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Ombríe

Parlare dell’ultimo libro di Lilia è un privilegio, ma anche un impegno culturale. Più che una testimonianza critica, vorrei suggerire una ricerca sullo spirito della sua poesia, sull’anima e sul cuore di un’amica che conosco da tantissimi anni, ma che riesce a sorprendermi emotivamente ogni volta.

Questo nuovo passo poetico è destinato a lasciare un segno. Sullo sfondo tenero d’ombre che avvolgono, si leggono sogni e speranze quei sottili ricami nell’aria rarefatta, che restituiscono al lettore l’incanto di una luna silenziosa, testimone tra camini di fumo e fuggevoli inquietudini, di malinconie sospese.

E’ un colloquio esistenziale in cui Lilia attinge denudando l’anima con voce sincera, rievocando consapevolezza e illusione, pennellate fugaci nel mistero del quotidiano, tra amarezze e felicità.

Quello scrigno segreto di ogni donna che ama dire e non dire, non per ermetismo, ma logica di pensiero ritroso e timido, un tenero sfogliare il mistero di un verso come fiore da scoprire ed apprezzare a poco a poco.

Occorre sottolineare la capacità di descrivere emozioni, sentimenti e la velata dolcezza che accompagna la sua vita. I toni soffusi, le luci, le penombre, le radici, segnano un percorso non facile del suo porsi intimistico, per chi lo sa leggere.

L’itinerario attraversa varie tematiche mettendo a fuoco la fragilità dei sentimenti, l’accorato rimpianto per ciò che non è stato, il ricordo di persone care, le favole che svelano un suo modo d’essere e si fanno interpreti e metafore.

Anche il nostro dialetto, pur con tutte le spigolosità e le asprezze dei nostri monti, risulta nei suoi versi più incisivo. Non posso fare un discorso critico della poesia di Lilia, non è il mio mestiere; posso solo evidenziare le sfumature interiori che mi hanno colpita, la continuità di un dialogo che ritrovo nel linguaggio poetico, dove nel raccontare e raccontarsi, tra gioia e dolore, non trovo contrasto o negatività della vita, pur con le problematiche che ci assillano.

Si specchiano le cose nell’ansia d’infinito, dove vibrano nell’apparente calma, quelle “ombrìe” che ognuno di noi, tra mediazione e favola, trasfigura responsabilmente, per ritrovare, forse su un altro piano, quella sofferta dimensione terrena.

Villa Lagarina (Trento), 23 gennaio 2013

Recensione
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