Servizi
Contatti

Eventi


L'arte e il dirsi per cessare di essere monadi sofferenti

Corriere del giorno
14 agosto 2013

L’essere è solo avere e “apparirsi”?

Da sempre l’uomo ha sostanziato il suo ego con beni che accumulava in vita e portava con sé perfino nella tomba e con il contemplarsi, nel riflesso di uno stagno, in uno specchio, in una foto, oggi in filmini in cui “s’immortala” in ogni suo momento. Antonietta Benagiano, docente emerita di filosofia nei licei e scrittrice e drammaturga, sostiene che dopo che la sopravvalutazione dell’avere ha rimosso l’essere, oggi “la possibilità di diventare immagine ha fatto nascere una nuova patologia: che sia la propria immagine a dare consistenza all’essere”, quasi un “m’appaio dunque sono”, per mutuare dalla celeberrima sintesi cartesiana.

La prof. massafrese ha tenuto una relazione a Napoli al “X seminario interdisciplinare Cisat di psicologia, psicoterapia e letteratura - L’arteterapia e le psicologie del profondo: un nuovo modello di psicoterapie del profondo”, sul tema “Dialogo da monologhi”, spaziando alla ricerca dell’io negli sterminati campi della filosofia e della psicologia.

La tesi della Benagiano è che meno sono gli affetti per avidità ed egolatria, più sono le nevrosi, cioè lo smarrimento di sé, il doloroso isolamento: si è monadi (universi chiusi in se stessi) sofferenti. Questo decadimento esistenziale, quasi genetico, fu intravisto da Nietzsche, con la morte di Dio, dice Benagiano, che Heidegger spiegò essere, la morte di Dio, perdita di idee e ideali, d’un uomo che, rimasto “senza soli”, luce e nutrimento della vita, precipita nel nulla e nel vuoto, da cui l’angoscia di ricercare un senso per la propria esistenza. Da cui ancora la ricerca ossessiva dell’immagine come denotato d’esistenza che Ronald David Laing vede come “rinuncia all’estasi”, “costruzione di un falso io”, con il malessere che diventa collettivo, con lo sfociare in “un’anima ammalata”. Il sé, continua Benagiano, così affamato, prigioniero della civiltà, diventa inumano: precipita in un’angoscia irredimibile, che, però, prima, alleviavano mito e metafisica, poesia e trascendenza. E dunque, la tecnologia non è riuscita a trarre l’uomo dalle sue radici, anzi ha banalizzato e degradato il linguaggio, facendone un clic o un gesto da catena di montaggio, togliendogli ogni complessità.

E che altro significa la società liquida di Baumann?, si domanda Benagiano? Già Bentham e Foucault avevano intravisto il venir meno delle istituzioni come fabbriche del’ordine e delle certezze, la società liquida, perciò, altro non è che la riproposizione, in un contesto assai più vasto dell’eracliteo “non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”: la scorrevolezza della società, genera incertezze e queste paura. Un uomo preda di incertezze e paure , perde la propria sovranità e si lascia andare al consumismo, l’aver scorrevole e poi al conformismo, assassinio dell’io

Come se ne esce?, si chiede Benagiano. Basta, come voleva Husserl, a fare del pensiero una scienza rigorosa? No, obietta Wittgenstein, perché le risposta alle domande scientifiche lasciano intatti i problemi vitali. E dunque, spetta alla filosofia “sbrogliare i nodi del pensiero” portandovi ordine e chiarezza. E lo psichiatra Meyer aggiunge che l’errore più grave è stato quello di aver studiato l’uomo nel suo insieme, come somma di parti, riunificando mente e anima, ragione ed emozione.

Non resta che il “dirsi”, osserva Benagiano: comunicare, dapprima con se stessi, avviarsi alla conoscenza di sé, base dell’equilibrio fra soggettività e oggettività, fra il sé e il resto del mondo, equilibrio, nel quale, sottolinea la filosofa massafrese con Jean Rousset, ha un grande ruolo il sogno, cui solo l’arte può dare forma.

Il concetto del “dirsi” e del “sogno rappresentato dall’arte”, da Omero in su, viene poi approfondito da Charles Mauron, secondo il quale la “psicocritica è fonte di un io creatore distinto dall’io sociale ed è proprio tale io che, conosciutosi nella sua funzione individuale e collettiva, può liberarsi dal falso io dell’avere e dell’apparirsi.

Materiale
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza