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Non è cosa da poco

Maria Antonia Maso Borso, nelle poesie della raccolta Non è cosa da poco, canta la vita e le sue stagioni, unitamente al sentimento che più coinvolge e sconvolge l’animo umano e la sua esistenza: l’amore.

Fin dalle prime composizioni parla della forza d’attrazione che questo sentimento esercita fra due individui sconosciuti e molto diversi fra loro. E quest’attrazione è così forte da far nascere in entrambi sia il desiderio di «scrivere» insieme nuove «storie differenti e uguali | nell’agenda della vita» (p. 14) sia quello di condividere intensi momenti di passione. Sono molte, infatti, le emozioni che questo sentimento regala non solo allo spirito ma anche al corpo e, per la poetessa, in un rapporto amoroso sono ambedue importanti, dato che «fummo creati | con l’anima e col corpo,| non può essere allora | che quanto viene dalla carne sia | solo peccato e malattia» (p. 23).

Anche lei ha vissuto appieno una grande storia d’amore, intrisa di complicità e intesa, con il proprio uomo. La sua scomparsa però le ha aperto una dolorosa «ferita dell’assenza» nell’anima e l’ha fatta precipitare nel «lutto d’anni e lustri» (p. 34). Ora la notte mentre insonne si rigira nel letto vuoto la nostalgia di lui si fa acuta e i ricordi del loro stupirsi insieme «delle piccole cose e delle grandi» della vita (p. 97) si affacciano nitidi nella mente.

L’amore colora la quotidianità dell’esistenza di tante sfumature e la Maso Borso nei suoi versi ne tratteggia diverse, afferma infatti che «Sondare dell’amore | ogni profondità conviene | perché insensata è la vita | vissuta a pelo d’acqua | che impoverisce, annoia e infine uccide, | arida e senza frutto» (p. 31). In essi esprime inoltre l’intensità dell’affetto che prova per i propri cari e per gli amici. E non vi nasconde nemmeno la sua profonda fede, che le consente di dare ad alcune composizioni l’impronta di sentite preghiere, di suppliche a Dio, o il tenero stupore che la invade osservando gli spettacoli che la natura offre.

E sempre dai suoi versi limpidi, musicali, privi di astrusità e ricchi di sentimenti, emerge con prepotenza pure il proprio amore per la vita, nonostante negli ultimi testi della raccolta spesso si soffermi a riflettere sulla morte e si faccia domande su di essa. Nella poesia Intanto, per esempio, si chiede: «Sarà un sonno la morte | o un altro sogno?».

Maria Antonia Maso Borso pensa che ogni stagione della vita, seppur segnata non solo da gioie ma anche da dolori, abbia le proprie bellezze. Anche l’ultima, quella della vecchiaia, riserva infatti sorprese e accende sogni e questo “Non è cosa da poco”, dato che «Mai è da poco | ciò che ci è donato, | perfino la tristezza» (p. 98).

Recensione
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