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Tentazioni simboliche

Le poesie della raccolta Tentazioni simboliche di Armando Santinato sono ispirate al proprio vissuto, evocano i valori profondi sui quali è imperniata la sua filosofia di vita e mettono in risalto i sentimenti ai quali dà più importanza. È, però, l’amore a dominare su tutti gli altri sentimenti e a irradiarli di positività, come traspare sia dalle tante dediche ai familiari, alle donne che ha amato, agli amici, ai luoghi a lui cari – Venezia e la natale Chioggia –, sia dal suo intenso canto che spesso si trasforma in preghiera carica di forte spiritualità.

I propri ricordi, intrisi di nostalgia e malinconia, invece si propagano tra le pagine della raccolta rievocando immagini del passato. A volte gli richiamano alla mente «L’incanto | di quelle stagioni | bruciate dal sole» (p. 36) e i momenti di gioia vissuti con l’entusiasmo della gioventù illuminando il suo presente, altre gli riportano a galla eventi dolorosi e un’ombra oscura il suo cuore, come succede nel breve poemetto Frammenti onirici in cui ne rammenta alcuni davvero tragici successi durante la Seconda guerra mondiale: «Fuori | l’aria fischiava bengala | curvi nei fossi contavamo i colpi | poi scalzi al via con le zoccole in mano».

Non solo le sue parole descrivono i luoghi di origine, ma anche le immagini delle foto riprodotte nel libro, che si alternano ai testi, li raccontano infatti com’erano qualche decennio fa nella loro quotidianità e attraverso gli scenari naturali e i simboli che li caratterizzavano e ancora oggi li caratterizzano.

Nella poesia di Santinato trova spazio pure la propria visione dell’esistenza, unitamente alla consapevolezza della sua fugacità. Il senso dello scorrere del tempo, velato di simboli, è infatti vivo nei versi eleganti e armoniosi di Tentazioni simboliche, spesso resi ancora più melodiosi dalla presenza di rime. La percezione del veloce consumarsi delle stagioni della vita spinge l’autore a prendere atto dell’avvicinarsi inesorabile del momento di abbandonarla, ma questa constatazione non lo turba, in quanto guarda alla morte con serenità. Per lui, infatti, la morte rappresenta soltanto un passaggio dalla vita terrena a quella ultraterrena.

La sua spiccata sensibilità gli permette di notare anche i tanti mali che affliggono il mondo. E non riesce a non usare parole di dura condanna contro coloro che li mettono in atto o li promuovono aizzando i «fratelli contro fratelli | nel santo nome di un Padre comune» (p. 38).

Con un appello accorato si rivolge a Dio, chiedendogli di mitigare le sofferenze che ogni essere umano deve sopportare durante il proprio cammino, di allontanare dagli animi «le ceneri d’ogni furore» e di riempire «d’amore il lampo della vita» (p. 69).

Recensione
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