Servizi
Contatti

Eventi


Prefazione a
Metafisica del tempo e dell’amore
di Pietro Nigro

la Scheda del libro

Enzo Concardi

 Considerazioni preliminari

Il poeta siciliano Pietro Nigro ripropone se stesso, rivisitando il suo lungo cammino poetico con una scelta antologica centrata soprattutto sulla vasta problematica delle dimensioni temporali dell’esperienza umana e sull’universale tematica soste nell’ispirazione dei poeti d’ogni epoca e collocazione geografica. In questa nuova pubblicazione il lettore potrà quindi soffermarsi su liriche scritte dall’autore dagli inizi degli anni ottanta fino ad oggi e, più precisamente incontrarsi con testi tratti dalle seguenti sillogi: Il deserto e il cactus (1982), Attese (1982-89), Miraggi (1989), Alfa e Omega (1999), Astronavi dell’anima (2003), Riverberi e 9 canti parigini (2003), I preludi, vol. I (2005), Canti d’amore (2011), La porta del tempo e l’infinito (2017).

Prima d’introdurci più nello specifico dei motivi lirici anzidetti, è opportuno ricordare breve mente la poetica di Nigro, con uno sguardo d’insieme che renda ragione della complessità d’ispirazione. Nella sua ricerca esistenziale e spirituale emerge la mai sopita aspirazione all’eterno e all’infinito: tali dimensioni metafisiche e religiose trovano una proiezione terrena nella Natura. L’esperienza umana è invece ricca di illusioni che non vedono compimento storico e quotidiano, lasciando solo l’individuo come nel mezzo di un deserto. Tuttavia l’autore qui si rivela poeta dei chiaroscuri, in quanto a fianco delle illusioni si fa strada la speranza di un futuro affrancato dalle sconfitte umane, di una ritrovata strada per uscire dalle paludi esistenziali.

La complessità tematica della poesia di Pietro Nigro s’inserisce nella vasta sinfonia della lettera tura europea contemporanea, laddove esiste una comune coscienza della condizione umana dell’ oggi, la quale riflette un destino dell’individuo come creatura errante ed essenzialmente solitaria nel viaggio verso l’ignoto. Infatti, sui grandi temi esistenziali, la poetica del nostro autore è stata accostata

Il lessico poetico in quanto a formulazioni, immagini, espressioni è in gran parte debitore di influenze classiche, ermetiche e crepuscolari, alvei letterari che egli sa fondere con lievità e delicatezza nel suo stile accurato, elegante e di un nitore impareggiabile. La forza comunicativa del verso è immediata, anche per le qualità sintetiche e dinamiche della scrittura.

 Tempo e memoria

La dimensione del tempo interessa fortemente il poeta perché è il sigillo che più di ogni altro connota la limitatezza della condizione umana: è fine dell’esistenza. In tale parabola ineludibile egli valorizza i tre momenti fondamentali nei quali il pensiero è solito distinguere il concetto temporale: la memoria del passato, la coscienza del presente, la speranza nel futuro. Questa dinamica della mente e della psiche accade in quanto vi è in lui un irrefrenabile desiderio di superare i limiti che ci sono stati imposti, di andare oltre il dato biologico e di vivere per sempre, sublimando la realtà della morte, come se ci fosse una grande nostalgia delle origini, quando la natura umana era incorrotta e destinata all’eterno o addirittura partecipava alla natura divina. La presa di coscienza dell’impossibilità di uscire dalla gabbia del tempo lo induce a crearsi una strategia esistenziale che tesaurizza la memoria dei momenti felici e lo slancio verso un futuro di nuove prospettive. Praticamente tutte le sue composizioni dedicate a tali tematiche sono strutturate in modo tale da reiterare i passaggi dialettici suddetti. Inoltre, come il Leopardi nell’ultima strofa de Il sabato del villaggio, egli si fa consigliere degli altri affinché godano della stagione della giovinezza, per poterne ricordare la bellezza negli anni maturi, quando forse la sorte sarà avversa. E sulla fugacità del tempo che Nigro sente in modo totale si potrebbe anche risalire al concetto foscoliano, espresso nel sonetto Alla sera, del “reo tempo” che fugge, portandosi via ogni cosa fino al “nulla eterno”.

