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Vorrei…

L’ultima opera data alle stampe dal prolifico autore triestino Giovanni Tavčar è la raccolta di poesie intitolata Vorrei... Pubblicata nel 2019, anno in cui è stato celebrato il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci, si apre ricordando le opere e le tappe fondamentali della vita del grande genio del Rinascimento italiano. Corredata da immagini e da commenti critici di Luigi Ruggeri alla maggior parte delle composizioni che la compongono, essa risulta interessante e ricca di contenuti.

Nelle poesie, infatti, Tavčar parla della vita, delle sue “imperfezioni”, della sua labilità e delle sue tante “incertezze”, sostenendo che è ricca non solo «di imprevedibili sorprese, / di affanni / di incomprensioni, / di logorii, di laceranti dubbi» (p. 17), ma anche di cose e momenti meravigliosi. È anche convinto che valga la pena esistere nonostante tutti i problemi che potremo incontrare sul nostro cammino, perché «vivere / è una sensazione euforica / e entusiasmante».

È consapevole inoltre che i suoi (e i nostri) tanti quesiti sul significato di essere uomini sono destinati a non avere risposte certe e che i nostri tentativi di scoprire “la piena verità” delle cose sono destinati a fallire, afferma, infatti, che «non saremo mai in grado / di possederla nella sua interezza. // Non almeno in questa vita» (p. 31).

L’esistenza per il poeta è costellata da promesse non mantenute, fatte da persone che spesso spariscono nel nulla. Nonostante questo però essa continua ad andare avanti e noi ci ritroviamo a girare insieme alla vita «con mani tremanti e vuote» (p. 20), in un momento storico che «vive tra nebbie morali, / tra assenze di direzioni / e di plausibili traguardi, / con in mano bussole / obsolete e impazzite, / tra fari miseramente spenti, / incapace di vedere / e di capire i misteri della vita, / nel mentre sperpera anche / l’ultimo spicciolo d’amore» (p. 37).

Siccome è inevitabile che la morte prima o poi spegnerà la vita di ognuno di noi, l’autore raccomanda di non sprecare inutilmente il nostro tempo e di non farci sorprendere «vitrei e impreparati» (p. 34) nel momento in cui dovremo affrontare il nostro ultimo viaggio per ritornare parte dell’Universo, per espanderci finalmente «in tutte le cose / e accogliere tutto nel centro / della coscienza, / nel nucleo dell’attimo / eterno» (p. 32).

Leggendo i versi di Giovanni Tavčar si può notare quanto ami la parola poetica, considerata da lui alla stregua di un vero “miracolo”. È per mezzo di essa infatti che comunica ciò che “vorrebbe”, unitamente alle proprie emozioni e riflessioni, ai propri sentimenti e alla propria percezione della realtà. Il suo stile risulta essere comunicativo e pacato, mentre i suoi versi sono brevi e densi di contenuti.

Recensione
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