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Angela Ambrosini, note critiche

Aa.Vv., Dizionario Autori Italiani Contemporanei
Quinta Edizione Ampliata, Guido Miano Editore, 2017, pp.367.

Angela Ambrosini (Città di Castello), poetessa, scrittrice e traduttrice, vive a Città di Castello. La problematica esistenziale del mondo contemporaneo, che tuttavia si proietta oltre l’attimo fuggente verso i percorsi della spiritualità, attraversa tutta la produzione letteraria di Angela Ambrosini, a partire dalla silloge poetica del 2006 Silentes anni e via via nelle altre raccolte: Fragori di rotte (2008), Quando s’apre palude di cielo (2009), Tempus fugit (2011, in Alcyone 2000, n°3), Nelle fessure del senso (2011), Controcanto (2012), Tornata è la stagione (2014, in Alcyone 2000, n°7), fino a giungere a Sponde (2016, in Alcyone 2000, n°9) e all’ultima raccolta edita Ora che è tempo di sosta (2016).

L’autrice è titolare altresì di tre opere di narrativa: i racconti di Semi di senape (2007), di Storie dall’ombra (2011) e di Vite parallele (2017). Ha conseguito il Master in Traduzione Letteraria presso l’Università di Siena ed è operante nell’attività di traduttrice dallo spagnolo all’italiano e viceversa a partire dal 1985, anno della pubblicazione della traduzione di Don Juan di G. Torrente Ballester.

A. è presente nelle opere pubblicate da questa Casa Editrice: Poeti italiani scelti di livello europeo (2012) e Contributi per la Storia della Letteratura Italiana. Il secondo Novecento, vol. IV (20152). Una caratteristica che la poetessa ha inteso conferire a diverse sue composizioni poetiche - soprattutto appartenenti alle raccolte Nelle fessure del senso e a Controcanto - sono le citazioni in esergo di autori di varia nazionalità, epoca e genere, scelta che sta ad indicare l’ampio orizzonte culturale a cui attinge la sua preparazione: si va da poeti in lingua spagnola (Antonio Machado, Juan Ramòn Jiménez, Jorge Manrique) e anglosassone a campioni della spiritualità cristiana (San Giovanni della Croce, David Maria Turoldo, Karol Wojtyla).

L’approccio al mondo per la poetessa avviene con la mediazione della natura rivissuta spesso nei luoghi dell’infanzia: Era estate è una di quelle liriche che rievocano la vita dei campi tra “le zolle mute di pioggia”, mentre Scialle amaranto è sospesa tra le brune sere d’ottobre e i neri rami d’abete che a giugno ardevano come brace a riscaldare l’attesa del sole. Ma vi sono alcune terre d’elezione che hanno attratto l’affetto particolare della poetessa per i loro richiami e le loro suggestioni remote, come la Toscana e la Dalmazia, terra nativa paterna.

Alla prima ha dedicato una lirica intitolata Madrigale (da Silentes Anni), alla seconda molti versi di Fragori di rotte e di Controcanto. La vita domestica, gli affetti familiari, la memoria e tutto quanto fa parte della rete di relazioni e luoghi degli albori della sua esistenza, costituiscono un altro motivo d’ispirazione per la poesia elegiaca di quel mondo. Questo diario della memoria si conclude con il ricordo dell’immagine paterna. In Tornata è la stagione, apparso nella silloge omonima, il finale è molto significativo di un legame di sangue e psicologico mai scisso: “… Portami con te, padre, / portami di nuovo con te per mano, / ombra nell’ombra, come quando / bambina inseguivo felice / la crisalide obliqua che il sole / stampava al selciato / e i passi nostri lesti s’aprivano / al canto fidente del cuore.” Il cammino esistenziale sigilla la poetica dell’autrice verso nuove frontiere dello spirito, nella direzione di una Trascendenza che è speranza e amore. Dapprima la palude terrena ci sottopone alla prova della sofferenza, poi la luce del futuro sprigionerà raggi sulla solidarietà umana e infine l’abbraccio del Signore ci accoglierà nella sua totalità. E la presenza divina riscatterà ogni attesa.

A. ha avuto importanti apprezzamenti critici: da Alessandro Quasimodo, figlio del Premio Nobel, con la prefazione a Controcanto (“La poetessa merita uno spazio non esiguo tra le voci femminili del nostro tempo… Ha raggiunto una propria cifra espressiva personale, che mi piace definire, montalianamente, ‘scabra ed essenziale’, mai algida e distaccata.”); da Ninnj Di Stefano Busà con la prefazione al suo ultimo libro (“Angela Ambrosini con Ora che è tempo di sosta ci presenta una silloge poetica ben coesa, bene articolata e felicemente risolta nei suoi nuclei metaforici e linguistici che (…) nascono dall’accostamento a creazioni differenziate tra loro: foto, dipinti, ceramiche”); da Lia Bronzi, Rodolfo Tommasi e Stefano Valentini; da Antonio Melis, docente di Lingua e Letteratura Ispanoamericana e Civiltà Indigene all’Università di Siena; e da Dianella Gambini, Docente di Lingua Spagnola e di Traduzione all’Università per Stranieri di Perugia (prefazioni a Semi di senape e Silentes anni).

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