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Di quell'amor...

Storia d'un amore vissuta da lui e da lei. E finzione

Gli innamorati? Sisifo. In 47 liriche Antonietta Benagiano, eterna prof., consegna ai suoi lettori la storia di un amore vissuta da lui questa storia, e da lei. E dal ricordo.

Il poemetto si avvale della prefazione di Roberto Pasanisi e del lusinghiero paragone di Giorgio Bárberi Squarotti "Nuovo Cantico dei cantici moderno e prezioso". E di una breve panoramica sull'amore filosofico e chimico e romantico dell'ex docente. I versi, a volte di una sola parola, s'incidono nel lettore e ne richiedono la rilettura, come folgorazioni che, però, è possibile rivedere rileggendoli.

La poetessa ha tolto dalla polvere la corrispondenza d'amorosi versi fra Sada (Supremo bene, in sanscrito) con il suo Amir, rivelando l'innamoramento maschile e quello femminile: lui vuole starle a fianco, lei vuole essere mare che s’indora d’infinito, il possesso e l’introiezione.

E però l’uno e l’altra celebrano la luminosità del loro amore. “Sul tuo volto luce resterà – Di luce risplende l’anima mia librata con te – Nella tua anima voglio viaggiare il viaggio più bello – Primavera noi siamo d’amore innamorati”. Esaltano il più bel segno d’amore: la reciproca contemplazione “ (…) Sguardi estatici (…) il mio silenzio già parola d’amore –L’occhio è parola nel silenzio, ma la tua voce dammi”.

E il più bel canto d’amore e all’amore infine, di raffinatissima pudicizia che, però, lascia trasparire un eros tanto carnale quanto sublime, è di Sada: “Acqua sono (…) sciolta d’affannoso logos (…) ridente acqua vergine d’ogni morbo”. Acqua, dunque, che su tutto il corpo scorre e tutto lo occupa e lo lava e lo guarisce.

La vita, però, non s’immedesima con gli innamorati e Sada non sa dove Amir sia andato “ad arare il suo giorno”. E quell’acqua vergine d’ogni morbo diventa “pioggia arida”. E “superbo” diventa il dolore della separazione, tanto superbo, immenso, quanto l’amore è stato intenso, che, però, alla fine si disperde nella contemplazione d’un gatto, come racconta la struggente lirica “Afa”: l’incontro con il tramontato Amir, entrambi sfiniti dall’afa e Sada volge lo sguardo a un provvidenziale gatto “bigio e sfatto”, come il loro antico amore, che “si ferma all’angolo” e forse “rincorre miagolii lontani”. Inevitabile la chiusa: il tuo segno è lontano e di giorno in giorno più fioco. E gli innamorati che cosa sono se non immortali Sisifo, che trainano il loro sasso “inutile memoria” fino ad un passo dalla vetta, per precipitarlo al fondo, e finire in “mia finzione”.

Lo stile della Benagiano non può inscriversi a nessuna scuola, un derivato del romanticismo, nel quale la parola, anche ripetuta per avere tutto intero il suo significato, diventa bastevole a se stessa, un “baluginio”, come la poetessa dice del suo amore, che rischiara le intime tenebre provocate dal “frastuono” quotidiano.

Leggere poesie d’amore, d’adolescenti sognanti e d’adulti disillusi? Leggere per riconoscersi, per ritrovarsi, per corazzarsi quando, come mormora sconsolata, “l’euthumia (insieme diritto, giustizia, solidarietà, affetto), si disperderà “nel chaos del disamore”.

30 novembre 2012

Recensione
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