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Le gocce di Lilia

Le gocce scivolano sulla vetrata. Vanno a disperdersi lungo il davanzale, si mescolano ad altre gocce, alla terra, all'aria. Sono parte viva dell'universo. Le gocce scivolano, ma lasciano una scia, che il sole ed il vento possono asciugare, ma non cancellare. Rimane sempre la scia, in “controluce”.

Così è stato per il libro Come goccia di vetrata di Lilia Slomp Ferrari, poetessa squisita ed amica da sempre. Ma l'amicizia, benché preziosa, non condiziona il giudizio. Quello va al di là dell'affetto, perché ciò che lei desidera è una valutazione schietta e sincera, come schietta e sincera è la sua poesia, sia nella morbidezza del verso quando canta l'amore, la gioia e la tenerezza, sia nella lama tagliente della denuncia, quando lei “deve” urlare la sua rabbia, il dolore, l'impotenza.

Il suo ultimo libro è un viaggio, dentro e fuori se stessa, non esclusivamente autobiografico, anzi. E' collocato in una dimensione umana dove ci si può ritrovare, scoprendo nuovi aspetti ed immagini di una vita che la poesia (quella più alta) riesce ad arricchire di contenuti.

Il libro parte forte di una recensione, quella di Paolo Ruffilli, matura e ponderata, priva di quegli “ismi” che devono essere prerogativa del lettore. Mi trova d'accordo sul fatto che la poesia di Lilia sia un costante “interrogativo aperto”: aperto ai ricordi, al perché della vita, alle ragioni di una scelta rispetto ad un'altra, al senso misterioso della morte.

Le poesie di Lilia sanno raccontare in modo splendido la sua esistenza, fatta anche di nostalgia per una “viola, la pagina bianca del diario...”, ma appare nitida pure l'immagine familiare dei Casoni in un “sogno malandrino”. E figure care che si rincorrono : da quella del padre: “nessuno potrà ridarmi la tua corteccia ombrosa...”, tracciato con grande sensibilità ed affetto in una poesia che mi ha colpito : “come guerriero sconfitto”, a quella della nonna “che intrecciava i giunchi”, all'immagine del fratello: “e c'è una casa degli angeli...”

Ma la vita di Lilia, va oltre, si allarga nello spazio doloroso della “possibile morte”; una parte finale che mi ha profondamente colpito, non solo per la forza con la quale tratta un tema così particolare, ma per l'intensità del verso che “canta la vita attraverso la morte” e sa diventare pregnante di analisi e riflessioni: “Era là”, “Gelo”, “Endecasillabo” ed altre ancora.

Poesie splendide, mature, che entrano dentro e fanno bene, anche se a volte sferzano e percuotono. Ma è giusto che sia così.

Ricordo una mia poesia dedicata al tempo: “sgrifa pitòst che nar senza tocarme...” Ebbene, la poesia di Lilia graffia, ma rigenera perché è sincera e non bara. Sa dire le cose, ma con la giusta espressione di partecipazione e coinvolgimento.

Poesia, la sua, simile a goccia che scivola sulla vetrata del cuore e della mente, lasciando un segno indelebile.
Recensione
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