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Haiku

Piccoli gioielli “giapponesi”

A tre anni di distanza da quel magnifico libro che è Pass dopo pass (2019), con cui, padroneggiando da maestra la misura del sonetto, ci ha mostrato fattualmente e senza ostentazione, cosa significhi saper ascoltare il battito intimo della lingua dei padri per realizzarne le potenzialità più vive e allargarne gli orizzonti, Lilia Slomp Ferrari è tornata in libreria con una raccolta ancora incentrata su una forma chiusa che fin dal titolo, Haiku, annuncia apertamente di quale forma si tratta.

L’Haiku, come è noto, è un brevissimo componimento di origine giapponese intrecciato nella regola metrica di tre versi (rispettivamente di cinque- sette – cinque sillabe) piegati ad esprimere soprattutto emozioni soggettive di fronte alla natura. In una intensa nota posta in appendice la Slomp racconta di averne sempre sentito il fascino («Un respiro profondo lo haiku capace di fermare l’attimo, il volo del pensiero simile a eco nel cuore»); di averne scritti molti lungo il corso degli anni e che tutti quelli raccolti in questa silloge, sono il frutto di una risoluta selezione.

Come che sia i lettori non durano fatica a comprendere con quanta creativa perizia ella ne abbia adoperato la canonica concisione per fissare stati d’animo e immagini capaci di accendere la loro sensibilità proiettandola verso più ampi scenari di senso. Può essere il canto d’amore intessuto di raffinata tenerezza («Sei dentro me / alla conchiglia ignaro / come la perla») o di totale dischiusa dedizione («Tu mi dicesti / adoro il tuo sorriso / non ho mai pianto») e di trepide speranze: «Ci attende forse / di là degli orizzonti / l’eco di un sogno». Può essere lo stupore di fronte allo spettacolo sacrale della natura che rinasce («») e al mistero del cosmo («Ricama il cielo / l’anima della stella / sepolta al buio») o la dolorante consapevolezza dell’ineluttabile consumarsi del tempo: «In un bicchiere / ha navigato il tempo / in un bicchiere». Da qualunque punto si cominci a percorrerlo, questo libro genera continui densi bagliori di emozionata condivisione, perché davvero la poesia, come scrive l’autrice, è una «carezza lieve / data in solitudine».

Alla fine, grazie a un linguaggio che colpisce sempre nel segno, rimane, forte e nitida, la sensazione di avere tra le mani una prova di grande virtuosismo ma, insieme, di reale ed autentica espressione poetica,

La limpida prefazione di Paolo Toniolatti (ogni suo intervento critico è garanzia di serietà e profondità di sguardo) e la bellissima immagine di copertina, opera del pittore Lorenzo Menguzzato (Lome), aggiungono ulteriori elementi di forza alla fisionomia di questa coinvolgente raccolta di versi.

Recensione
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