Anche Franco Lanza, nella prefazione al libro dal significativo titolo Alfa e Omega, si pone in tali prospettive: “... passato e futuro s’agganciano alla perenne incandescenza del presente, cioè dell’io che si effonde su tutte le cose … La millenaria memoria di Nigro ha dunque il senso d’una luce vittoriosa che coinvolge il principio e la fine, Alfa e Omega, che giungono ad identificarsi nel plesso morte-vita...”. È nella lirica Memoria del tempo – titolo programmatico – che il poeta riassume il nucleo fondamentale della sua visione del tempo, lirica che forse non casualmente, con Grigi eterni, conclude la raccolta che stiamo presentando. Qui egli, con una capacità di sintesi non indifferente e con una chiarezza altrettanto notevole, dipana in pochi, rastremati versi il suo messaggio ai contemporanei: “... / Perché tu sai che il tempo / crea memorie di momenti presenti / e la festa che adesso ti allieta / lentamente si muterà in ricordo. / E svaniranno col tempo / le ore serene che ti promette / questo svago nostrano. / Cogli l’attimo allora / e riponilo con tenera cura / nel più sensibile angolo dell’anima / e quando la notte ti porterà / la malinconia di inumani silenzi / richiamalo alla mente / a rischiarare la vita / perché se metà felice / dell’altra ti consolerà soltanto il ricordo” (dalla raccolta Astronavi dell’anima).

Andando più nello specifico ci accorgiamo anche che il poeta crea un mosaico di angolazioni dalle quali osservare lo scorrere del tempo con sfumature e tonalità diverse, ma sempre derivanti dalla sua visione di base. I testi parlano allora di incontri con il fantasma dei giorni, con stagioni da non rimpiangere; di situazioni in cui il tempo tace, d’una vita che fugge inseguendo chimere, di sogni perduti e di speranze tenaci; di mete da raggiungere utilizzando positivamente il tempo che ci è stato dato da vivere; di ricordi profumati come un fiore, di riflessioni sul senso del tempo vissuto; di nostalgie del passato classico: “Vorrei respirare un’aria nuova /... / nel mitico rimpianto di grecità perdute, / grida sommesse di un mondo lontano… / Vorrei rivivere momenti / di una passato rifatto / che si esalta nel ricordo / e creare utopie che mi facciano da guida. / ...” (Utopie dalla raccolta Attese); di millenni delusi nella storia del Sud; di giovinezze franate in abissi in sensati, di un sentimento del tempo che aveva il sapore dell’eternità. Un discorso a parte meritano i ‘ricordi parigini’, qui rappresentati da alcune liriche contenute in Riverberi e 9 canti parigini e in Miraggi: essi hanno sia un contenuto memoriale che sentimentale, ma è preferibile trattarli tra i ‘canti d’amore’, perché tali sono.

C’è ancora da considerare in questa tematica, fonte inesauribile d’ispirazione per il poeta, la valenza della memoria legata alla terra d’origine che, emblematicamente, è espressa nella lirica Ho visto seccare il torrente (dalla raccolta Miraggi), ambientata nella sua Sicilia, dove appaiono alcuni tratti e frutti del paesaggio mediterraneo, individuazioni geografiche precise e il solito rimpianto verso i sogni: “Ho visto seccare il torrente sotto il carrubo /…/ Cosa sarà dei miei sogni / che non hanno avuto il tempo di esistere / e dei bianchi mandorli di gennaio / che serpeggiano da Noto in due filari / verso la piana di Avola, /…/ Cosa sarà di tutto ciò che amo e mi ama? ...”. Lucio Zinna rafforza tale aspetto della scrittura dell’autore: “Il legame con la terra è tema fondamentale della poesia di Pietro Nigro; esso va a fondersi con un altro tema, costituito dal trascorrere del tempo, del rimpianto del passato… Il poeta isolano emigrato-immigrato, tra discese e salite che ne scandiscono irregolarmente l’esistenza, resta dimidiato tra luoghi d’origine e luoghi d’elezione...”.

Angela Ambrosini ha dedicato un saggio ai simboli legati a questa problematica con comparazione ad un autore di livello europeo, ovvero Il dove il fluire delle acque fluviali diviene “... ancestrale metafora del tempo...”.

Infine, nel panorama dei maestri italiani del Novecento, diversi sono gli autori che si sono ispirati alle dimensioni temporali e memoriali per sviluppare alcuni aspetti della loro poetica: tra questi abbiamo, ad esempio, Camillo Sbarbaro (1888-1967), poeta ligure e traduttore di importanti classici dall’antica Grecia alla Francia dell’Ottocento. È stato un poeta molto legato alla sua Liguria, dalla quale non si separò mai: ne descrisse il paesaggio con pennellate liriche leggere ed assorte, molto vicino al Montale degli Ossi di seppia. Definito leopardiano dai toni crepuscolari, seppe rifuggire da ogni retorica per sviluppare una poetica scarna ed essenziale, unita ad una lirica visionaria altamente suggestiva. Si può accostare a Pietro Nigro per taluni spunti che ci portano sulle orme della riflessione esistenziale all’interno d’una parabola terrena in cui nulla è certo e tutto è in divenire. I versi della poesia A volte sulla sponda della via sembrerebbero tratti da una delle raccolte del nostro autore, per le affinità di una visione che li accomuna: “A volte sulla sponda della via / preso da un infinito scoramento / mi seggo; e dove vado mi domando, / perché cammino … // Quant’albe nasceranno ancora al mondo / dopo di noi! / Di ciò che abbiam sofferto / di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore / non rimarrà il più piccolo ricordo. // Le generazioni passan come onde di fiume. /…/ Inerte vorrei esser fatto / come qualche antichissima rovina / e guardare succedersi le ore, / e gli uomini mutare i passi, i cieli / all’alba colorirsi, scolorirsi / a sera” (dalla raccolta Pianissimo, Edizioni La Voce, Firenze 1914). Qui Sbarbaro si rivela in prospettiva più pessimista e malinconico di Nigro, ma le somiglianze sono sorprendenti a circa un secolo di distanza.

 Nostalgie d’amore

La tematica sentimentale del poeta non può non essere vista senza tener conto del contesto delle sue visioni esistenziali, poiché il canto d’amore percorre contemporaneamente gli itinerari strettamente legati alla nostalgia e alla memoria, alle ambientazioni naturalistiche nelle tonalità similari agli stati d’animo del momento, al lirismo evocativo di un neo-romanticismo dalle immagini suggestive, alla classicità della celebrazione della bellezza femminile: se una musa antica lo ha ispirato, questa non può che essere la Venere Urania, ovvero la raffigurazione mitologica dell’amore spirituale, dell’amore che si distacca dai suoi contenuti esclusivamente sensuali – rappresentati invece dalla Venere Pandemia – per inoltrarsi sui sentieri di un’idealità pensata e vissuta. Ciò è testimoniato nelle liriche dai soavi discorsi d’amore, dalle dilatazioni metafisiche del sentimento tendenti all’eterno, dall’intensità e dal rapimento delle anime che gli amanti sembrano vivere nelle dimensioni universali, dalle assenze e dai silenzi dopo i quali vengono sempre recuperate le speranze di una rinascita, da tratti di collocazione onirica dell’amore che accompagna talvolta gli slanci della passione non immediatamente comunicabile.

Nella raccolta di poesie Il tempo e la memoria (2012) avevo già sottolineato lo spessore culturale di Pietro Nigro anche mediante comparazioni di livello europeo e in particolare, per quanta risegnalato l’esistenza di affinità e assonanze tra alcuni suoi testi e quelli del poeta ceco Jaroslav Vrchlický (1853-1912): anch’esso cantore del sentimento puro, dell’ elegante delicatezza dell’innamorato verso la sua donna, dell’aura di sogno che spesso permea il mistero insito in ogni relazione amorosa. Ora vediamo più da vicino quali sono gli accenti e le ispirazioni maggiori presenti in quest’opera antologica, nella quale le poesie sentimentali non si trovano unicamente nella silloge Canti d’amore, ma sono sparse anche altrove. E seguiamo alcuni particolari che ci mettono sulla traccia della Venere Urania. La breve composizione Dov’è poesia è verità e sogno potrebbe essere il manifesto di Nigro sulla concezione della poesia e dell’amore: “Dov’è poesia è verità e sogno / perché verità è sogno e poesia, / e il sogno, poesia e verità, / e dove poesia, verità e sogno / là bellezza e amore” (dalla raccolta La porta del tempo e l’infinito). Tutte queste categorie, così enunciate, richiamano ad una chiara metafisica del tempo e dell’amore, che è caratteristica fondamentale della poetica dell’autore. Così anche Quando sentirai il vento va nella stessa direzione, inserendo inoltre l’elemento naturalistico come cornice essenziale: “Quando sentirai il vento / soffiare tra i tuoi capelli, / sarà la mia carezza, / sarà la mia voce / che ti parlerà d’amore / e che eternamente cinse / la mia anima e la tua / a farne uno scrigno.” (dalla raccolta di cui sopra).

