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Lord Glenn, l’anima di Byron nel cuore di un cane

La vita migliore. Riflessioni su come l’animale umanizza l’uomo

C’è una tensione continua verso il compimento del sé in questo romanzo di Brina Maurer (alias Claudia Manuela Turco). Ma di più, c’è il progetto di un ordine sociale migliore, di un’armonia sentimentale e civile, nel caso in cui l’uomo si prendesse veramente cura dei più deboli. Non è un’utopia. La strada c’è, ed è il quotidiano mirare costantemente ad aiutarsi l’un l’altro, nel bene e nel male. Niente a che fare con gli amanti dell’utopia come Karl Mannheim di Ideologia e Utopia o con Ernst Bloch di Il principio speranza; ma forse con Hans Jonas, che pubblica Il principio responsabilità alla fine degli anni settanta, a difesa della natura e della riconciliazione tra scienza e realtà quotidiana.

Brina Maurer insegna in modo aperto, spontaneo e umile come imparare a sorreggersi a vicenda, come ricevere nuova forma raccogliendo il nutrimento dall’animo animale e dalla natura, a non sottometterli e non schiavizzarli perché altrimenti essi perdono se stessi, di modo che ugualmente noi non siamo più noi stessi. Insegna come vivere nel quotidiano se vogliamo sviluppare una coscienza partecipativa verso la società e i più deboli. Basta cercare nel rapporto uomo – animale – natura: lì c’è tutta la teofania della vita, guardata nella sua piena espressione femminile, capace in potenza di dare frutti inesauribili.

La storia comincia.

Lo scrittore Byron vuol rivivere in Glenn, un cane vecchio e claudicante, quasi cieco e malato, ma forte, con una schiena bella larga, da vero Labrador.

Brina è una poetessa dal sangue italiano, passionale, eccentrica e originale, lei non vuole figli ma cani e sta cercando un cane. Brina è claudicante come Glenn. Byron parla con dio (si noti come il minuscolo liberi dalla soggezione) e dice che il meglio di lui sopravvivrà in quel cane:

Byron: Ho letto anche nell’anima degli animali, dei cani in particolare, ma avevo già cominciato a farlo sulla terra. Ho fatto un sogno: Glenn camminava su due gambe ed era alto come Brina, come un uomo. Sarà una passione inesauribile... il nostro sarà un amore proibito ... e lei lo sentirà, lo vedrà nei miei occhi. Saprà che Glenn è il suo Heathcliff, ma sarà un Heathcliff senza macchie, e questo mi basta.

dio: Ti ricordo che lei è sposata ... con un umano.

Byron: È proprio per questo che voglio diventare un cane, altrimenti non avrei nessuna speranza di conquistarla!

Byron sa che l’animo animale è senza macchia, è dedizione. “I cani sono eticamente degli autentici maestri, incapaci di ingannare e di essere ingannati”, come sapientemente dice nella prefazione Lucia Gaddo Zanovello.

La storia prosegue come un diario semplice, intenso e scrupoloso, capace di immergersi in incredibili esperienze, confidando nella luce della condivisione. Brina si prende cura di Lord Glenn e viceversa. La vita insieme sviluppa una bellezza insonne, una sequenza di comportamenti, di ritrovi con altri umani e altri cani, una serie di incontri con persone gentili o antipatiche e irritanti. Tutto è trasferito sulla pagina-cuore con urgenza e pazienza, con una spinta delicata e consistente, come lo è il vento dell’innamoramento: Ma nessuno ci poteva fermare. La mia destra e la sua sinistra posteriore erano il nostro punto debole, ma la sua gambina destra sorreggeva me, come la mia sinistra sorreggeva lui, fattasi stampella dell’anima.

Oppure scritto con l’impeto forte come è l’ira contro l’insensibilità, a partire dai bambini maleducati, perché educati da genitori male educati: Peccato che quella donna avesse due pesi e due misure: poco dopo non disse niente, mentre la sua bambina scagliava un vassoio d’ottone a terra, spaventando un cane cieco e anziano con problemi di cuore e mancando di rispetto al proprietario di quel trofeo duramente conquistato (apparteneva a Mattia). Glenn scappò in cucina, la bimba lo seguì urlando.

Come dire che chi non ha attenzioni per gli animali non sa rispettare gli uomini. E in gioco c’è l’educazione civile, quella che una volta era materia di studio a scuola ...

La luce viene da una dimensione intima del tempo, allargata fino al ricostituente o all’antibiotico per ridare con la scienza l’equilibrio alla salute. È una luce spaziale, che illumina oltre la morte, vista come la più profonda unione con il qui e l’altrove, l’ubiquità. Una luce di cui rimarrà il calore. Viene da una vita familiare in cui uno assimila l’altro: la moglie il marito il cane hanno le fondamenta vastissime della condivisione. Insieme si svagano, soffrono, progettano, viaggiano, hanno una simultaneità di reazioni che nulla ha a che fare con il sacrificio, bensì solo ed esclusivamente con l’amore. Tutto si agita e si quieta con magia. Lo spirito di Byron, ora quello di Glenn, conosce la passione, ha sensori sovrannaturali, stana pericoli con la precisione di un vedente e corre sulla spiaggia di Lignano, facendo appello al suo ricordo di giovane libertà.

Brina acquista il ritmo vitale di Lord Glenn: Nell’atrio io e lui soli: credetti implorasse, con lo sguardo, la fine di tutto. Continuava a sentire la testa pesante, il corpo franare da un lato ... Lì, nell’atrio, scoppiai a piangere, supplicandolo di alzarsi e di non arrendersi. Io non ce la facevo a sollevarlo. Mi leccò la mano, per rassicurarmi. Per dirmi che non era colpa mia, ma che proprio non ce la faceva.

Glenn ha il profumo di cane uomo e Brina quello di donna canina.

Nel passaggio dalla vita alla morte si compie fulmineamente il passaggio dai tempi vissuti insieme al tempo del distacco. Questo vertiginoso dolore accende la prospettiva, del tutto naturale, del sogno. Il sogno garantisce la continuità nel pensiero e fa ancora luce, dà calore. E Brina sarà sempre circondata da questo calore. Sa di averne l’anima, la fiamma. Sa che, attraverso l’atto del raccontare, ha dato forma alla coscienza animale anche se ... Il tumulto dei sensi non aveva ancora raggiunto l’acme, però. Per questo una vita intera non sarebbe bastata.

Recensione
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