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Il reale e l'immaginario

Devo dire innanzitutto che a mio giudizio in questo volume viene tradotta, con grande bravura poetica, la riflessiva personalità dell'autrice e la sua profondità di pensiero, non disgiunte da notevole pathos emotivo e forte coinvolgimento personale nella vicenda esistenziale, peraltro molto ben controllati.

Daniela Quieti entra nella visione della vita con le formidabili lenti di un pacato, saggio ma al contempo tagliente, inesorabile giudizio umano e poetico, mettendo in scena due tempi di una rappresentazione vitale, lontani e tenacemente opposti, ma pur sempre inscindibili e naturalmente correlati nella loro terrena manifestazione.

Si riaccende nei versi della poetessa l'eterno, universale scontro/incontro tra la terra ed il cielo, tra la certezza di un purgatorio/inferno quotidiano crudo e doloroso di immagini e comportamenti e l'ascesa ad una edenica terra di dolcezze e frescure a cui ella accede con le formidabili leve del cuore e dell'anima.

Nella sua armoniosa poesia, in cui il classico ben ereditato si fonde con la contemporaneità del linguaggio attuale tramite un'assoluta eleganza stilistica, si focalizza la frattura insanabile comportamentale che si manifesta nel quotidiano vivere dell'uomo, l'endemica opposizione dei poli che rappresentano la sua fragilità, l'imperfezione, l'attrazione verso l'effimero, il potere, l'attraente aspetto del maligno ed il richiamo dell'anima verso la divinazione della bellezza e della Grazia.

Un itinerario il suo che si dipana, attraverso un idioma raffinato, talora duro, tonante, di denuncia, talora intimo, dolce, amorevole, di seducenti cromie di una bella natura, tra le aspre terre di una lotta di sopravvivenza ed i sentieri sereni e luminosi dello spirito.

Ed è la prima poesia del volume (Il lato oscuro della storia) a sottolineare la dicotomia che segnerà il cammino della silloge.

Nella prima parte del libro il lettore si imbatterà nelle più scottanti tematiche del nostro vivere una travagliata contemporaneità; dalle problematiche dei migranti, viste con accorata pietas, una bella immagine le riproduce in copertina, a quelle delle innumerevoli terre martoriate di battaglie (cito il titolo di una sua poesia), estendendo quindi la sua disamina sui drammi e le ferite dell'uomo del 21mo secolo, includendo in questo anche il suo piano personale, il proprio dolore per la perdita di persone care.

Il linguaggio di Daniela Quieti ha un incisivo e forte timbro di richiamo civile, di nobiltà d'animo, di severa condanna contro i soprusi sorretto da una fede che la spinge verso il divino creatore nella sua ricerca di una ragione al male che domina il mondo ed in questo senso splendida è la poesia: “E tutto questo in nome di Dio”, dove ella ripercorre gli eventi sconvolgenti della storia, dagli antichi Romani, agli arabi, fino alle recenti terribili vicende dell'Afghanistan, di Palmira compiute in nome di un Dio onnipotente.

E tutto questo seguendo le variabili sfaccettature ideologiche, si svolge come in una ripresa cinematografica in cui l'autrice pone con un sentimento di universale compassione la sua emblematica domanda: “Qual'è il Dio che noi immaginiamo”.

Ma altre poesie della prima sezione testimoniano dell'accorata denuncia della Quieti sui malanni della nostra epoca moderna come “Silenzi d'innocenza”, “L'incrinatura del segno”, “Ragazzo audace”, “Stanca cadenza”, “Fiori urgenti e la sua voce si innalza contro violenze di ogni genere, disuguaglianze, violazioni dei diritti umani.

Cambio di scena nella seconda parte del libro dove l'anima ed il cuore sgravati dal peso opprimente di una terrestrità oscura e colma di violenze spiccano il volo verso orizzonti ammantati di divina protezione, bontà e speranza e dove l'immaginario, inteso come forza generatrice di bene, irrompe con forza ed illumina gli scenari.

Apre la seconda sezione la poesia “Il nostro Natale” dove candidamente l'autrice afferma: “… perchè tu ci sei o Signore / basta la scia del tuo profumo / a far tacere i brividi con nuovi fiori / sbocciati intorno al cuore e pace in terra / agli uomini di buona volontà /” e prosegue con un'altra testimonianza di fede limpidissima con la lirica “Riapre il paradiso” ma oltre queste testimonianze il cuore della poetessa si apre a visioni ideali ed idilliache, rigeneratrici di vita come in: “Un giglio”, “Imperlami di verde”,”Fiore di pace”.

Qua il linguaggio poetico della nostra autrice si addolcisce, anche se rimane un'amarezza di fondo ed ogni sua immagine assume contorni sobri, morbidi, ricercando purezze e frescure.

Anche il valore vero dell'amicizia assurge a simbolo edenico come nella poesia “In te, amico” dove scrive “L'amicizia è oggi un fiore / preziosa essenza di rosa senza spine / nata tra la neve / chiarore che non svanisce.

E così va avanti nella sua veste purificativa dove la natura, l'amore, le tradizioni, si vestono di una luminosità nuova e generatrice di speranze fino a giungere alla bellissima lirica “Ti vedo” in cui l'umana fragilità, con le sue ombre, assume i contorni della divinazione affidandosi all'eterno senso della tenerezza dell'amore.

Chiude la silloge la lirica “L'immaginazione” ideale contraltare di quel lato oscuro della storia che apre la silloge e che varca le soglie del cielo, “a un passo dalla beatitudine”, come cita.

Ben rappresentata quindi in questo libro l'umana vicenda con i propri contrasti e le proprie aspirazioni alla Grazia da Daniela Quieti, la quale dall'alto della sua ormai consolidata, riconosciuta esperienza compie un'opera di vero pregio stilistico, musicalmente gradevole e con richiami spesso di suggestione dannunziana naturalmente ereditati e magistralmente rielaborati confermandosi ancora una volta una eccellenza italiana nella scrittura poetica.

Recensione
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