Dalle sillogi Canti d’amore e Miraggi raccogliamo altri spunti per approfondire il percorso sentimentale del poeta. Egli insiste sul tema onirico con Sogno d’amore – titolo identico alla composizione pianistica del musicista romantico Franz Liszt – dove il sogno diviene realtà nella persona dell’amata. E continua raffigurando il regno dell’amore al di là dei limiti del mondo, vedendosi proteso nel cercare di penetrare i pensieri nascosti di lei, dichiarando che solo amore è vita respingendo gli abissi che lo vogliono ghermire, scrivendo che un bacio di lei lo porterà dove germoglia “l’eterna essenza dell’anima” e sciogliendo un Inno all’amore che conferma il suo valore primario ed insostituibile, fonte di energia e vita, al di sopra di ogni altro motore esistenziale, anelito di tutto “l’essere terreno” del poeta.

Di stampo quasi ‘bohèmienne’ sono invece quelli che abbiamo chiamato i “ricordi parigini” e parlano tutti d’amore in modo sfumato, nelle atmosfere ora rarefatte, ora nostalgiche della ‘ville limière’: i luoghi sono appena accennati (… Montmartre, Sacré-Coeur, Pichet du Tertre, Rue Norvins, Bois de Boulogne), ma vivo è il ricordo degli incontri e dei momenti vissuti con un’ amata senza nome che il poeta adesso rimembra con accorato sentimento.

Poesia universale e senza tempo quella d’amore ha dunque sempre conosciuto aedi appassionati in ogni epoca e cultura. Per restare al nostro Novecento, tra le tante, abbiamo individuato una lirica del poeta salernitano Alfonso Gatto (1909-1976) che s’avvicina ai motivi di Pietro Nigro, in particolare quelli del sogno d’amore e della comunicazione tra anime: “Le grandi notti d’estate / che nulla muove oltre il chiaro / filtro dei baci, il tuo volto / un sogno nelle mie mani. / Lontana come i tuoi occhi / tu sei venuta dal mare / dal vento che pare l’anima. / … / Tu vivi allora, tu vivi / il sogno ch’esisti è vero. / Da quando t’ho cercata. / Ti stringo per dirti che i sogni / sono belli come il tuo volto, / lontani come i tuoi occhi. / E il bacio che cerco è l’anima (Poesia d’amore dal sito balbruno.altervista.org). Alfonso Gatto è stato anche pittore e critico d’arte. Si è formato in gioventù sulla lezione dell’ermetismo ed ha poi via via sviluppati i temi della memoria, del substrato onirico, della morte come presenza tragica nel periodo bellico, dell’esperienza partigiana, della cognizione del dolore umano dalla parte delle vittime. Seguono poesie dedicate alla sfera privata e all’amore: queste ultime risentono marcatamente del modello da lui prediletto, il poeta francese Rimbaud. Ermetismo e surrealismo alla fine si fondono e la visionarietà diventa il suo nuovo mezzo espressivo.

Con un interessante commento di Enza Conti sul rapporto poesia-sentimento, tratto dalla prefazione al libro Canti d’amore, chiudiamo questa nostra presentazione che rende merito ad un poeta impegnato nell’affermazione dei valori della persona umana e nella ricerca del bello e del vero: “... Il poeta … trasforma le pagine in forza comunicante e catartica. Ed è in questo contesto che sentimenti diventano meditazioni, tanto che la lettura non lascia indifferenti, ma invita a riflettere sull’io uomo e sul suo rapporto con l’altro”.

Materiale
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza