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Trilogia di Calu

Sono pochi i poeti in grado di penetrare nell'intimo della vita, di centrare l'immaginario collettivo nella descrizione, non priva di commento gnomico, del quotidiano come luogo della decezione e della insufficienza ad essere. Così in una temperie in cui l'esperienza poetica italiana segna il passo e appare conclusa ogni esperienza innovativa, questo poema di Walter Nesti si evidenzia come una novità, nel senso che recupera modalità operative che le avanguardie novecentesche hanno del tutto azzerate.

Diviso in tre libri (Itinerario a Calu, Calu perduta e Calu ritrovata), ogni libro composto di cinque canti ed ogni canto, a sua volta, di dieci lasse di dieci versi ciascuna (per un totale di 1500 versi per lo più endecasillabi), Trilogia di Calu si presenta come un'opera poetica accuratamente progettata e simmetricamente costruita, la quale, superando il frammentismo lirico di gran parte della poesia italiana d'oggi, ritrova il gusto delle architetture composite, riappropriandosi nello stesso tempo di un racconto, di una leggenda, di un mito, in un momento storico e culturale per di più, in cui questo tipo di narrazione è diventato una semplice finzione, confuso com'è nella esuberanza o nella frammentarietà degli eventi occasionali.

Più di un lettore del poema (già edito, scaglionato nel tempo, a partire dal 1989 ed ora ripubblicato nella sua stesura definitiva), si è chiesto chi o cosa sia Calu, se un luogo fisico o immaginario, se una donna volubile e sfuggente, se un’allucinazione mentale o più semplicemente un oggetto del desiderio e della volontà che spinge ognuno di noi all'azione, a proiettarsi nello spazio e nel tempo. Più verosimilmente ritengo che Calu impersoni quell'anelito di liberazione e di superamento dei limiti umani che si concreta nel perseguimento di un obiettivo teleologico, senza il quale la stessa esistenza non avrebbe senso né una ragione di essere, e non importa se poi tale obiettivo venga o no raggiunto. Una cosa comunque è certa: che quello che Nesti ci propone è "un invito al viaggio", una esortazione ad abbandonare il qui ed ora; e, come tutti i viaggi, anche questo ha i suoi momenti belli e brutti, i suoi passaggi obbligati, le sue speranze e le sue delusioni, l'abbandono alla gioia della conquista o il ritrarsi dallo smarrimento della perdita.

In tal senso, Trilogia di Calu ripristina la primordialità del mito come l'incondizionato delle origini, la manifestazione dell'assoluto o, per usare un linguaggio più attuale, la struttura logica soggiacente e comune a tutti i livelli dell' attività umana. Questo spiega la sua polisemia e la molteplicità delle sue applicazioni, quel quid di misterico o di favoloso che fa parte della stessa ideologia esoterica il cui carattere iniziatico è dato dalla sua "necessità".

Tuttavia non è nella morfologia, ossia nella organizzazione esterna dei brani poetici, che vanno ricercate le novità di questa poesia, ma piuttosto nella sua stessa elaborazione, nel suo linguaggio: nelle formazioni neologistiche, negli abbinamenti lessicali, nella spezzatura del verso. Ed allora ci si accorge che la sua forza è nella noncuranza di una concretezza realistica definita; è nel taglio delle scene, nell'uso di termini lontani in qualche misura dalle tecniche di laboratorio, eppure dosati con senso di autocontrollo e di un preciso rischio. Così, accanto a venature crepuscolari, ad elegie distese e serene, troviamo squarci paesaggistici, descrizioni di sentimenti ed eventi comuni, un oggettivismo mischiato ad un soggettivismo mai superato, mentre l'angolo visuale è complesso, lo stile spezza le situazioni in versi misurati accuratamente, in enjambements tali da conferire all' eloquio aspetti di serrata discorsività, di rassegnata obbedienza agli idoli del presente, quasi a volerci dire che la storia non risiede più nell'uomo ma nelle cose, che la poesia è essa stessa storia, racconto, come fu per i poeti dell'antichità, i primi veri storici dell'umanità.

Da qui il carattere sostanzialmente narrativo dell'opera di Nesti, anche se il poeta sembra prediligere più l'impressione che la narrazione, più il ragguaglio delle ragioni dell' io che di quelle del divenire delle cose. Tuttavia, all' interno del discorso lirico, è sempre possibile cogliere una modalità dinamica come la descrizione, l'indugio sulla prospettiva, sulla visualità, sulla spazialità: in una parola su di una realtà la quale, con il suo proporsi, già si descrive e si racconta in una pur minima successione di predicati funzionali e, sia pure, in una logica che attiene più al sogno o alla favola che ad una rappresentazione realistica delle cose.

Poesia da valutare e apprezzare nella sua totalità, per la complessità delle sue implicazioni semantiche, l'essenzialità del suo dettato e la varietà delle sue risorse retoriche, essa può essere definita come misura del tempo umano, con una impressione di esito intensamente pensato e fortemente voluto, e con dentro il perdurare di luoghi non edenici, dove è ravvisabile una memoria di bene perduto: infanzia o parvenza di una età dell'oro, saggezza o serietà pensosa d'altri tempi.

Una poesia, cioè, che estrapola dal dominio delle esperienze, dalle passioni dell'ordinario e dai bassifondi dell'io il guizzo imprevedibile delle visioni intuitive, i frammenti di una vitalità liberata dagli spessori delle rarefazioni antropologiche o storiche per estenderne i riflessi o per imprimervi verità insospettate o che, pur appartenendo alla sfera della introspezione, ne oltrepassa i caratteri specifici, le contingenze, le accensioni intimistiche, allo scopo di rinfocolare la ricerca di una verità logorata dall'uso o dalle crisi di volta in volta percepite sul piano individuale o storico.
Recensione
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