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L'ironia, la lucidità, le metafore
L’intenso mondo poetico di Lucio Zinna, poeta siciliano anzi poeta oltre gli aggettivi

Lucio Zinna è un poeta palermitano di origine mazarese. Le sue due ultime opere pubblicate, e presentate presso il Circolo di cultura di Marsala il 10 maggio 1987, sono Il Ponte dell’ammiraglio e altre narrazioni, Romano Editore, Palermo, e Abbandonare Troia poesie ed. Forum /Quinta generazione, Forlì.

Le due opere sono state pubblicate entrambe nell’87 e la loro presentazione, a Marsala, è stata curata dal sottoscritto, il quale, qui, presenta uno stralcio: estrapolazione della relazione/saggio fatta sui testi del poeta.

L’opera di Zinna, è un prodotto artistico-poetico, il cui estraneamento espressivo/comunicativo conosce l’intervento di una ragione/immaginazione poetica che demistifica, demitizza e rimitizza, svera e invera oltre la logica del vero e del falso nella sfera simulazione del mythos della mimèsi poietica deformante e trasfigurativa dell’essere reale e possibile.

Ed è in questa azione modificatrice dell’essere demistificato, derealizzato e progettato irreale-reale, in cui il soggettivo e l’oggettivo del mondo e dell’esserci si incontrano nella loro comune base materiale, che affonda la lirica di Lucio Zinna e non nel tradizionale e desueto lirismo soggettivo e dei «buoni» sentimenti.

Certo il «lirismo» è presente – non può non esserlo –: emozioni, ricordi d’infanzia o legati allo Scartabello degli attimi invenduti, moduli linguistici vaghi e quasi smaterializzati o castrati, per dire dominati nell’irruenza della passione, lo attestano, ma la lirica di Lucio Zinna è anche e soprattutto nell’oggettivo del testo, sia espresso che inespresso, dichiarato o ellittico, perché gode di quel fare-dire poetico che utilizza artisticamente parole, sintagmi, stilemi che richiedono una materiale struttura portante, direi quasi scientifica.

L’ironia interrogazione

Ciò fa sì che, scendendo dal livello tematico e simbolico, per es., del testo a quello ideologico e contenutistico, all’informazione e alla verità oggettiva, l’ironia-interrogazione di Lucio Zinna consente allo stesso poeta, nel momento dell’«assemblage», per dirla con Raffaele Pellecchia, un «dominio dell’organismo formale» che accresce la resa poetico-letteraria e impedisce «una moralistica compromissione con la materia», e con quel tempo-rosario (rosario è un termine frequente nei testi di Zinna) della città, della città dell’uomo con i suoi conflitti soggettivi e oggettivi, le sue aspirazioni alla massima libertà della verità e del progettarsi.

L’ironia–interrogazione però, pur distendendosi, nel momento dell’«assemblage», nel «dominio dell’organismo formale», non impedisce al poeta l’uso di metafore (come, per es., «è canapa indiana la parola e cresce») che vanno al di là del tradizionale lirismo soggettivo e dei significati circoscritti e chiusi.

Le metafore

Le metafore usate da Lucio Zinna, infatti, sono anche euristiche, informative e in continua espansione semantica, perché, attraverso il lavoro di torsione cui sono sottoposti concetti e parole, generano nuove conoscenze e sensi che diversamente rimarrebbero potenziali e nascosti nell’essere-possibile.

Le metafore del nostro poeta sono portatrici di una risonanza che consente e legittima l’espansione di quella analogia contagiosa in base alla quale si colgono relazioni e corrispondenze non deducibili per sola via ipotetico-deduttiva.

Se guardiamo, per esempio, più da vicino, ad alcuni sintagmi metaforici, come «si sgranocchiavano serate blu/e nostalgie campestri un seme appresso all’altro» della poesia Odore di acetilene, e «...malinconia da stradivari... » della poesia Il bacio, il nostro assunto risulta più evidente.

Le serate blu diventano ciò che non sono: semi da sgranocchiare con gusto; la malinconia diventa altra cosa che non è: uno stradivari.

Questi cambiamenti e questi nuovi sensi, con tutto quello che le trasformazioni associative o identificanti delle metafore portano, possono essere operate solo dalle metafore vive che cambiano il mondo dato e il rapporto percettivo dell’uomo che guarda il mondo.

Lo sgranare, ancora, ci informa che il poeta conta e vaga: manipola ed enumera una realtà che per essere palpabile deve essere vicina e fra le mani come i semi e i grani di un rosario, e vaga nella lontananza simboleggiata dal blu delle serate in uno spazio-tempo immaginario da «nostalgia» vissuta quanto invisibile e irraggiungibile.

Anche “in malinconia da stradivari”, la metafora ci informa di un dolce-amaro struggente e che questo struggersi è quello di una lontananza, passato o futuro che sia, che è percepita, quasi fra le mani, mediante il quantitativo-qualitativo della fisicità delle vibrazioni sonore dello stradivari.

Anche qui traspare il contare e il vagare del poeta, il quale, così riesce a ben sintetizzare la ragione-immaginazione e l’immaginazione-ragione.

Lo struggersi, infatti, ci viene (rac-)contato attraverso il rapporto numerico dei numeri razionali, o frazione, della chiave di sol, o di violino, che si esprimono nelle frequenze matematiche delle vibrazioni sonore; lo struggersi, inoltre, qui, ancora, ci dice che il poeta vaga in una dimensione sfuggente al calcolo in quanto è magia di una musica in lievitazione e impalpabile all’orecchio e al digitale: è la dimensione in cui il contare della ragione è il limite del sogno dell’Eros e viceversa.

Le nuove connessioni, operate dalle metafore, modificano il mondo della datità perché introducono relazioni cognitive prima non esistenti e ora introdotte dalla parola-azione-essere o mythos della mimèsi poietica.

Non diciamo più che le relazioni create dal poeta sono meno reali e oggettive di quelle create dalla logica della matematica e delle scienze. Una relazione è sempre una relazione, un rapporto, cioè, forte o debole che sia, creato tra oggetti, simboli, forme, comunque richiamantesi, tra simboli e referenzialità, e disciplinato dal dominio dell’analogia, il quale può arrivare all’identità o alle somiglianze più vicine o più lontane.

Recensione
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