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La vita fa rumore

Camerata dei Poeti
14 gennaio 2016

“Roberto Mosi appartiene a quella schiera di poeti che testimoniano con partecipata emozione la condizione sociale, civile ed esistenziale del loro tempo, percorrendo quasi fosse un itinerario di amore/sofferenza le strade delle città, delle periferie e del mondo intero.

Un muoversi per inquadrare con fotogrammi di camera o dipingere con cromatiche pennellate, ma sempre in ombra e con discrezione, realtà e sogni, per rivendicare dignità e rispetto dei diritti, per denunciare disuguaglianze ed errori.

Ma questo modo di procedere non è esente comunque dall'innesto automatico della dolcezza delle memorie del passato, delle situazioni idilliache o mitiche quale confronto/addolcimento di una spesso caotica ed esagitata realtà.

Insomma una presa diretta sui luoghi della quotidianità o su quei “Non-luoghi” (dico così per riprendere la titolazione di un suo libro) su cui s’innesta come correttivo all'asprezza del quotidiano, alla perdita della propria identità, la difesa del mito e la bellezza della vita.

E qua bisogna citare ancora un altro suo volume appunto i “I luoghi del mito” in cui l'autore rivendica la perennità del mito anche nella vita moderna.

Ma questa vedete è la vera poesia di oggi, testimonianza diretta e coinvolgimento lirico, che rimanda al tempo aureo e che si cala nei segreti meandri della sorgente poetica per far scaturire riflessioni ed emozioni profonde in chi legge.

E così il nostro Mosi si mette in cammino con questo suo ultimo libro e di strada, possiamo dire, ne ha fatta tanta proseguendo nella sua ideale linea di condotta, iniziata con gli altri volumi tra cui ricordo “Florentia”, “L'invasione degli storni” “Aquiloni”, “Itinera” oltre a quelli citati prima, e altri ancora, partendo idealmente dalla sua città, nella fattispecie dalla libreria “Cafè” in Oltrarno per dichiarare apertamente che: “la vita fa rumore” nella realtà dei giorni e nella titolazione del suo libro e con un sottotitolo “ Noi viviamo di lavoro” dando, da subito, l'avvertimento del suo serio impegno come poeta nel sociale e nel civile, nella difesa della dignità umana.

Alla base di tutto c'è in lui un profondo amore per la sua città e per i luoghi visitati, ma è soprattutto il lavoro il leitmotiv che anima l'opera.

Il lavoro come dimensione di attività, impegno, riscatto, dignità, rivendicazione, realizzazione, manifestazione vitale e di rumore quindi.

Dunque parte il nostro nei cortei che girano in Oltrarno, aggregandosi ai giovani che protestano, riprendendo in diretta con scene filmiche le dinamiche della folla e delle piazze, cosa che gli è congeniale in quanto è anche un abile fotografo.

Ma altre inquadrature si aprono subito dopo con partecipato coinvolgimento umorale e sono le sue “Trecciaiole” in sciopero con Tosca in prima fila e il suo bambino in braccio, sono le donne della “Manifattura Tabacchi”, Fosca, Federiga, Delia nella fabbrica abbandonata.

Nel prosieguo Roberto Mosi si rivela poeta che assapora fino in fondo le segrete pieghe dei quartieri popolari con la loro calda e umile voce, poeta che s’incanta davanti ai lavavetri delle auto e delle loro mani dice: “ Mani piccole, mani nere, fioriscono nella città, mostrano i dolori del mondo .

Ma la raccolta va avanti, felicemente attraversata e illustrata dai disegni dell'amico Enrico Guerrini, che condivide da qualche tempo le testimonianze poetiche di Mosi, dando loro una dimensione e un arricchimento visivo di estremo interesse, (e qua potete vedere le bellissime immagini delle riproduzioni di Guerrini); va avanti dicevo, con le bellissime poesie sulla figura della Mediatrice, il cui testo leggerà egli stesso e poi con quelle sulla raccolta di aranci e pomodori dedicate agli extracomunitari arrivando fino alle aspre radure di Lagonegro.

Dunque direi che nella poesia di Mosi fondamentalmente si apre una verifica/scontro tra i luoghi del mito e la modernità con le sue problematiche sociali e civili, le sofferenze e insofferenze, uno scontro quasi fra cielo e terra oserei dire, questione strategica che sempre di più in lui si amplia facendo seguito nel tempo agli altri suoi libri che hanno avuto tutti successo e consensi di critica autorevole .

Ma quello che vuole fare il poeta adesso con il suo ultimo lavoro è dare voce, appunto rumore, alla vita, un rumore di rivelazione dignitosa, fresca, di accesso alle speranze e a sogni che impreziosiscono l'esistenza.

E allora prosegue con le sue inquadrature, siano esse zoomate o a grandangolo del ferroviere, dell'Alta velocità, d’infermiere e ospedali e persino dell'impiegato delle pompe funebri.

Nell'ultima parte del libro i toni lirici di Mosi si fanno più estatici, idilliaci come ad esempio in “Guida turistica” in giro per sentieri tra i colli del pian dei Giullari e San Gersolè, rivelando la sua anima più recondita e tenera, ma anche emanano fragranze dolci amare con “Ulisse torna a Itaca”, e “Orfeo a Firenze” mescolando classicità e travagli moderni di vita quotidiana.

Un tema quello di Ulisse tanto caro ai poeti di oggi che colgono nell'identificazione con l'eroe omerico la loro avventura esistenziale agognando l'amato ritorno ai luoghi cari.

Ma prosegue per riprendere scatti di impiegati comunali e pony express, arrivando fino alla rivelazione della sua natura di poeta, a una confessione/ invocazione alla divina Erato.

Ecco come rivela di accedere alla sua parola poetica quando dice tra l'altro: “Nella tavolozza dei colori / inzuppo la fantasia / nel pennello parole / in libertà... e ancora ricerco il tratto / lo sfumato, il senso / lontano dalla realtà, comunico il tutto / il niente.

Poi termina il suo itinerario poetico con due lunghe poesie: La cucina di Francoise e Il lavoro del pittore, gustosi intrattenimenti e seducenti visioni per il poeta e per il lettore che chiudono il libro quasi a voler stemperare l'acceso tono sociale e civile che aleggia.

Dal punto di vista della composizione della parola la poesia di Mosi è una sapiente miscela di genuino stupore poetico e impellente bisogno di narrare per amore e giustizia situazioni e luoghi della società con pochi ma efficienti tratti di pennello o fotogrammi, come preferite, facendo sì che la sua lirica alla fine risulti sempre snella, partecipativa, gustosa, liquida e raffinata.

Altra componente importante che lo contraddistingue è la musicalità, da sempre ricercata dal poeta, quale armonia finale e qua mi ricollegherei come esempio a un altro suo importante libro “Concerto”, che soddisfa molto bene questa sua necessità con una partitura musicale, quattro movimenti dedicati alle quattro stagioni, leggi “Sinfonia per Populonia”.

Una componente musicale, però nel caso della sua ultima opera, certo cosa non facile e semplice da trovare perché qua vedete si scrive di problematiche sociali e civili pur nel contesto dei semplici gesti quotidiani, delle piccole gioie, e quindi di spigolose materie da affrontare.

Una poesia dunque, direi concludendo, profonda, di significati importanti, di ricerca continua per ricucire lo strappo tra il sogno e la realtà, ma che si legge agilmente e si guarda, passatemi il termine, con la scorrevolezza di un filmato snello e coinvolgente dall'inizio alla fine”.

Recensione
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