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La raccolta di poesie di Francesca Luzzio ben delinea la poetica dell’autrice, la quale dà alla propria famiglia e alle vicende sociali, un valore altamente evocativo. Leggendo le poesie si ha l’impressione di trovarsi di fronte alla porta dell’anima della poetessa, che senza tergiversare punta sulla funzione comunicativa della poesia, affidando spesso al messaggio un tono di tristezza. Lo stile è ricco d’immagini, facili e struggenti, ricche di fonosimbolismo, per cui la parola si carica di significati alternati tanto da proporsi come “tropos” e specchio dell’anima. «Qui, vicino | al camino | guardo le fiamme | delle illusioni»; versi che fanno rimbombare con forza il passato, mentre non bastano nemmeno le fiamme (simbolo di calore e di luce) a dare un nome ai ricordi, a quei ricordi che sono il frutto di un’esistenza travagliata.

Nella prefazione Alfio Inserra scrive: «Realtà ed inganni, domande e fantasmi, speranze e timori si frammischiano, reiterando queste immediate e meditate ripercussioni, che altro non sono che tremori e brividi del nostro guardarci intorno, trovarci con gli altri e con noi stessi, tentare compromessi tra sentimenti e ragione: «Spettatrice unica | nella vuota platea | continuo a sentire | la forza dell’amore» (Fantasmi)». Un “Io”, quello della Luzzio consapevole dei troppi perché della vita, anche se non manca il desiderio di cercare certezze. Infatti, l’autrice, pur permeando i versi di un substrato pessimistico, si aggrappa a quelle certezze che illuminano gli attimi bui del proprio esistere: l’urgenza del linguaggio poetico e la mente sono rivolti alla Fede, quale forza trascendentale che, come affermava Tolstoj è «la conoscenza del significato della vita umana». Si tratta di uno slancio mistico che, pur avvolto da un tono di malinconia, non si arrende, perché nella sua preghiera vi è la necessità di ricominciare. «Inizia un nuovo giorno | e vorrei trovarti, Signore, | nella gioia di ricominciare». Ed allora: «Non più vita | tra le ombre dei doveri | immagini sfuocate di valori! | Aprimi un varco, lo attraverserò». La poesia, dunque, diviene paradigma esistenziale, speculum animi in cui l’essere umano si emerge nell’infinità del tempo e dello spazio, così come scrive nella postfazione Michela Sacco: «La scrittura di Francesca Luzzio esprime un disagio intimo fatto di delusioni, di appassionanti rimpianti, di evocazioni memoriali in cui il tempo è quello non esteriore ma della vicenda d’anima ». Le poesie della Luzzio vanno lette e rilette, in quanto è un’opera complessa che ci permette di andare “oltre” per cercare quella luce catartica e operativa al contempo, attraverso sentieri e valichi che inducono alla sublimazione dello spirito umano.

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