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La stanza alta dell'attesa tra mito e storia

Pistoia, 7 luglio 2021

Gentilissima signora Maria Luisa,

le sue prose-poesie / prose poetiche, piene di slancio e di sentimento mi hanno incantato.

Ho cercato di spiegarmi il perché dell’emozione che ho provato leggendo e mi è venuto in mente quanto segue:

siamo forse coetanee, con famiglie con (penso) stesse tradizioni, piuttosto numerose, con nonne, zie, cugine e contorno che mi sembravano della mia stessa “razza”, con padri colpiti (e non poco) da “eventi”, da eventi più grandi di loro, e pieni di rimpianti, tristezza e frustrazioni (mio padre era un fascista dei primi tempi), con case enormi, piene di stanze alte, ampie, zeppe di mobili e ognuna con la sua funzione, una mamma dolcissima, bella ed elegante (con il minimo possibile), sorelle amorose e del fratello nemmeno parlarne perché adorato da tutte le donne di casa.

Inoltre c’era la casa in montagna, con le anziane zie, i contadini, galline, pecore, mucche e quant’altro, col fuoco sempre acceso e il “mangiare” che dominava. I vestiti fatti in casa, le feste rispettate e le passeggiate domenicali.

Insomma, con le sue alchimie poetiche “questa signora” mi ha fatto piangere, ridere, rivivere la mia vita lontana, in ambienti ormai lontani per accadimenti vari. Rimane Pistoia… che è diventata Padova e… Padova… trasformata in Pistoia!...

Ed in questa specie di sublimazione mi sono sentita un po’ Lei, e ripensando ai viaggi che ho fatto a Padova ho pianto perché le pietre di Pistoia, in questi giorni in cui “La” leggevo, mi sembravano le pietre di Padova. E poi gli zuccheri filati, i balconi, le stanze, oh, le stanze… tante… ed ho ripensato a Virginia Wolf che da giovane aveva sempre desiderato una stanza tutta sua.

Nelle nostre case abbondavano le stanze e tutte avevano una funzione imprescindibile (il salotto “buono”, con il pianoforte a coda della nonna era quasi sempre chiuso e silenzioso e, nella penombra, verde, per le persiane che filtravano luce attraverso le stanze).

In una giornata non so quante volte salivo correndo le scale ma le fermate poi erano sempre nel salotto da pranzo o nella stanza “da lavoro” della mamma.

Se continuo così scrivo un libro anch’io!

E sarebbe tutta colpa sua, carissima signora!

La ringrazio per essere riuscita con la sua poesia a scatenare i miei pensieri, molto meno efficaci e toccanti ma sgorgati da un animo riconoscente.

Saluti ultracarissimi e alla prossima lettura.

Grazie! Giovanna Dami, amica di Maria

Recensione
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