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Quel che resta del tempo

Nella concezione diltheyana della storia, per una migliore comprensione dei fatti sociali, è importante la dimensione psichica. I fatti storici, quindi, sono più comprensibili dall’interno, sulla base dell’esperienza psicologica. È nell’Erlebniz, cioè nella pratica del vivere, che Dilthey basa le scienze dello spirito presupponendo un rapporto d’empatia fra l’esperienza vissuta dal singolo individuo e quella vissuta da suoi simili in epoche passate. Ciò fa capire dall’interno le motivazioni dell’agire storico. […] Venire a conoscenza dei costumi, delle usanze, delle credenze, dei valori nel rispetto dei quali sono cresciute le generazioni precedenti e notare come in pochi anni, dopo la seconda guerra mondiale, in particolare gli stili di vita siano più velocemente cambiati, significa creare nei giovani emozioni e sensazioni proficue che ne migliorano la formazione. […]

Daniela Quieti in uno stile essenziale, ricercato ed efficace, nel libro Quel che resta del tempo pubblicato nel 2013 dalla Ibiskos-Ulivieri, raccoglie suoi scritti apparsi su giornali e riviste letterarie, riguardanti la storia o la cronaca abruzzese. L’autrice inizia con la presentazione dell’antica città di Pescara oggi fiera delle diverse epigrafi che narrano la sua storia e le gesta dei suoi eroi. L’epigrafe incisa sulla porta del Municipio, quella che si affaccia sul Pescara, saluta cos’ il suo fiume: AVE DULCIS VATIS FLUMEN AVE VETUS URBIS NUMEN. L’autrice descrive poi il lungo caseggiato del Bagno Borbonico, il carcere disumano in cui furono rinchiusi martiri e patrioti abruzzesi del Risorgimento. Le “catacombe”, sotto il livello del fiume, furono utilizzate come carcere descritto da Clemente De Caesaris, ivi prigioniero, come “un inferno dantesco” che era “una fogna ove altri non terrebbero un cane”.

Daniela Quieti presenta poi Ettore Carafa che difese la fortezza di Pescara dalle truppe borboniche e passa poi ai personaggi e alle vicende del Novecento. A conclusione del libro, l’autrice non può dimenticare le donne che sono riuscite ad affermarsi in tutti i campi, e menziona anche “la nostra Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, sensibile, raffinata poetessa amica del cuore di Michelangelo”. La nobildonna è ricordata a Pescara, anche in un’epigrafe su una spalletta del Ponte del Risorgimento “… POETESSA DELLA TITANICA MICHELANGIOLESCA AMICIZIA… PESCARA SUL PATRIMONIO DELLA SUA VETUSTA ISTORIA RISORGENTE E FIORENTE”. L’autrice continua la sua rassegna delle grandi donne del passato e del presente. Tutte hanno contribuito alla faticosa emancipazione che oggi le porta ad attingere anche il livello istituzionale e ad avvicinarsi, finalmente, alla meritata parità di genere.

Recensione
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