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Senz'alfabeto

E' raro imbattersi in uno scritto poetico in cui la sensualità, in tutte le sue componenti vitali, assume valore primario, assoluto, pressante ricerca e al tempo stesso preziosa creazione.

E' quello che avviene nell'ultimo volume presentato da Anna Maria Guidi in cui l'autrice si immerge in un totale ascolto dei sensi propri e altrui, nella solarità più accentuata ed in un contatto carnale con la materia fino al punto di entrare all'interno della struttura molecolare e negli atomi più segreti delle cose.

Questo contatto avviene prevalentemente attraverso la modalità della staticità, dell'immobilità più accentuata delle situazioni, utilizzando quasi un effetto moviola al rallentatore del dipanarsi dei sensi e delle descrizioni, dilatandone all'estremo gli scenari e gli effetti con uno stupito compiacimento e con una totale partecipazione fisica e mentale. Si tratta di una immobilità solare, agostana, accecante dove i sensi si acuiscono a dismisura.

E' una poesia quindi che predilige la fissità dell'attimo nella sua intimità profonda del vedere, godere e riconoscere il senso del trionfo e del degrado al tempo stesso delle cose. La ricerca di una condizione erotica, il trionfo della materialità, e per esteso, l'allontanamento dalla transitorietà della vita e da una realtà inaccettabile, in attesa del sogno o del sonno ristoratore.

E l'autrice fissa lungamente ogni immagine, sia che essa inquadri la natura con i singoli animali o i territori dell'urbanità. Il suo diviene un contatto diretto, epidermico, da cui estrae la completa sostanza della materia distillandone gli umori, i suoni, i colori, le fragranze, in una costante presa diretta e con una insaziabile voglia di farsi parte integrante, osannante, distruttiva nel senso della morte e della ironia. Da qua l'osservazione di Manescalchi il quale parla di una natura intera/mente umanizzata e di una umanità con-tessuta nel divenire cosmico universale.

A questo suo sentire e agire lirico si unisce la destrutturazione di un linguaggio poetico che violentemente demolisce quello classico o classicamente interpretato e, che dal più, viene considerato ancora oggi poco o non rivedibile. Una parola, la sua, tesa ad una essenzialità estrema, ed estremizzazione del significo, alla sua reinvenzione logica dopo una devastazione lessicale fino al punto di apparire talora astrusa e ipercondensata nel concetto ma sempre e comunque di rara suggestione.

Si comprende dunque come questo libro fissi un confine netto e innovativo oltre il quale si apre un orizzonte affascinante di poesia intellettualmente proposta, volutamente scarnificata e sublimata nel suo fine ultimo; insomma proposta con una intenzione di demolizione dei precedenti canoni poetici della parola e che diventa talmente palpabile e godibile, talora da restarne irretiti, ma sempre e comunque prigionieri della sua intimità vitale nel tempo e nel sogno. Dunque un linguaggio di confine atto a segnalare il senso più profondo delle cose e nel modo più diretto di cui più si prende conoscenza e più si apprezza.

Parole come afferma it prefatore del libro Giuseppe Panella che fuori-escono dal corpo e al corpo ritornano, pure "particole" di vita e di sogno... e come afferma Franco Manescalchi in quanta di copertina : "Ma quel che più conta e il dettaglio, la sintesi dove i neologismi creano una selva di sensi e di sensualità senza allontanarsi troppo dal loco originario significato (furegando per frugando, ti-tubare per tubare e temere, interrogatorio per interrogatorio, etc). Anna Maria Guidi lancia dunque una sfida di azzardi e di fascini su cui riflettere, con un volume da leggere e rileggere con la cura delle cose preziose, da assaporare e da godere con la stessa intensità con cui l'autrice l'ha ideato e scritto.

Recensione
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