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Cosa farai da grande. Diario poetico negli anni Sessanta

Cosa farai da grande. Diario poetico negli anni Sessanta è una silloge di Federico Montanari che, così come anticipa il sottotitolo, contiene poesie scritte negli anni Sessanta, a eccezione dell’ultima composta nel 2013 a distanza di ben mezzo secolo.

In poco più di venti testi, rimasti quasi tutti inediti in questo lungo arco di tempo, sono racchiuse le emozioni e le inquietudini provate dal poeta durante la gioventù, vissuta in un particolare periodo storico del Novecento, nel quale si sono verificate violente contestazioni giovanili per mezzo delle quali si voleva esprimere il rifiuto del sistema capitalistico e di una società colpevole di schiacciare l'uomo e di mercificare qualsiasi cosa. Una società nella quale si respirava l'apprensione per la minaccia di una guerra atomica e nella quale emergevano le incomprensioni tra generazioni, tensioni che anche il Montanari ha avvertito all’inizio del suo percorso di formazione individuale.

Nella prima parte della raccolta, Giorni tristi, i versi ci raccontano di un luogo, Gais, da dove il poeta è partito ma dove spesso fa ritorno, accolto da un paesaggio noto e posti familiari. Ed è sempre a Gais che ritorna dopo il suo girovagare insieme agli amici in cerca del senso dell’esistenza e per dire addio alla madre morente.

Il dolore di questo lutto segna il confine tra la prima e la seconda parte della silloge e metaforicamente scandisce il suo “passaggio” da una fase della propria vita a un’altra nella quale «era pieno di contraddizioni | ed estremamente incerto sul domani» (Perché sapevo).

La sua inquietudine e il suo disagio esistenziale però non si acquietano ed è soprattutto l’inizio dell’ultima parte, titolata Giorni febbrili, che è percorsa da questo malessere interiore. Anche se in questo periodo incontra l’amore, le domande sul perché si senta fuori sintonia con gli altri e con il mondo diventano tante. Si sente infatti come se fosse «nell’ingranaggio un sasso | che non si spezza» (p. 38).

Nella poesia Quelle parole che chiude la raccolta Federico Montanari, ora che è un uomo maturo e ha la risposta alla domanda che gli veniva rivolta quando era bambino: «Cosa farai da grande?», nel rileggersi manifesta sia la propria meraviglia ritrovandovi «tristezze, ansie, angosce, | tenerezze e ingenuità | e il rimuginare confuso, | la presunzione verbosa, | la feconda insoddisfazione | di quegli anni lontani…» sia la propria sorpresa nel constatare che il tempo della vita scorre davvero veloce.

Recensione
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