Servizi
Contatti

Eventi


Assolvenze....Dissolvenze

Nella costruzione di questo suo ultimo volume di poesie dal suggestivo titolo “ Assolvenze...Dissolvenze” Augusta Romoli ha posto, alla base della sua idea iniziale di scrittura dei versi, due elementi architettonici fondamentali, che sorreggono e abbelliscono la sua opera dandole una connotazione del tutto particolare.

Il primo di questi elementi sta proprio nel titolo del libro che si pone sia come orizzonte ideale e cammino esistenziale da percorrere sia come decadenza, termine progressivo e regressivo di un percorso vitale.

In altri termini rappresenta da una parte l’accesso ad una apertura luminosa di immagini ed emotività e dall'altra una graduale, inevitabile decadenza delle stesse con l’ingresso in una oscurità ammantata di amara comprensione e colma di mistero.

Per fare questa operazione l’autrice si serve di termini utilizzati nel gergo fotografico dove per: “ Assolvenza e Dissolvenza” si intendono quelle operazioni in cui si apre o si chiude l’otturatore della macchina fotografica per accedere, focalizzare l’immagine, ingrandirla, avvicinarla, illuminarla oppure per uscirne parzialmente o totalmente in una graduale sfumatura.

Il secondo elemento poggia sul suo iniziale progetto musicale per impostare e suddividere i versi in movimenti , in una sorta di spartito d’opera che dà ritmo e vitalità all’intera composizione.

Si va quindi da un iniziale “ Andante” ( la parte più corposa del libro) per passare successivamente ad un “Adagio” carico di ricordi e riflessioni e per finire in un vigoroso “Presto”che chiude sotto forma poematica il volume.

Bisogna dedurre quindi che sono chiari i richiami agli strumenti e alle modalità del lavoro, che ha caratterizzato per anni la sua attività in Rai , dal 1979 al 1993, la sua formazione attraverso gli studi di Teoria musicale di Armonia e pianoforte.

Sono dunque ricorsi a quelle formalità ed esperienze che trovano un felice utilizzo nella sua espressione poetica fondamentalmente basata su una acuta osservazione degli elementi naturali che la circondano e che scatena in lei una profondità di riflessioni e considerazioni esistenziali, in cui si mescolano bellezze, stupori, voli cosmici e immersioni nel mistero della vita alternati da amare considerazioni e ombre che si allungano sul corso vitale.

Dunque il binomio Luce-Buio che attraversa l’opera si dipana tra una conflittualità della luminosità naturale e spirituale, dal suo rigoglio e splendore e l’opposto oscuramento e distruzione; una partita giocata sempre con spirito di cristiana visione del percorso esistenziale.

Molta parte delle liriche sono dedicate alla natura rappresentata da (foreste, fiori, alberi, fiumi, coralli, boschi, mare) dove è una costante la modalità conflittuale di cui parlavo prima, con una prevalenza però di stupori e bagliori rivitalizzanti.

Molto bene scrive l’autrice della natura fondendosi con essa in un ideale abbraccio come ad esempio nelle liriche “Le belle di notte”, Fiore di campo, ”Musica dall’albero”, “Nel silenzio ascolto”, “ Nel bosco”.

In altre poesie la Romoli si esibisce in una arguta analisi dei mali dell'umanità, della sua autodistruzione e brutalità soprattutto in una condizione di precario ecosistema, come in : “Fragilità”, “Preghiera dei coralli” oppure si dedica a cantare il mistero della vita, o scontro tra il Bene ed il Male.

Ed ancora molto interessanti sono le sue aperture poetiche laddove risuonano note musicali come in :“Involato è il tempo oppure nella poesie “L’incontro”, “Nel silenzio ascolto” momenti in cui la sua fantasia si lascia suggestionare dalla musica.

Ma direi che tutto il volume è attraversato da una costante ricerca della musicalità tra contatti ed incontri onirici, con luoghi e personaggi.

Insomma Augusta Romoli percorre nella prima parte del libro (Il tessuto del tempo) un sentiero poetico colmo di visioni ed emozioni, di domande e argomentazioni, dialoghi in cui si risalta tutta la caducità dell’ambiente naturale (dibattuta tra illuminazioni sognanti e oscuramenti della realtà) e il mistero che circonda il mondo e l’esistenza.

Nella seconda e breve parte del libro dal titolo “Reminiscenze” l’autrice si abbandona alla dolcezza dei ricordi e all’amarezza del non fatto, dell’incompiuto, per comporre un quadro memoriale in cui porre la figura del compagno e coniuge scomparso.

Scrive nella poesia: “Il nostro Oltre” :/ Ora che sono trascorsi / molti anni, oggi / appena soffi sparsi / negli spazi allora pieni / della tua presenza, / cosa è rimasto nelle stanze vuote / del mio esserci ancora / se non il silenzio?.../.

Una serie di immagini tra empatie e smarrimenti, percorsi nella fascinose strade di Firenze, ricorsi alla natura e ai suoni in quella ultima lirica che chiude la sezione dove immagina il marito come un tenero uccellino che ritorna a primavera.

La terza ed ultima sezione di questa interessante, piacevole, impegnativa silloge ha il titolo di “Fantasia con fuga” ed è una sorta di incalzante poemetto in cui si racconta, con una entrata di stampo dantesco, un dialogo tra un aldilà trascendente e un coro di poeti; l’appello che viene appunto dall’isola dei poeti che ripropongono la loro condizione vitale dibattuta tra incantamenti e smarrimenti, tra armonie e brutture, tra bellezze e inquinamenti, tra prevaricazioni e soprusi ed in cui la loro condizione appunto di poeti sognatori è ancora più penalizzata e distruttiva.

La lunga lirica ha il suo apogeo quando recita : “ ora siamo qua, in questa isola disincantati: poeti, pittori / scienziati, distaccati / dalla globalizzazione / dall’irreggimentazione dei costumi / riflessi del nostro libero pensare / ma vorremmo tramandare / a chi davvero ascolta / la nostra conoscenza /: un modo per trasmettere / ad altre esistenze / il bello della vita percepito / come determinazione del “bene”/ perché non si dissolva.../.

Ed in questo modo Augusta Romoli assolve anche al compito a cui sono chiamati gli artisti ossia di salvare e salvaguardare a loro modo la bellezza e la Grazia del mondo.

La parola lirica di Augusta Romoli si snoda con versi prevalentemente brevi, asciutti, procede per improvvise visioni, a cui spesso seguono risvegli nella cruda realtà quotidiana.

Una parola che cerca, con esito felice, nella sua essenziale ossatura suoni, cromie e fragranze senza cedere a sentimentalismi e inutili fraseggi.

Concludendo penso che il suo progettuale pensare lirico sia sfociato in una una silloge molto bene costruita, sia nella versificazione contratta e a cascata che nelle variegate tematiche esistenziali affrontate.

Un libro questo di Assolvenze e dissolvenze, che ripropone sia con lucida visione che con onirica trasmutazione, l’apertura alla bellezza e alla Grazia che vorremmo e la fragilità, l’inquietudine, le disarmonie che non vorremo ed in cui spicca il mistero che circonda il nostro esistere.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza