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Un prezioso amico e collaboratore

Così ti ricordo, Rossano

Rossano Onano ci ha lasciati: si è spento a Reggio Emilia il 14 aprile

L’amico che muore è sempre quello migliore, scrive Rossano Onano per la scomparsa di Veniero Scarselli, ma è un topos, umano e letterario, cui non voglio cedere... Io invece voglio lasciarmi andare e parlare a cuore aperto di questa figura eclettica: impegnato psichiatra, appassionato poeta e saggista, presenza attiva in molte riviste, Vernice, Pomezia e La Nuova Tribuna Letteraria. E voglio esaltare la sua poliedrica mente creativa che passava con nativa spontaneità da un verso moderno, arguto, pregnante psicologicamente, dal linguaggio scattante, ironico, alle sue opere di studio, critiche e filosofiche, rivelando sempre una sincera ricerca della verità. L’esordio in poesia risale a Gli umani accampamenti, 1985, al quale seguono L’incombenza individuale, 1987; Dolci velenosissime spezie, 1989; Inventario del motociclista in partenza per la Parigi-Dakar, 1990; Rosmunda, Elmichi, altri personaggi di Evo Medio, 1991; Viaggio a Terranova con neri cani d’acqua, 1992; Le ancora chiuse figlie marinaie, 1994; La trasmigrazione atlantica degli schiavi, 1995; Il senso romanico della misura, 1996; Preghiera a Manitou di Cane Pazzo, 2001; Appunti ragionati di prossemica, 2002; Ammuina, 2009; Scaramazzo, 2012; Il cantare delle mie castella, 2017. Nel 1998 ha pubblicato la raccolta di saggi critici intitolata Il pesce di Ishikawa, seguita nel 2006 da L’ultimo respiro di Cesare. Nel 2010 pubblica in coppia con Veniero Scarselli Diafonie poetiche a contrasto. Nel 2017 dà alle stampe, come vincitore assoluto nella sezione saggistica del Premio I Murazzi 2016, il libro Testimonio eternamente errante. La simbologia biblica nel primo e nell’ultimo Veniero Scarselli.

Ma è della sua ultima opera che piace parlare, perché in essa Rossano Onano coniuga cultura ed umanità, due categorie non sempre riscontrabili in menti elevate ed eccelse chiuse, spesso, nella loro turris eburnea e incapaci di manifestare la loro interiorità.

Questo saggio, invece, rivela il patrimonio intimo che sapeva comunicare agli altri: una cultura a tutto tondo, evidente in questo caso nell’esame dell’opera di Scarselli nei suoi riscontri poetici, filosofici, teologici, ma anche la sua amicizia per Veniero, a cui era legato da una lunga frequentazione sin dal 1980. Dice Sandro Gros-Pietro nella sua prefazione: «... In queste lucide pagine di analisi vergate da Rossano sull’uomo Scarselli, e sugli intenti psicologici che sommuovono la sua opera, emerge sempre chiaro il rapporto di affetto tra i due scrittori, non disgiunto da occasioni di polemica poetica e intellettuale. Si è trattato di una amicizia che ha funzionato non solo a livello personale, ma le cui occasioni di riflessione e di indagine culturale sono sempre state, e ancora più si apprestano a esserlo in futuro, contributi preziosi allo sviluppo della cultura poetica italiana».

A proposito di questa collaborazione culturale-amicale rimane anche una bellissima diatriba, Diafonie poetiche a contrasto, tra due menti capaci nell’intelligenza e nell’ironia di “divertirsi culturalmente”, di intrecciare una sorta di tenzone culturale. Ma quello che mi ha più colpito, come detto nel mio Commiato a Gemma sulla pagine de La Nuova Tribuna Letteraria, sono le lettere di Rossano a Gemma (moglie di Veniero, scomparsa l’anno scorso) e le relative risposte. Ogni parola riverbera l’attenzione per l’altro, per Veniero che sta uscendo dalla vita, per la moglie che ne è custode premurosa: lettere di profonda amicizia, di rispetto, di pudore, che consacrano il sentire di quest’uomo eccezionale che sa confortare, attraverso Gemma, l’amico morente riaffermando, ancora una volta, che la sua vita era stata in fondo una continua ricerca del Padre. Non parole quindi di circostanza, ma pienezza di un’anima che sa condurre l’altra a una serena dipartita dalla vita, riferendo anche personalissime e privatissime notizie sulla morte del proprio genitore e creando così un senso di condivisione del dolore, comune denominatore della vita degli uomini.

