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Dialoghi imperfetti

Nelle sei sezioni della raccolta Dialoghi imperfetti, Patrizia Riscica servendosi di due diverse voci dialoganti parla dell’amore, delle donne, della vita, del mare, della poesia, del matrimonio. Una voce (in carattere corsivo) pone domande, esterna sagge riflessioni, esprime dubbi sui vari temi affrontati, l’altra (l’Io poetico), con estrema sincerità, racconta dei propri pensieri, delle sue inquietudini esistenziali e delle sue tormentate esperienze, condividendone emozioni e fallimenti.

Nella prima sezione (Dialoghi dell’amore) si parla dell’amore come del «signore dell’anima | e del senso di ogni pensiero», al quale perfino «la vita si inginocchia» e «con un’infinita preghiera | e con il capo chino | lo onora» (p. 16). Per la poetessa l’amore è un sentimento travolgente che scatena nell’animo controverse emozioni e instaura instabili e «complesse relazioni». Nei testi che compongono questa parte della raccolta, tenta di indagarne la natura e nel suo percorso di ricerca ripercorre i vari momenti che hanno segnato un suo travagliato rapporto amoroso, momenti in fondo comuni a tante altre relazioni. Di solito, infatti, quando nasce un amore il desiderio consuma il corpo, la felicità invade l’animo, la paura del tradimento attorciglia le viscere e l’attesa dell’incontro con l’amato consuma; quando invece muore, il fuoco della passione si estingue, il rapporto tra gli amanti si deteriora e finisce. Attraverso il linguaggio del corpo e il contatto fisico, secondo l’autrice, si comunica al partner l’intensità dei propri sentimenti e nel momento in cui una relazione termina il corpo diventa ricettacolo di intimo dolore e soffre insieme all’anima. Tra due innamorati infatti è importante sia l’intesa fisica sia quella spirituale, altrimenti il loro parlarsi genera dei «dialoghi imperfetti», nei quali le parole perdono senso, «si sgretolano | lasciando solo un’eco polverosa» (p. 25), silenzio misto a solitudine, amarezza piena di incertezze.

In Dialoghi di donne, seconda parte del libro, Patrizia Riscica tenta di scoprire il significato “dell’essere donna”, sia sul piano personale sia su quello più ampio e universale che abbraccia tutte le donne. Cerca, inoltre, di definire quali siano i suoi ruoli, in quanto: «La donna è proprio un caleidoscopio, | con mille colori e sfumature. | Cambia continuamente disegno. | Lei, la più grande | artista-trasformista della vita. | Uno spettacolo unico» (p. 34). Con lo sguardo rivolto al passato, ma soprattutto al presente, si accinge a percorrere nuove strade, con la consapevolezza però che l’amore, pur con le sue antinomie, continua a sedurre e a rapire l’anima e i sensi delle donne. In Dialogo bloccato denuncia che, oggi come ieri, quando una donna è vittima di violenze psicologiche e fisiche, e i suoi sogni vengono spezzati e frantumati, precipita nel buio baratro della disperazione e della depressione. E da questo vortice di dolore e annientamento, secondo lei, potrà uscire soltanto grazie alla solidarietà e all’aiuto delle altre donne, perché soltanto «Magicamente strette nel cerchio della sorellanza, | […] saranno salve» (12. Dialogo della sorellanza).

Nei testi che compongono la terza sezione, Dialoghi della vita, così come ci anticipa il titolo, si parla dei tanti volti e risvolti dell’esistenza. Già nella poesia d’apertura, Dialogo con elenco, si offre una visione fatalistica e non positiva della vita («La vita va percorsa | così come si svela e | questo l’anima lo sa»; «In realtà poco conta cosa accade, | importante è possedere destrezza | per schivare il dolore | con ingegnosi inganni»). Per vivere, afferma la poetessa, è necessario avere coraggio e forza per andare avanti, per «continuare a camminare», anche se la stanchezza si fa sentire e la felicità spesso sembra solo una parola priva di significato. Un’illusione. E nonostante la vita sia considerata da lei dispensatrice di numerosi momenti negativi e di pochi favorevoli, tra le righe della raccolta la speranza di un “respiro” salvifico, che annienta la paura del nulla, della morte, non viene meno.

La quarta sezione, Dialoghi del mare, sembra essere il proseguimento e il completamento della precedente. Qui, infatti, lo sguardo di Patrizia Riscica vede il mare come metafora della stessa vita, le onde come allegoria della fragilità e finitezza dell’uomo, infatti, nel Primo dialogo si legge: «Viviamo galleggiando su onde capricciose, | imprevedibili, | a volte ci sollevano in alto | poi improvvisamente ci inghiottono. Siamo aggrovigliati su noi stessi, siamo schiuma, | bollicine che scoppiano al più piccolo urto» (p. 55). Il mare, simbolo di enigmaticità e incertezza, diventa inoltre specchio dei dubbi che la tormentano. E mentre ricerca senza sosta il senso dell’esistere, pur sapendo che «Il mare è solo mare. | La vita è altro. | Il resto è sogno» (p. 57), servendosi di similitudini con altri elementi naturali, come l’acqua, le nuvole, il cielo, esprime le proprie sensazioni e inquietudini, i propri stati d’animo e il suo desiderio di cambiamenti.

Nella penultima, Dialoghi della poesia, l’autrice parla di poeti e poesia. Confessa che nella poesia cerca «risposte e pace», nonostante sappia quanto sia arduo trovare le parole giuste per esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni. La voce fuori campo ammonisce che: «La poesia tradisce, | prende tutto e poi abbandona. | La poesia è un uomo” (p. 65) e che come un amante prima seduce e poi svanisce nel nulla. L’autrice però sa che non sempre la poesia “tradisce” i poeti, diventando «un brivido dell’anima, | un sussulto improvviso» (p. 69) che fa nascere i versi.

La raccolta si chiude con la breve sezione intitolata Dialogo di un matrimonio, nella quale si racconta della celebrazione di un matrimonio, che in fondo è «Un impegno. | Un contratto. | Una promessa. | Per sempre» (p. 72), con la persona amata. O forse con la stessa poesia, con la quale in fondo la poetessa ha sempre dialogato anche se con “dialoghi imperfetti”.

Paolo Ruffilli, nell’acuta e accurata Prefazione, sottolinea che i testi della raccolta di Patrizia Riscica sono «liberi da qualsiasi tentazione idilliaca» e che la sua scrittura è «di una semplicità e di una precisione che convivono in una luce radente e tagliente. Una luce che mette a nudo le cose, senza bisogno di volontà consolatoria e senza aloni di nostalgia.» Una luce, a mio parere, che mette in evidenza anche l’incessante ricerca della poetessa di certezze, per capire meglio se stessa, il mondo, la vita.

Recensione
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