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Il mare invisibile

Maria Rizzi stupisce sempre perché in qualsiasi genere letterario si misuri, non rinuncia a nulla di se stessa, anzi vi partecipa copiosamente con tutto il proprio io. Così con questo suo Il mare invisibile, romanzo poliziesco, giallo imperniato interamente sull’indagine svolta, ma anche romanzo sociale, storico.

Il titolo stesso ci offre due chiavi di lettura. La prima come mare dell’indifferenza, del perbenismo di una società che non ascolta le voci degli ultimi, anzi malata di inquietanti nostalgie, colma il vuoto interiore con perversi disegni. La seconda come mare del silenzio soffocato di chi , attraverso il pelago, cerca approdi di vita in luoghi in cui il silenzio diviene sopportazione di soprusi disumani non denunciati per paura. Comune denominatore alle due interpretazioni sono la sofferenza e la morte, sfondo dell’intera vicenda, lenita però dai palpiti lirici dell’autrice.

La Rizzi infatti non abdica alla sua vocazione e conforta il procedere del romanzo creandovi un’atmosfera unica, irrepetibile con queste inattese vibrazioni di poetica umanità. Ciò crea stupore perché sembra contrastare con il metodo scientifico asettico con cui costruisce l’indagine con forte determinazione nella presentazione dei personaggi, dall’ispettore al commissario a tutti i vari protagonisti, tutti esaminati con attenzione, rispetto nella descrizione fisica, psicologica perfino nel loro costume abituale di vita nel contesto abitativo e paesaggistico.

E qui ecco la Nostra: si lascia andare, come accennato, alla sua sensibilità che si fa parola poetica capace di rendere morbida con tocchi di colore la situazione sorprendente nella sua ambiguità ove l’uomo si rivela cannibale. Questo procedere così minuzioso, particolareggiato sembra rallentare il ritmo dell’azione, della narrazione, in realtà dilata quel senso di suspence tipico di un romanzo poliziesco, operazione realizzata anche dal suo periodare breve, incalzante allentato in pause di inatteso respiro.

Vi contribuisce anche il linguaggio che muta, varia nei monologhi nei dialoghi psicologici: è il suo vissuto interiore, la sua reazione fisica, psicologica al bene, al male che diviene espressione cruda, realistica, quando l’azione va oltre l’umana misura, scientifica, tecnica nell’indagine poliziesca, affettuosa, delicata nell’ attenzione alla sofferenza.

La Rizzi cambia tono, registro con estrema naturalezza, indice della sua partecipazione con cuore e mente alla vicenda da lei creata-ricreata evocata dalla terribile verità dei nostri tempi. Non è lecito qui anticipare nulla per non togliere quel quid di curiosità input ad una buona lettura. Il romanzo acquista così una sua inconfondibile identità grazie proprio all’autrice coerente con se stessa anche nell’uso di questo genere di scrittura, espressione di libertà che più manifesta la sua grande umanità permeata di amore per gli ultimi, devozione per la natura ovunque presente.

Rivisitando alla fine il titolo nelle sue chiavi di lettura, il romanzo appare un atto di accusa contro la società che non vuole vedere la realtà e quindi lottare per migliorarla. Ma la Rizzi, proiettata attraverso i suoi ispettori, commissari e pure una donna ispettrice, verso i valori fondanti dell’umana convivenza, rivaluta la coesione, la sinergia collaborativa dei suoi fidi che, pur con brevi momenti di dissonanza, creano tra loro un ritmo lavorativo unico con aperture risvolti psicologici esaltati nei monologhi, nei dialoghi: intenso e poetico quello che chiude il romanzo.

E questi personaggi fanno veramente barriera per rivelare la complessità diabolica dell’animo umano asservito su più fronti alla malvagità, ma anche per sottolineare la dignitosa sofferta situazione di chi vive il vero silenzio, per denunciare la verità celata nel modus vivendi di chi non vuole ancor riconoscere nell’altro una Persona da rispettare. Sempre.

Rosapineta, 31.07.20

Maria Rizzi
2 agosto 2020

 Ringraziamento alla recensione di Maria Luisa Daniele Toffanin

Carissima Maria Luisa, Sei così generosa che hai fatto mettere come introduzione alla recensione del libro il 'cappelletto' alla tua magnifica lirica. Riguardo a quelle che definisci umilmente 'note' sono l'ennesima, esegesi del mio "Mare Invisibile", una lettura vibrante. attenta, ricca di nuove sfaccettature. Sei nella Storia, la prendi tutta e la interpreti con l'amore che ti connota e ti rende Donna e Artista speciale!

Questo pacco -dono rappresenta davvero una bellissima vacanza....

Ti voglio un bene dell'anima e ti sono grata di tutto, così come sono grata al nostro Condottiero della sua generosità nell'ospitarmi su quest'Isola di luce. Vi stringo entrambi forte forte!

Recensione
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