarico del Senato veneziano di cui era consulente ne tracciò i programmi d’insegnamento per le scuole veneziane e compilò una grammatica italiana. Fu un intellettuale che vivacizzò ancor più la già vivace vita culturale del Settecento veneziano.

Un’altra sede dell’Illuminismo fu a Milano, dove operarono i fratelli Pietro e Alessandro Verri, il primo dei quali fondò il giornale “Il caffè”, attorno a cui si riunirono letterati e pensatori che animarono gli scritti e i dibattiti.

Gian Rinaldo Carli (Capodistria, TS, 1720 – Milano 1795), storiografo ed economista, a Modena fu allievo del Muratori, sulle cui orme scrisse le sue Antichità di Capodistria e Delle antichità italiche. Insegnò a Padova e qui — fra altre sue opere — compose Dell’origine e commercio delle monete e Osservazioni preventive al piano delle monete. Sulle monete tornò ancora in altre opere e scrisse anche un Saggio politico ed economico sopra la Toscana. Ma la sua notorietà è legata soprattutto al suo articolo Sulla patria degli Italiani, apparso nel giornale milanese “Il caffè”. In tale articolo, premesso che egli crede nella nazione italiana e la vede estesa dalle Alpi alla Sicilia, il Carli sostiene fortemente che in Italia nessun italiano è mai forestiero, essendo tutti gl’italiani dei connazionali. Insomma se si vede entrare in un caffè un italiano d’altra regione non si deve dire ch’è un forestiero; e questo, perché apparteniamo tutti alla stessa patria: l’Italia. Perciò tale articolo si diffuse poi largamente fra i patrioti del Risorgimento, cui fu di grande sprone a lottare per l’unità politica della nazione stessa. E, sebbene l’Illuminismo propugnasse il cosmopolitismo, il Carli esaltava il nazionalismo come un romantico-risorgimentale prossimo venturo.

Gabriele Lancillotto Castello/Castelli di Torremuzza (Palermo 1727 – ivi 1794), eruditissimo principe che lasciò alla biblioteca dei gesuiti (poi biblioteca nazionale) i suoi 12.000 volumi, fu antichista e numismatico, deputato all’università degli studi di Palermo, direttore della regia zecca e conservatore delle antichità di Sicilia, che integrò le ricerche di Filippo Paruta. Alle sue opere hanno attinto nei secoli moltissimi studiosi per conoscere meglio la storia della Sicilia attraverso le monete fedelmente ritratte e descritte. A parte Le antiche iscrizioni di Palermo, Storia di Alesa e Idea di un tesoro che contenga una generale raccolta di tutte le antichità di Sicilia, risultano di fondamentale importanza: Memorie delle zecche del Regno di Sicilia, e delle monete in esse coniate in varj tempi; Siciliae populorum, urbium, regum quoque et tyrannorum veteres nummi; Siciliae et objacentium insularum veterum inscriptionum nova collectio. [58 “Riguardo alle monete dei popoli, città, re e tiranni di Sicilia”, “Nuova collezione d’antiche iscrizioni della Sicilia e delle isole vicine” (latino).] Lasciò anche l’autobiografia Memorie della vita letteraria di Gabriele Lancillotto Castello principe di Torremuzza, scritte da lui stesso. Fu nominato accademico francese “des inscriptions et belles-lettres” [59 “delle iscrizioni e belle lettere” (francese).].

Cesare Beccaria (Milano 1738 – ivi 1794) — giurista, filosofo e letterato — nella famosa opera Dei delitti e delle pene sostenne l’abolizione della tortura e della pena di morte, in quanto che l’ergastolo, cioè un’intera vita da passare in prigione, è peggiore di tale pena. E questa è stata un’idea poi recepita da quasi tutte le legislazioni. Si deve ricordare ch’egli era nonno materno d’Alessandro Manzoni

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