Ecco il Rossano Onano che ho conosciuto ad Arcidosso, nel 2009, al premio L’Aquilaia Salaiola: un uomo riservatissimo ma sempre attento agli altri, che quando ti conosce e ti dona la sua amicizia rimane amico per sempre. Infatti, dopo il regalo da parte di mio marito del suo saggio Sebastiano Schiavon lo strapazzasiori, si è creato tra noi un legame profondo, concretizzatosi subito in una vivace corrispondenza: legame che, anche se ora lui non è più sulla terra, perdura come un privilegio. Inoltre, in quell’occasione, ha rivelato quel suo interesse-amore per la storia che è un’altra forma di ricerca di verità. L’amicizia ha avuto il suo inizio in una bellissima dimensione naturalistica, disegnata da verdi colline, da prati fioriti, sfiorata da un vento fine, in un paesaggio dominato dal monte Amiata. Inseriti in questo contesto la celebrazione del premio L’Aquilaia, nella chiesetta sconsacrata, il rinfresco poi all’aperto come una scampagnata poetica e tanti momenti di intimità vissuti nel piccolo albergo di Arcidosso, in cui si era tutti insieme. Lì tante anime belle si sono incontrate, promettendosi spontaneamente amicizia: Gianni Rescigno e Lucia, Rossano, noi, Sandro Angelucci e la moglie, e altri.

Bella era pure la giuria composta da Roberta Fabbri, don Roberto Bianchini, Rossano, Gianni, Maura Baldi, Mario Franceschelli e sempre l’autorevole presenza di Antonio Bonchino: una dimensione culturale fantastica, vissuta appunto in un clima amicale al di sopra delle meschine invidie e gelosie, protratto nel tempo con tutti i presenti.

Ho ricordato precedentemente lo scambio di lettere con Rossano, perché lui così moderno nella sua poesia tanto da spiazzarti, così eclettico da suscitare una certa soggezione, era anche un uomo dalle antiche tenerezze che dedicava del suo tempo all’altro in epistole scritte a mano, in bigliettini pasquali e natalizi addirittura costruiti da lui, come ricerca del mondo infante perduto.

Una sosta interiore per colloquiare con l’altro proprio con la parola scritta: segno più evidente di rispetto e affetto, delicatezza del suo animo. Usava il computer solo per trasmetterci le sue testimonianze-recensioni sui libri, inviatigli in dono, come I luoghi di Sebastiano, 100 anni di storia italiana, La grande storia in minute lettere, sua ultima partecipata testimonianza apparsa su La Nuova Tribuna Letteraria, e in primis il già ricordato Sebastiano Schiavon, lo strapazzasiori, personaggio caro al suo cuore. Una persona semplice, umile, riservata come è solo delle grandi anime, capace sempre di stupirti, pure di ringraziarti e che non sapeva mai dirti di no. A questo proposito è da citare la sua recensione, espressa in forma raffinata ed elegante, al lavoro di Mario Richter sulla mia poesia - un saggio apparso sul Croco, collana della rivista Pomezia-Notizie - impegno che all’inizio l’aveva un po’ “impressionato”, ma poi risolto con creativa intuizione: Una Ziqqurat in corso d’opera. È normale che io parli di lui riferendomi ai nostri rapporti personali: è solo conferma di un’abituale comportamento esistenziale, come rimane indimenticabile la testimonianza di amicizia a Veniero e a sua moglie, riaffermata nel suo intervento misurato e sobrio, di autentica umanità, per la dipartita di Gemma Scarselli, sulle pagine di questa rivista. Con Gemma parlavamo sempre di Rossano: abbiamo cominciato a ricordarlo fra le nuvole di Erice ed è stato il filo conduttore dei nostri colloqui come esempio raro di devozione, di umana premura per l’altro.

Così, Rossano, ti ricordo nel grande vuoto che lasci in tutti noi, perché ci viene a mancare un punto cardinale nella cultura e nei rapporti amicali. Ma ci consola la voce dell’infanzia che sola conosce la verità delle cose: le tue nipotine con cui amavi tanto giocare, così mi dicevi al telefono. La maggiore, di quattro anni, ti cerca e si/ci consola affermando: ma tu nonno ora sei in cielo.

Così noi ti pensiamo con Veniero, che finalmente ha incontrato Dio, ma che ancora con te ama cimentarsi in tenzoni celesti, con Gemma che tenera, materna vi guarda e sorride nella pace ritrovata, nell’eternità dell’Altrove dei poeti.

Canto d'anime a Salaiola
(Salaiola, 2009, Premio L’Aquilaia)

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