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Nella raccolta Agli Angeli lo scrittore Emilio Diedo, di origine veneziana, ma residente a Ferrara, sceglie un tono alto e un lessico ricercato, tracciando, con le sue liriche, un percorso, accidentato, diretto verso il cielo. Dalla scelta di questo percorso di ascensione non lineare al cielo (è un’ascensione caratterizzata, infatti, da cadute, interrogativi e ripensamenti) deriva probabilmente il titolo del libro, evocato dall’immagine di copertina. In questa immagine evanescente, sfumata in bianco su un fondo arancione, due figure di angeli salgono, infatti, attraverso le nuvole, verso il sole.

Sono frequenti, inoltre, nei testi di Diedo i riferimenti, espliciti e impliciti, a Dio, chiamato anche “Iddio”, con un termine ottocentesco, non più in uso nel linguaggio quotidiano, ma ancora presente in alcune preghiere e nei testi liturgici oppure definito, con una terminologia da trattato di teologia, “Ente Divino” e “Supremo Ente”, perchè, come scrive l’autore, in una delle ultime liriche della raccolta: “Ogni foglia è figlia | dell’infinito Divino Amore | che vita e morte accomuna | al filo continuo dell’eterno | fluire della storia.”

Il libro di Diedo è, anche per il lettore che lo affronta, un percorso in salita, tra sentimenti contrastanti di amore e di ripulsione, di bene e di male, descritti nella loro antinomia quotidiana, fino a una conclusione, poco rassicurante, espressa dall’ultima poesia della raccolta, intitolata “Pagina bianca”.

Recensione
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