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Effetto giorno

Poesia, politica, impegno sociale

Un’intellettuale a trecentosessanta gradi, che non si sa se abbia più nel cuore la poesia, la politica o il sociale. O meglio, Maria Lenti sembra avere nel cuore, identica la profondità, l’una e l’altra e l’altra ancora delle tre amate e intense sue attività. Questa è l’idea che si ricava anche dal suo ultimo libro, Effetto Giorno Effetto. Scritti diversi 1993-2012, una raccolta di testi scritti o interventi letti per occasioni diverse.

Impegno e scelta, metodo e razionalità. E sentimento, stupore, attesa. Un universo (non uso questo termine a caso) personale di certezze culturali, etiche, sociali e politiche. Ma anche uno spazio, riconosciuto, di non certezze. Allora quelle certezze “civili” ne sono minate? No, non minate, forse, al contrario, addirittura rafforzate dalle diverse e sempre nuove emozioni, verità inafferrabili che scaturiscono da quello spazio più in là nel quale si insedia la poesia.

Si tratta di un’integrazione, di una conferma: la poesia entra da quelle «fessure che essa stessa come una ventata allarga facendone delle finestre spalancate» e porta con sé un nucleo di verità sempre provvisoria, insufficiente, verità che integra e penetra l’impegno intellettuale, sociale e politico di chi la riceve, la segue e la pratica. Realizzando in tal modo una sintesi, anzi una sinergia armonica tra intuito poetico e spinta morale, così che come sodali e sorelle poesia ed etica insieme, in una civile comunanza, in una sotterranea idealità condivisa, rimuovono la notte, anche quella più nera, perché « eterna non è» (Brecht).

Spunti e temi ricorrono nelle riflessioni della scrittrice: la scuola e la difficoltà di renderla adeguata alle continue trasformazioni sociali, («la società, piaccia o no, va così in fretta…che nessuna scuola può starle avanti o al passo»), la musica, emarginata, lo studio e l’applicazione che richiede, l’integrazione sociale, la donna (il femminile e il femminismo), la politica e la sua ambivalenza (il guscio, il nucleo), l’arte in genere e quella poetica in particolare, il cinema, la cultura, «non quella generica che tutto ingloba e annulla, ma una cultura con documento di identità definito», le attività per promuoverla.

E poi l’integrazione del diverso, vista come preziosa conoscenza di sé e dell’altro, come occasione di arricchimento reciproco. E la guerra, i cui motivi veri sono sempre, dalla propaganda politica e dai media di supporto, taciuti e mistificati. E l’attività in Parlamento, luogo in cui Maria Lenti ha rappresentato i suoi elettori con azione propositiva costante - ovviamente orientata secondo le sue convinzioni politiche - nonostante la constatazione, pur amara ma non sfiduciata (Testimonianza dal Parlamento), della difficoltà di tradurre in azione politica, ossia in provvedimenti legislativi «l’amore e la cura del bene comune» (Simone Weil). Ciò in misura tale da suscitarle timore o sensazione di inadeguatezza a dispetto di onestà e coscienza nel lavoro politico.

Insomma una instancabile esortazione, a tutti i livelli della società, a vivere e agire con una forte tensione morale, un appassionato appello a vedere le cose in modo diverso, certo conforme alla sua idea di società eppure condivisibile nella sua domanda di onestà e sobrietà, nel suo amore del diritto e dei diritti. Il rischio di cadere nell’ ingenuità «degli occhialini rosa» o nell’astrattezza non è ignorato e viene evitato nel nome di chi fa dono di se stesso per riceverne in cambio la coscienza di sé.

Dunque un inseguimento di molti obiettivi, ma praticato con un unico cuore e un’unica mente, saldi entrambi. Al lettore che non dovesse riuscire, per propria solitudine chiusa, a condividerne la spinta interiore e lo sforzo volitivo, non resta che ammirare e invidiare.

E’ proprio questo che accade, credo, di fronte alle opere di Maria Lenti, a chi non possiede, o non si è costruito, quell’universo di certezze cui ho accennato sopra, ma condivide invece solo quello delle non certezze, per cui le infiltrazioni di poesia, o anche le piene conclamate di poesia, non portano e non depositano, quando si ritirano, uno strato di humus fertile di virtù civili, sociali e intellettuali, lasciando invece l’amaro di un senso di inutilità, quasi di un senso di colpa pesante e duro da sopportare.

Ecco dunque l’ammirazione per una dinamica che, scritto dopo scritto, chiarisce al lettore (stavo per dire ascoltatore, dato che sembra spesso, durante la lettura, di udire la voce stessa dell’autrice) che cosa sia che «dal buio emoziona la chiarezza».

Non solo in senso etico, ma anche in senso letterario. Non dimentico infatti che questo libro è pur sempre opera di una scrittrice dalla fama consolidata e dal timbro personale inconfondibile: aspetto che si ritrova in Effetto giorno, in una scrittura asciutta, densa, tutta tesa allo scopo, senza mai un cedimento al narcisismo, e una sintassi tanto essenziale che definirei “di massima efficienza” (si veda la frequenza di neologismi composti), ma supportata da un fraseggio sempre ricercato, tanto che, in qualche (rara) occasione, mi pare sfori verso eccessi di eleganza, che rischiano di rendere troppo ellittici certi procedimenti mentali.

In definitiva mi pare di poter riassumere il significato di questa raccolta di scritti come una sintesi del pensiero e dell’azione di Maria Lenti nella società e nella politica che della società cerca di occuparsi per contribuire alla sua elevazione materiale ma non solo, perché basa il proprio agire sopra una consolidata coscienza delle responsabilità personali, sopra una ferma consapevolezza e preparazione culturale, sopra il no a qualsiasi tipo di violenza e sopraffazione, contro «il vuoto dell’immagine per se stessa e il vuoto dell’urlo insignificante», a vantaggio invece di un’attenzione diversa ad ogni risvolto problematico della società, per un’integrazione/interazione culturale e morale che serva disinteressatamente la causa della convivenza civile tra gli individui e tra i popoli.

L’autrice, che è ben cosciente di come vanno le cose nel mondo e nell’animo umano che tale mondo genera e non per nulla spende tutte le sue energie per indagarlo, è la prima a sapere, tuttavia, che i proponimenti “virtuosi” invocati sono comunque a rischio di rimanere, come spesso è accaduto, parole, utopia, sogni. Non demorde, però.

Recensione
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